TRATTATO BREVE SULLA MONETA

June 16, 2019

IN   MEMORIA   DEL   PROFESSORE   GIACINTO   AURITI

Giacinto Auriti

La moneta ē la merce o il simbolo convenzionale accettati come riferimento di valore nello scambio di beni e servizi. Essa ē la chiave di volta di qualsiasi sistema economico che non sia di semplice sopravvivenza, che ne ha sempre un fabbisogno ottimale, ovvero la quantitā di moneta di cui un determinato sistema economico ha bisogno ē determinata esclusivamente dalle esigenze funzionali empiriche del sistema stesso, non potendo quindi essere stabilita a priori. Ne conseguono due corollari:

  •  l’affermazione che un sistema economico possa funzionare qualunque sia la moneta presente in esso ē una solenne sciocchezza;
  • non importa la quantitā di moneta emessa e presente nel sistema, il sistema funziona solo se essa circola.

La merce-moneta ē un bene prodotto tramite un processo economico, cosa che la rende riferimento di valore universale, non limitato da confini e territorio, e che puō comandare lecitamente un prezzo (interesse) per la sua cessione temporanea (prestito), essendo cessione, e quindi rinuncia, di un bene acquisito con costo o fatica. In tale primo caso, essa ha qualitā primaria anche di riserva di valore.

Il simbolo convenzionale monetario viene prodotto da un fiat del Sovrano, in quanto egli abbia la forza e l’autoritā sufficiente affinchē tale espressione d’imperio sia accettata pacificamente dalle persone su cui ē esercitata. Tale accettazione ē ciō che induce valore nel simbolo monetario emesso, ed ē necessariamente limitata al territorio su cui quella autoritā ē esercitata. Non essendo un prodotto di processi economici (che intervengono a giustificarla in tal senso solo ex post), emessa quindi senza costo o fatica, essa va distribuita di base in un quantum minimo prestabilito a tutte le persone che ne inducano il valore, aumentabile solo in seguito a prestazioni effettive da parte dei recipienti. Essa non puō dunque comandare interessi, nē funzionare come riserva di valore, se non secondariamente, come strumento capace di acquistare beni o servizi adatti a quello scopo.

Non esistono altri tipi di moneta, poichē essa ē tale solo quando comporta l’estinzione dell’obbligazione scaturente dallo scambio economico particolare, una volta che sia trasferita dall’acquirente al venditore del bene. La moneta-merce svolge il suo compito indipendentemente, il simbolo convenzionale monetario lo fa richiamando l’imperio del Sovrano, operante e reso manifesto nella pacifica accettazione dei sudditi.

La cd. moneta del banchiere non ē tale, e non lo ē mai stata. Essa nasce come finzione predatrice sul sistema economico, eretta in principio sul possesso di una riserva di moneta-merce, ma slegatasi ormai completamente anche da quella foglia di fico.

Il banchiere centrale indipendente, che dipende e risponde solo all’oscuro padrone, si incarna in Inghilterra verso la fine del XVII secolo a seguito delle gesta di Cromwell e delle sue bande di assassini, che operano il primo regicidio, e del suo Parlamento, che ex lege nega la Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia (e quindi l’Incarnazione di Dio e la Sua presenza continua nel mondo), e si consegna formalmente nelle mani del maligno.

Tale figura opera oggi senza alcuna costrizione e senza alcun pudore, ben servito dalle rappresentazioni democratiche che egli stesso ha dapprima creato e poi messo in scena in repliche infinite e varie. Tali rappresentazioni, chiamate anche Stati democratici, gli concedono il potere di creazione del simbolo convenzionale monetario a discrezione assoluta, e di prestarlo poi a coloro che ne sono i proprietari. Avete letto bene. Egli crea ciō che non possiede e lo presta a chi ne ha la proprietā. Non solo, ma attraverso l’assoluto controllo sul circuito bancario egli ne determina anche il flusso, concedendolo solo a chi pare a lui ed indirizzandolo dove meglio crede, o interrompendolo quando vuole. Questo ē il sistema monetario odierno, nascosto in bella vista dagli schiamazzi delle bertucce ammaestrate del banchiere.

Ē chiaro che in un tale sistema la cd. moneta (che ē in realtā debito per il popolo e credito per il banchiere), per il semplice fatto di essere creata, impone una gravosa e permanente ipoteca sul sistema economico, che cresce con il passare del tempo pur diminuendo il tasso di usura al quale viene concessa. Questo avviene poichē tale cd. moneta non puō estinguere alcuna obbligazione scaturente dallo scambio economico, ma puō solo trasferirla all’interno del sistema (la estingue solo su base individuale), e su tali obbligazioni rese eterne il banchiere continua a lucrare interessi (su quello che non ē suo). Il debito non puō estinguere il debito, puō solo aumentarlo. In tale sistema “monetario” il debito non puō essere pagato, ma solo ripudiato o cancellato; una forma meno radicale di eliminazione puō essere configurata con tassi negativi all’emissione e distribuzione a pioggia sulla popolazione.

Il risultato ineluttabile ē che la moneta del diavolo continua ad accumulare ricchezza dal sistema per il banchiere, invece della diffusione della ricchezza (o capitale) nel sistema che la vera moneta consentirebbe. Si arriva cosī alla situazione odierna, dove una decina di fantasmi giuridici (corporazioni finanziarie transnazionali, la cui proprietā rimanda ad un gioco di specchi innestato su un ciclo infinito) controllano direttamente quasi tutte le societā quotate in borsa, ed indirettamente ogni altra impresa attraverso il circuito bancario; dove un centinaio di famiglie allargate possiedono direttamente la metā della ricchezza mondiale, ed indirettamente praticamente ogni altra cosa, comprese le bertucce ammaestrate delle varie rappresentazioni democratiche, accademiche e mediatiche. Ed il diavolo controlla loro.

THE ORTHODOX SEE OF MOSCOW HAS SPOKEN ON COMPULSORY VACCINATION

April 24, 2019

The Patriarchal Commission considers that:

  1. Parents should retain the right to make informed decisions regarding the health of their children, including preventive vaccinations, without being subjected to any pressure. Persecution of parents for the use of this right is unacceptable.
  2. Parents should not be compelled in any way to state the reasons on which their choices are based. The fact of medical intervention or refusal of it should remain a medical secret protected by law.
  3. The right of children to education, including the possibility of studying in educational institutions, should not be limited because their parents refused to carry out preventive vaccinations for them, except in cases where there is the occurrence of mass infectious diseases or the immediate threat of epidemics.
  4. Parents should be able to make their own decisions, independently receiving and evaluating various information, including critical information. Restricting the distribution of critical information affecting vaccine prevention will not lead to increased parental confidence in professionals and the health care system. Such trust will be facilitated only by honest and open provision of parents with complete, verified and reliable information, including information about the risks associated with vaccination or specific vaccinations.

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The whole statement is unexceptionable.

I wish only to put on the table something that is even more unacceptable for Christians (whose bodies are the temples of the Holy Spirit): the inoculation in their body of serum containing fetal cells, apparently from abortions made on purpose, and animal genetic material, AS IT IS THE CASE WITH VACCINES.

Even if parents are favourable to preventive vaccination, they should ask themselves if that is compatible with their faith. My answer is no.

CONFESSION OF FAITH

September 8, 2018

WE   BELIEVE   IN   THE   CHURCH

The apostates of Istambul continue to honor their masonic pledge to sow unceasingly scandals and confusion in the Church of Christ, as they have done since 1920, when Meletios broke the liturgical unity of the Christians forcing the adoption of the Papist calendar, in exchange for 100,000 pounds from the British secret service.

Today the dark forces behind the schismatics in the Ukraine have given 25 millions dollars to Bartholomew. He has acted only after receiving the money to the last cent.

They have now completed the journey from the City of Constantine to Istambul, well guided from Langley, Virginia.

In the name of the Father and the Son and the Holy Spirit, I testify before God and men that I am not in Communion with Bartholomew, a second order employee of the prince of this world, and with whoever agree and support this satanic move, which has the potential to ignite a full conflagration in the Ukraine.

May the Lord reward them all according to their deeds. May He impute to them all the schisms and the lost souls which can come out from what they have just done.

To my hierarchies, in full humility a plea: get out of that damned World Council of churches!

The only good thing of this shameless decision is that now the enemies of Christ inside the Church should have to declare themselves openly, and anathemize themselves.

May this adulterous generation in the Ukraine remember that nobody and nothing, not even the blood of martyrdom, can heal a schism, but repentance and renouncing the errors. The habit is necessary for all things, and sufficient for nothing. The only thing which suffices is the Grace of the Lord they have betrayed, and it’s perfect in weakness.

May they remember that the hour of the Lord comes as a thief in the night.

For the prayers of all the saints who have shone forth in Kiev and its lands, o Lord, have mercy and protect Your people in the Ukraine.

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Per le preghiere e le intercessioni di san Massimo il Confessore e di san Marco di Efeso, Signore, porta alacremente il Tuo giudizio sui tuoi nemici nella Chiesa, confondili e disperdili nell’oscurita’ esterna, che le loro trame e la loro arroganza non insozzino piu’ i Sacri Ordini e le gerarchie della Tua Chiesa; che le loro brame idolatre ed eretiche cessino di fuorviare i Tuoi piccoli, o Signore. Amen. Amen. Amen.

THE LEGENDS OF THE MIND

September 3, 2018

This article begs some reflections and a few modest warnings.

If you do not have a single holy Father in support of what you are claiming, prudence requires that you question attentively yourself in order to exclude that you are simply wandering through the vanities of your mind.

If then the holy Fathers quite conspicuosly have a different say in the matter than your thoughts, well, it’s time to conclude that you are a legend in your own mind.

Orthodoxy works this way.

The devil did sin from the beginning. Thus says the Lord, thus says the divine Theologian. In the beginning God created the heaven and earth, man was not there yet. From the beginning the devil was a murderer and a liar; his words unto Eve were lies since the very start.

The fallen angels cannot repent because they know the Truth, they were face to face with Him; they cannot repent because sin aroused inside themselves, it was and it is not insinuated in them by external lies, as it was and it is with men; they cannot repent because they have not the heavy ballast and burden of the manifold weakness of the flesh. Their sin is obscenely pure, it is blasphemously perfect, a satanic perfection which only the blasphemers against the Holy Spirit are able to imitate among men.

The Holy Wisdom is not a Person. It’s necessary not only to avoid saying it is a Person, but above all to STOP talking about it like a Person. It’s heresy to identify it with the Son. The Logos is generated before all the centuries to express the Wisdom of God through the procession of the Holy Spirit. It is the loving work of God for His creation since the pre- eternal Trinitarian council, carried on in perfect unity by the Father, the Son and the Holy Spirit, and manifested unto us.

We believe in God the Father Almighty. God created man in His image and likeness. Then He took a man’s bone and formed the woman. The feminine is entirely contained in man, it’s not a distinct or autonomous principle. Its ontological basis is in man, as the Son and the Holy Spirit have their cause and unity in the Father. Man lives in two hypostasis, as God lives in Three Persons perfectly united, with no separation nor confusion. In man both the non-hypostatic union of his will, logos and spirit (the image of God) and the hypostatic union of man and woman was shattered with the fall.

Finally, a little gloss about Archimandrite Sophrony. I don’t know if he has the authority of the holy Fathers; God knows His saints, and reveals them in His Church. I know that not a few who consider him a saint suffer from strong delusions, like that Romanian priest who had the effrontery to claim that the Papist are in the Church because they feel it that way. This kind of delusion has regrettably infected also a large part of the work of father Dumitru Staniloae, a work that has yet a great value in many of its other parts.

We must be sober, brethren, we must be vigilant!

One does tire of the various accusations of heresy from across the Ortho-internet, all of them contradictory, each of them basing themselves on an unsupported series of assertions of how “Orthodoxy works.” No, it doesn’t work like that, and that is evident in the fact that one has to exclude a priori certain theologians (Staniloae and Sophrony among them) who are almost universally regarded as reliable witnesses to the mind of the Church, because they don’t support the artificially narrow construction of Orthodoxy being advocated, a construction which is little more than a few decades old.

The idea that it is “heresy” to identify Christ with Divine Wisdom is particularly galling, given that it’s something the Fathers do not infrequently. It’s also a little ironic, given that one more often finds the accusation of heresy being leveled at those who don’t exclusively identify it with the person of the Son. Wisdom is a way of referring to Christ as Logos. Christ is called Logos because the logoi are those energies which are principles of created natures, and the Father always energizes in the Son. If you raise objections I’ll find plenty of direct quotations on Christ as Eternal Wisdom (for which there is a feast day and iconography, FYI), but it should be easy enough to find those on your own given their abundance.

But perhaps one should simply be silent if such nonsense is what emerges when the mouth is opened, nonsense which accuses a whole choir of Fathers of heretical teaching.

A Knowledgeable One

I have not accused you of any heresy, I’ve just reminded you of St. Peter warning.

I have said that to identify the Holy Wisdom of God with Christ is heresy, as much as speaking of it as of a Person. If that’s not your case, then rejoice!

Indeed, it should not be so difficult to understand that if you IDENTIFY the Holy Wisdom with the Son, you RESERVE that Wisdom to the Word, and I am pretty sure that none of the holy Fathers was that stupid. What the Fathers said is that the Son does MANIFEST that Wisdom unto us, as the only relation of God with His creation, through Whom proceeds the Holy Spirit from the Father. There is nothing which has not its cause in the Father, He Who Is, and is not shared by the Son and the Holy Spirit, One God, the Living Triune God of Christianity.

The Father always energizes in the Son, but always through the procession of the Holy Spirit. Never forget that!

The Apostle testifies this in 1 Cor 18, 24. The fool will understand there that Christ IS the power of God, and the wisdom of God. In fact, St. Paul is saying that in Christ and with Christ and through Christ the Holy Spirit proceeds and the wonderful work (the power, and the wisdom) of God are done.

God’s work, the power and wisdom of God, is always shared and carried on by the Father and the Son and the Holy Spirit. Our God is ONE!

It may seem that it’s a nuance, a very subtle objection, and it’s true: it is like that small difference between omousia and omoiusia. A little difference which is able to destroy the Orthodox dogma of the Holy Trinity.

For your information, then, the Church knows only three theologian; none of them have the name Sophrony or Dumitru.

Archimandrite Sophrony has written to us the wonderful life of St. Silouan, and we all are very grateful to him for this.

Father Dumitru Staniloae has written ponderous tomes of doctrine, many valuable, many less so. We are very grateful to him for this. If he had the delusion to consider valid the ordinations of the Papists, I am pretty sure you will be able to find how many holy Fathers have spoken against that: hint, all of them!

It should be clear the reason why it would be pure silliness to have such a convinction, above all thinking what it would mean in relation to all the other Sacraments, but it may escape the attention of people puffed-up by the vanities of their mind.

Silence is indeed a golden advice, above all for a man whose internet logorrhea has become proverbial in Orthodoxy. Do not forget fast and prayers.

Your objection to identifying Wisdom with Christ equally applies to the name “Logos”, because the logoi are divine energies common to the three divine Persons. But as St. Basil tells us, the Names belong to the energies. In essence God is above all names. Because all the energies are summed up in the Son, the Son is signified by the names “Logos” and “Wisdom”, though word and wisdom belongs in common to the three divine Persons. This is really about a broader point, which is that all sorts of statements can be construed in a heretical manner. Doing theology well requires reading other statements with charity, seeking to read them, if possible, in a non-heretical fashion.

As far as theology goes, liturgically there are three saints who bear the title “theologian”, but that’s not the only way the word is used. I don’t know why you brought up whether or not Rome has a valid priesthood, but it’s wrong to say that all the holy Fathers spoke against it. In fact, St. Nicodemus the Hagiorite himself forbade rebaptism at first, before the Ecumenical Patriarchate refused to publish the Rudder unless it was altered to conform to the decrees of the 1755 Council of Constantinople, a decree which was protested by most of the rest of the Orthodox world and never received in Moscow, which continued to adhere to the decrees of the 1667 Council. St. Mark of Ephesus himself forbade rebaptism and apparently considered Rome to have a valid priesthood (many of his statements at Florence making no sense if he thought otherwise). My own view is that of Fr. Florovsky, who is nigh universally considered to be a reliable witness to the mind of the Church, or at least not a heretical one. Anyway, that’s my only comment on that subject, since it’s off topic.

As for your final comment- that is something I will indeed pass over in silence. This is my final comment here. Remember me in your prayers.

That was the reason why in my first comment I spoke of warnings,  warnings I hope that have been received now.

All the energies are manifested in the Son. The Logos is with God and the Logos IS GOD. The Son identifies with the Son, and no act of God is carried on and signified by only One of the Three divine Persons. Through the Son the Holy Spirit proceeds from the Father, always in the formal boundaries of the Logos unto the Creation, manifesting unto us the holy wisdom and the power of God. Even in the energies the Holy Three Persons are never confused and never separated, just like the divine and human nature and will of our Lord Jesus Christ.

The valid priesthood of the Papists is what apparently spoils the works of father Dumitru Staniloae and shakes the foundation of his ecclesiology. The problem of rebaptism or not in receiving heretics in the Church is totally unrelated to that, as I have tried to explain here.

Outside the Church there are ecclesial forms and sacramental forms, but the Spirit works in the Body of Christ, though the Lord’s sovereignty is not bound, not even by His Statutes. Yet, even if the Spirit is not bound by the Body, we know He’s the Spirit of the Body of Christ. Outside the Church, the Holy Spirit works in charity, but the Grace is in the Body of Christ.

That’s the reason why the priesthood of the heretics, all of them, is just a form, like everything else in their organizations. There are no valid Sacraments outside the Church. If someone preaches and teaches otherwise, he is under anathema.

We BELIEVE in the Church, and we confess that the Church is ONE!

Prudence is a great Christian virtue, and St. Mark of Ephesus had plenty of it. At Florence that virtue was very required, because there was the need to understand if the august Patriarchate of Rome was still in the Church (the same prudence which is required now to understand if the Phanar is still in the Church, after a century of scandals and fancy doctrines).

The conclusions of St. Mark are well-known!

May the Lord have mercy on us.

“Everyone who does not have a contrite spirit, who recognizes any kind of merit and worth in himself; everyone who does not hold unwaveringly the teaching of the Orthodox Church, but on some tradition or other has thought out his own arbitrary judgment or followed a non-Orthodox teaching – is in this state of prelest. The degree of prelest is determined by the degree of deviation and obstinacy in deviation”

St. Ignaty (Brianchaninov)

REGRESSIONI SENILI

August 8, 2018

Ho cominciato a cinguettare!

GREAT IS THE LORD IN HIS SAINTS

August 6, 2018

Martyr Christina of Tyre

Troparion, in Tone IV

Thy ewe-lamb Christina crieth out to Thee with a loud voice, O Jesus:/ “I love Thee, O my Bridegroom,/ and, seeking Thee, I pass through many strug­gles:/ I am crucified and buried with Thee in Thy baptism,/ and suffer for Thy sake, that I may reign with Thee;/ I die for Thee that I might live with Thee./ As an unblemished sacrifice accept me,/ who sacrifice myself with love for Thee// By her supplications save Thou our souls, in that Thou art merciful.

2

Kontakion, Tone IV

Thou wast known to be a radiant dove with wings of gold,/ and didst soar aloft to the heights of heaven, O honored Christina./ Wherefore, we celebrate thy glorious festival,/ bowing down before the shrine of thy relics with faith,// from whence divine healing for souls and bodies poureth forth upon all in abundance.

GREAT IS THE LORD IN HIS SAINTS

July 12, 2018

LETTURE   PROFETICHE   DEL   SABATO   SANTO

Prima: Genesi 1:1-13
Seconda: Isaia 60:1-16
Terza: Esodo 12:1-11
Quarta: Giona (l’intero libro) 1:1-4:11
Quinta: Giosuè 5:10-15
Sesta: Esodo 13:20-22, 14:1-32, 15:1-19
Settima: Sofonia 3:8-15
Ottava: Terzo libro dei Re 17:1,8-23
Nona: Isaia 61:10-11, 62:1-5
Decima: Genesi 22:1-18
Undicesima: Isaia 61:1-9
Dodicesima: Quarto libro dei Re 4:8-37
Tredicesima: Isaia 63,11-19, 64:1-5.
Quattordicesima: Geremia 31:31-34
Quindicesima: Daniele 3:1-88

LETTERA   DI   SAN   PAOLO   AGLI   EBREI

Dio, che in tempi diversi ed in vari modi parlo’ nei tempi passati ai padri per mezzo dei profeti, ha in questi ultimi giorni parlato a noi tramite suo Figlio, che Egli ha fatto erede di ogni cosa, per mezzo del quale Egli anche fece i mondi; che essendo lo splendore della sua gloria, e l’immagine espressa della sua persona, e sostenendo tutte le cose con la parola del suo potere, quando Egli ebbe lui stesso purificato i nostri peccati, sedette alla destra della suprema Maesta’; essendo reso molto meglio degli angeli, poiche’ Egli ha ottenuto per eredita’ un nome piu’ eccellente dei loro.

Poiche’ a quale degli angeli ha Egli mai detto, Tu sei mio Figlio, questo giorno Io ti ho generato? E ancora, Io saro’ un Padre per lui, ed egli sara’ per me un Figlio? E ancora, quando Egli porta l’unigenito nel mondo, Egli dice, E che tutti gli angeli di Dio lo adorino.

E degli angeli Egli dice, Che fa dei suoi angeli spiriti, e dei suoi ministri una fiamma di fuoco. Ma al Figlio Egli dice, Il tuo trono, o Dio, e’ per sempre: uno scettro di giustizia e’ lo scettro del tuo regno. Tu hai amato cio’ che e’ giusto, e odiato l’iniquita’; pertanto Dio, proprio il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia al di sopra dei tuoi compagni.

E, Tu, Signore, in principio hai posto le fondamenta della terra; ed i cieli sono il lavoro delle tue mani: essi periranno, ma Tu rimani; ed essi diverrano vecchi come fa una veste; e come una veste Tu li ripiegherai, ed essi saranno cambiati: ma Tu sei lo stesso, ed i tuoi anni non falliranno.

Ma a quale degli angeli ha Egli mai detto, Siedi alla mia destra, fino a quando faro’ dei tuoi nemici il tuo sgabello? Non sono essi spiriti di provvidenza, inviati ad assistere coloro che saranno eredi della salvezza?

Pertanto noi dovremmo dare la piu’ seria attenzione alle cose che abbiamo udito, per evitare che in qualunque tempo dovessimo lasciarle sfuggire. Poiche’ se la parola parlata da angeli fu sicura, ed ogni trasgressione e disobbedienza ricevette la giusta ricompensa in pagamento; come noi scamperemo, se trascuriamo una salvezza cosi’ grande; che al principio comincio’ ad essere parlata dal Signore, e ci fu confermata da coloro che lo ascoltarono; Dio anche dando loro testimonianza, sia con segni e prodigi, e con vari miracoli, e doni dello Spirito Santo, secondo il Suo volere?

Poiche’ Egli non ha posto in soggezione agli angeli il mondo a venire, del quale noi parliamo. Ma uno in un certo posto testimonio’, dicendo, Cos’e’ l’uomo, che Tu sei memore di lui? O il figlio dell’uomo, che Tu lo visiti? Tu lo facesti un po’ inferiore agli angeli; tu lo incoronasti con gloria ed onore, e lo ponesti sopra le opere delle tue mani: Tu hai posto tutte le cose in soggezione ai suoi piedi. Poiche’ in quello che Egli ha posto tutto in soggezione sotto di lui, Egli non lascio’ niente che non fosse posto sotto di lui. Ma adesso noi ancora non vediamo tutte le cose sottoposte a lui.

Ma noi vediamo Gesu’, che fu fatto un po’ inferiore agli angeli per la sofferenza della morte, incoronato con gloria ed onore; che Egli per la grazia di Dio potesse provare la morte per ogni uomo. Poiche’ convenne a Lui, per il quale son tutte le cose, e per mezzo del quale son tutte le cose, nel portare molti figli nella gloria, di rendere il capitano della loro salvezza perfetto attraverso le sofferenze.

Poiche’ sia Colui che santifica e coloro che sono santificati sono tutti di Uno: per la qual cosa Egli non si vergogna di chiamarli confratelli, dicendo, Io dichiarero’ il Tuo nome ai miei confratelli, nel mezzo dell’assemblea cantero’ Io le Tue lodi. E ancora, Io porro’ la mia fiducia in Lui. E ancora, Guardate Me ed i bambini che Dio mi ha dato.

Per tanto allora che i bambini sono partecipi della carne e del sangue, anche Egli stesso allo stesso modo prese parte dello stesso; che attraverso la morte Egli potesse distruggere colui che aveva il potere della morte, e cioe’, il diavolo; e liberare coloro che attraverso la paura della morte furono per tutta la vita soggetti in schiavitu’. Poiche’ in verita’ Egli non prese su di se’ la natura degli angeli; ma prese su di se’ il seme di Abramo.

Per la qual ragione gli convenne di essere reso come i suoi confratelli, che Egli potesse essere un fedele e misericordioso alto sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per riconciliare i peccati del popolo. Poiche’ in quello che Egli stesso ha sofferto venendo tentato, Egli e’ in grado di soccorrere coloro che vengono tentati.

Pertanto, santi confratelli, partecipi della chiamata divina, considerate l’Apostolo e l’Alto Sacerdote della nostra professione, Gesu’ Cristo; che fu fedele a Colui che lo designo’, come anche Mose’ fu fedele in tutta la sua casa. Poiche’ quest’Uomo fu ritenuto degno di maggior gloria che Mose’, in quanto colui che ha costruito la casa ha piu’ onore che la casa. Poiche’ ogni casa e’ costruita da qualche uomo, ma colui che costrui’ ogni cosa e’ Dio.

E Mose’ davvero fu fedele in tutta la sua casa, come un servo, per una testimonianza di quelle cose che dovevano essere parlate dopo; ma Cristo come un figlio sopra la sua propria casa; la cui casa siamo noi, se restiamo fermi nella confidenza e la gioia della speranza fino alla fine.

Perche’, come lo Spirito Santo disse, Oggi se udite la Sua voce, non indurite i vostri cuori, come nella provocazione, nei giorni di tentazione nel deserto: quando i vostri padri mi tentarono, mi misero alla prova, e videro le mie opere per quarant’anni. Percio’ fui addolorato con quella generazione, e dissi, Essi sono sempre in errore nei loro cuori; e non hanno conosciuto i miei modi. Cosi’ Io giurai nella mia ira, Essi non entreranno nel Mio riposo.

Fate attenzione, confratelli, per evitare che in qualcuno di voi vi sia un cuore malvagio di incredulita’, in separazione dal Dio vivente. Ma esortatevi l’un l’altro ogni giorno, mentre e’ chiamato Oggi; per evitare che qualcuno di voi sia indurito attraverso la finzione del peccato.

Poiche’ noi siamo resi partecipi di Cristo, se manteniamo il principio della nostra fiducia fermo fino alla fine; mentre viene detto, Oggi se voi udite la Sua voce, non indurite i vostri cuori, come nella provocazione. Poiche’ alcuni, quando ebbero udito, sfidarono: e pero’ non tutti quelli che vennero fuori dall’Egitto con Mose’.

Ma con chi fu Egli addolorato per quarant’anni? non fu con coloro che avevano peccato, le cui carcasse caddero nel deserto? Ed a chi giuro’ Egli che non sarebbero entrati nel Suo riposo, se non a quelli che non credettero? Percio’ noi vediamo che essi non potettero entrarvi a causa dell’incredulita’.

Che si tema quindi, per evitare che, venendoci lasciata una promessa di essere accolti nel Suo riposo, qualcuno di voi dovesse apparire di non esserne degno. Poiche’ a noi la parola fu predicata, proprio come a loro: ma la parola predicata non diede loro profitto, non essendo unita con la fede in coloro che la udirono.

Poiche’ noi che abbiamo creduto entriamo nel riposo, come Egli disse, Poiche’ Io ho giurato nella mia ira, se essi entreranno nel Mio riposo: sebbene le opere fossero completate sin dalla fondazione del mondo. Poiche’ Egli parlo’ in un certo posto del settimo giorno in questa maniera, E Dio riposo’ il settimo giorno da tutte le sue opere. Ed in questo posto ancora, Se essi entreranno nel Mio riposo. Si vede quindi che rimane che alcuni devono entrarvi, e coloro ai quali per primo fu predicato non vi entrarono a causa dell’incredulita’: ancora, Egli restrinse un certo giorno, dicendo in Davide, Oggi, dopo cosi’ tanto tempo; come e’ detto, Oggi se voi udirete la Sua voice, non indurite i vostri cuori.

Poiche’ se Joshua avesse dato loro il riposo, allora Egli non avrebbe parlato dopo di un altro giorno. Rimane quindi un riposo per il popolo di Dio. Poiche’ colui che e’ entrato nel Suo riposo, ha anche cessato dai suoi propri lavori, come Dio fece dai suoi.

Lavoriamo dunque per entrare in quel riposo, per evitare che alcun uomo cada nello stesso esempio di incredulita’. Poiche’ la parola di Dio e’ spedita, e potente, e piu’ affilata di qualsiasi spada a doppio taglio, penetrante fino a dividere in pezzi anima e spirito, ed i giunti e il midollo, ed ha discernimento dei pensieri e degli intenti del cuore. Neppure esiste alcuna creatura che non sia manifesta al Suo sguardo: ma ogni cosa e’ nuda ed aperta per gli occhi di Colui col quale abbiamo a che fare.

Vedendo allora che noi abbiamo un grande Alto Sacerdote, che e’ passato nei cieli, Gesu’ il Figlio di Dio, che noi si tenga ferma la nostra professione. Poiche’ noi non abbiamo un alto sacerdote che non puo’ essere toccato dal senso delle nostre infermita’; ma fu in ogni punto tentato come noi siamo, eppure senza peccato. Che noi si avanzi quindi con baldanza davanti al trono di grazia, che si possa ottenere misericordia e trovare grazia che aiuti nel tempo del bisogno.

Poiche’ ogni alto sacerdote preso dagli uomini e’ ordinato per gli uomini nelle cose che spettano a Dio, che egli possa offrire sia doni che sacrifici per i peccati: che possa avere compassione per il profano, e per coloro che sono fuori strada; per il fatto che anch’egli stesso e’ circondato da infermita’. E per tal ragione egli deve, come per il popolo, cosi’ anche per se stesso, fare offerte per i peccati. E nessun uomo prende quest’onore in se stesso, ma solo colui che e’ chiamato da Dio, come lo fu Aronne.

Cosi’ anche non Cristo glorifico’ se stesso per essere fatto alto sacerdote; ma Colui che gli disse, Tu sei mio Figlio, questo giorno Io ti ho generato. Come Egli disse anche in un altro posto, Tu sei un sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedec. Che nei giorni della sua carne, quando ebbe offerto preghiere e suppliche con ferventi grida e lacrime a Colui che era capace di salvarlo dalla morte, e fu udito in cio’ che temeva; sebbene egli fosse un Figlio, e pure apprese l’obbedienza dalle cose che sopporto’; ed essendo reso perfetto, Egli divenne l’autore dell’eterna salvezza in tutti coloro che lo obbediscono; chiamato da Dio alto sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec.

Del quale noi abbiamo molte cose da dire, e dure da esprimere, vedendo che voi siete lenti a comprendere. Poiche’ quando e’ gia’ tempo che voi dovreste essere maestri, voi avete ancora bisogno che qualcuno vi insegni quali sono i principi fondamentali degli oracoli di Dio; e siete diventati tali che avete bisogno di latte, e non di cibo solido. Poiche’ chiunque che usi latte e’ inesperto nella parola di giustizia: perche’ egli e’ un infante. Ma il cibo solido e’ per coloro che sono nell’eta’ matura, proprio coloro che a ragione d’uso hanno esercitato i loro sensi nel discernimento  del bene e del male.

Pertanto lasciando i principi della dottrina del Messia, andiamo verso la perfezione, non ponendo di nuovo le fondamenta del pentimento per opere morte, e di fede verso Dio, della dottrina del battesimo, e dell’imposizione delle mani, e della resurrezione dei morti, e del giudizio eterno. E questo faremo, se Dio lo permette.

Poiche’ e’ impossibile per coloro che una volta erano illuminati, e hanno assaporato dei doni divini, e furono resi partecipi dello Spirito Santo, e hanno gustato la buona parola di Dio, ed i poteri del mondo a venire, se cadranno, rinnovarli ancora al pentimento; vedendo che essi crocifiggono a se stessi nuovamente il Figlio di Dio, e lo espongono apertamente alla vergogna. Poiche’ la terra che si nutre nella pioggia che spesso viene su di essa, e produce frutti adatti per coloro dai quali e’ preparata, riceve benedizioni da Dio: ma quella che accoglie spine e rovi e’ scartata, ed e’ vicina alla maledizione; il cui destino e’ di essere bruciata.

Ma, diletti, noi siamo persuasi di cose migliori da voi, e cose che accompagnano la salvezza, sebbene parliamo in questo modo. Poiche’ Dio non e’ ingiusto da dimenticare le vostre opere ed i lavori di amore, che voi avete mostrato verso il suo nome, in cio’ che voi avete provveduto ai santi, e vi provvedete. E noi desideriamo che ognuno di voi mostri la stessa diligenza alla piena sicurezza della speranza fino alla fine: che voi non siate indolenti, ma seguaci di coloro che attraverso fede e pazienza ereditano la promessa.

Perche’ quando Dio fece la promessa ad Abramo, poiche’ non poteva giurare su nessuno piu’ grande, Egli giuro’ su se stesso, dicendo, Sicuramente benedicendo Io ti benediro’, e moltiplicando Io ti moltiplichero’. E cosi’, dopo aver pazientemente sopportato, egli ottenne la promessa.

Poiche’ gli uomini davvero giurano sul piu’ grande: ed un giuramento a conferma e’ per loro la fine di ogni disputa. Laddove Dio, volendo mostrare piu’ copiosamente agli eredi della promessa l’immutabilita’ del suo consiglio, lo confermo’ con un giuramento: che da due cose immutabili, in quanto e’ impossibile che Dio menta, noi potessimo avere una forte consolazione, che siamo fuggiti per rifugio onde tener stretta la speranza che ci e’ posta davanti: la qual speranza noi abbiamo come un’ancora dell’anima, allo stesso tempo sicura e costante, e che penetra in cio’ che e’ oltre il velo; dove il precursore e’ entrato per noi, proprio Gesu’, fatto alto sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedec.

Poiche’ questo Melchisedec, re di Salem, sacerdote del Dio supremo, che incontro’ Abramo che tornava dall’eccidio dei re, e lo benedi’; al quale Abramo diede anche la decima parte di tutto; per interpretazione essendo innanzitutto Re di giustizia, e dopo quello anche Re di Salem, e cioe’, Re di pace; senza padre, senza madre, senza discendenza, non avendo ne’ inizio di giorni, ne’ fine di vita; ma reso come simile al Figlio di Dio, rimane un sacerdote in continuazione.

Ora considerate quanto grande fosse quest’uomo, al quale perfino il patriarca Abramo diede il decimo delle spoglie. E davvero coloro che sono i figli di Levi, che ricevono l’ufficio del sacerdozio, hanno un comandamento di prendere decime dal popolo secondo la legge, e cioe’, dai loro confratelli, sebbene essi vennnero fuori dai lombi di Abramo: ma egli la cui discendenza non e’ computata da loro ricevette decime da Abramo, e benedisse colui che aveva la promessa. E senza alcuna contraddizione il minore e’ benedetto dal migliore.

E qui uomini che muoiono ricevono decime; ma li’ egli le ricevette, del quale e’ testimoniato che egli vive. E come posso cosi’ dire, anche Levi, che riceve decime, pago’ decime in Abramo. Poiche’ egli era ancora nei lombi di suo padre, quando Melchisedec lo incontro’. Se dunque la perfezione fosse dal sacerdozio Levitico, (poiche’ sotto di esso il popolo ricevette la legge), quale bisogno ulteriore vi era che un altro sacerdote dovesse sorgere secondo l’ordine di Melchisedec, e non essere chiamato secondo l’ordine di Aronne? Perche’ venendo cambiato il sacerdozio, vi e’ necessariamente un cambiamento anche della legge.

Poiche’ colui del quale queste cose sono parlate appartiene ad un’altra tribu’, dalla quale nessun uomo diede servizio all’altare. Poiche’ e’ evidente che il nostro Signore sorse da Giuda; della qual tribu’ Mose’ non parlo’ per niente concernente il sacerdozio. Ed e’ ancora molto piu’ evidente: per quello che secondo la similitudine di Melchisedec sorge un altro sacerdote, che e’ fatto, non secondo la legge di un comandamento carnale, ma secondo il potere di una vita senza fine. Poiche’ Egli testimonia, Tu sei un sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedec.

Poiche’ vi e’ invero un annullamento del comandamento in vigore prima a causa della sua debolezza e mancanza di profitto. Poiche’ la legge non rese niente perfetto, ma l’apporto di una migliore speranza lo fece; per mezzo della quale noi ci avviciniamo a Dio. Ed in quanto che non senza un giuramento Egli fu fatto sacerdote (poiche’ quei sacerdoti venivano fatti senza un giuramento; ma questo con un giuramento da Colui che gli disse, Il Signore giuro’ e non si pentira’, Tu sei un sacerdote per sempre secondo l’ordine di Melchisedec): da cosi’ tanto fu Gesu’ reso una certezza di un migliore testamento.

Ed essi veramente furono molti sacerdoti, perche’ non gli fu permesso di continuare a ragione della morte: ma quest’uomo, poiche’ Egli continua per sempre, ha un sacerdozio immutabile. Per la qual ragione Egli e’ anche capace di salvare alla perfezione coloro che vengono a Dio tramite lui, vedendo che Egli vive per intercedere per loro. Poiche’ un tale alto sacerdote conveniva a noi, che e’ santo, incapace di far male, senza macchia, separato dai peccatori, e reso piu’ alto dei cieli; che non ha bisogno quotidianamente, come quegli alti sacerdoti, di offrire sacrifici, prima per i suoi propri peccati, e poi per quelli del popolo: poiche’ questo Egli lo fece una volta e per sempre, quando offri’ se stesso. Poiche’ la legge fa’ alti sacerdoti uomini che hanno infermita’; ma la parola del giuramento, che fu dopo la legge, ordina il Figlio, che e’ consacrato per sempre.

Ora delle cose di cui abbiamo parlato questo e’ il sunto: noi abbiamo un alto sacerdote siffatto, che e’ posto alla destra del trono della Maesta’ nei cieli; un ministro del santuario, e del vero tabernacolo, che il Signore eresse, e non l’uomo. Poiche’ ogni alto sacerdote e’ ordinato per offrire doni e sacrifici: pertanto e’ di necessita’ che anche quest’Uomo ha alquanto da offrire.

Poiche’ se fosse sulla terra, Egli non dovrebbe essere un sacerdote, vedendo che ci sono sacerdoti che offrono doni secondo la legge: che servono nell’esempio ed ombra delle cose divine, come Mose’ fu esortato da Dio quando stava per fare il tabernacolo: poiche’, Vedi, Egli disse, che tu faccia tutte le cose secondo il modello svelato a te sul monte.

Ma ora Egli ha ottenuto un ministero piu’ eccellente, per cosi’ tanto Egli e’ anche il mediatore di un patto migliore, che fu stabilito su promesse migliori. Poiche’ se quel primo accordo fosse stato perfetto, allora nessun posto dovrebbe essere stato cercato per il secondo. Poiche’ trovando difetto con loro, egli dice, Ecco, vengono i giorni, dice il Signore, quando Io faro’ un nuovo patto con la casa di Israele e la casa di Giuda: non secondo il patto che Io feci con i loro padri nel giorno quando li presi per mano per condurli fuori della terra di Egitto; perche’ essi non continuarono nel mio accordo, ed Io non ebbi considerazione per loro, dice il Signore.

Poiche’ questo e’ il patto che Io faro’ con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore; Io porro’ le mie leggi nella loro mente, e le scrivero’ nei loro cuori: ed Io saro’ per loro Dio, ed essi saranno per me un popolo. Ed essi non insegneranno, ogni uomo il suo vicino, ed ogni uomo il suo fratello, dicendo, Conosci il Signore: poiche’ tutti mi conosceranno, dall’ultimo al piu’ grande. Poiche’ Io saro’ misericordioso verso la loro ingiustizia, ed i loro peccati e le loro iniquita’ Io piu’ non ricordero’.

In cio’ che Egli dice, Un nuovo patto, Egli ha reso il primo usato. Ora cio’ che decade e diventa vecchio e’ pronto per svanire.

Allora davvero il primo patto aveva anche ordinanze di servizio divino, ed un santuario mondano. Poiche’ vi era un tabernacolo fatto; il primo, dove era il candeliere, ed il tavolo, ed il pane sacerdotale; che e’ chiamato il santuario. E dopo il secondo velo, il tabernacolo che e’ chiamato il Santissimo; che ha l’incensiere dorato, e l’arca del patto ricoperta tutta intorno con oro, dove vi era la pentola dorata che ebbe la manna, ed il bastone di Aronne che germoglio’, e le tavole del patto; e sopra di essa i cherubini della gloria ombreggianti il seggio propiziatorio; del quale adesso non possiamo parlare in dettaglio.

Ora quando queste cose erano cosi’ ordinate, i sacerdoti andavano sempre nel primo tabernacolo, adempiendo il servizio di Dio. Ma nel secondo andava solo l’alto sacerdote una volta ogni anno, non senza sangue, che egli offriva per se stesso, e per le colpe del popolo: questo denotando lo Spirito Santo, che la via per il Santissimo non era ancora resa manifesta, mentre che il primo tabernacolo ancora permaneva: che era figurativo per il tempo allora presente, nel quale erano offerti sia doni che sacrifici, che non potevano rendere perfetto colui che rendeva il servizio, per quanto riguarda la coscienza; che consistevano solo in cibi e bevande, e varie abluzioni, ed ordinanze carnali, su di loro imposte fino al tempo della riforma.

Ma essendo venuto Cristo alto sacerdote di buone cose a venire, per mezzo di un tabernacolo piu’ grande e perfetto, non fatto con le mani, che vuol dire, non di questa creazione; nemmeno per mezzo del sangue di capre e vitelli, ma del suo proprio sangue egli entro’ una volta nel luogo santo, avendo ottenuto una redenzione eterna per noi. Poiche’ se il sangue di tori e di capre, e le ceneri di una giovenca aspergente l’impuro, santificano per la purificazione della carne: quanto ancor di piu’ il sangue di Cristo, che attraverso lo Spirito eterno offri’ se stesso senza macchia a Dio, purifichera’ la vostra coscienza da opere morte per servire il Dio vivente?

E per questo motivo Egli e’ il mediatore del nuovo testamento, che per mezzo della morte, per la redenzione delle trasgressioni che furono sotto il primo testamento, coloro che son chiamati potessero ricevere la promessa dell’eredita’ eterna. Poiche’ ove vi e’ un testamento, ci deve di necessita’ anche essere la morte del testatore. Poiche’ un testamento e’ in vigore dopo che gli uomini sono morti: altrimenti non ha alcuna forza mentre il testatore vive.

Per la qual ragione neppure il primo testamento fu dedicato senza sangue. Poiche’ quando Mose’ ebbe parlato ogni precetto a tutto il popolo secondo la legge, egli prese il sangue di vitelli e di capre, con acqua, e lana scarlatta, ed issopo, ed asperse sia il libro, e tutto il popolo, dicendo, Questo e’ il sangue del testamento che Dio vi ha ingiunto. Inoltre egli asperse con sangue sia il tabernacolo, e tutti i recipienti del ministero. E quasi tutte le cose sono dalla legge purificate con sangue, e senza versamento di sangue non vi e’ remissione.

Era pertanto necessario che i modelli delle cose nei cieli dovessero essere purificate con questi; ma le cose divine stesse con sacrifici migliori che questi. Poiche’ Cristo non e’ entrato nei luoghi santi fatti con le mani, che sono figurativi di cio’ che e’ vero; ma nel Cielo stesso, per apparire ora nella presenza di Dio per noi: non che Egli debba sovente offrire ancora se stesso, come l’alto sacerdote entrava nel luogo santo ogni anno con sangue di altri; perche’ allora dovrebbe Egli aver sovente sofferto dalla fondazione del mondo: invece una sola volta adesso nella fine dei tempi e’ Egli apparso per disporre del peccato con il sacrificio di se stesso. E come e’ determinato per gli uomini di morire prima, ma dopo questo il giudizio: cosi’ Cristo fu una volta offerto per sopportare i peccati di molti; ed a coloro che lo cercano Egli apparira’ la seconda volta senza che vi sia peccato verso la salvezza.

Poiche’ avendo la legge un’ombra delle buone cose da venire, e non la vera immagine delle cose, con quei sacrifici che essi offrivano continuamente anno dopo anno mai poteva rendere perfetti quelli che vi si approcciavano. Perche’ allora non avrebbero essi cessato dall’essere offerti? per quello che gli adoratori una volta purificati non avrebbero piu’ dovuto avere coscienza dei peccati. Ma in quei sacrifici vi e’ ancora fatta rimembranza dei peccati ogni anno. Poiche’ non e’ possibile che il sangue di tori e di capre debbano togliere via i peccati.

Per la qual ragione quando Egli viene nel mondo, dice, Sacrifici ed offerte Tu non vorresti, ma hai preparato un corpo per me: in offerte bruciate e sacrifici per il peccato Tu non hai avuto piacere. Allora Io dissi, Ecco Io vengo (nel volume del Libro e’ scritto di me), per fare il Tuo volere, o Dio.

Quando Egli dice sopra, Sacrifici ed offerte e offerte bruciate e offerte per il peccato Tu non vorresti, neppure hai piacere in essi; che sono offerti per la legge; allora Io dissi, Ecco, Io vengo per fare il Tuo volere, o Dio; Egli porta via il primo, che possa stabilire il secondo. Per il qual volere noi siamo santificati attraverso l’offerta del corpo di Gesu’ Cristo una volta per tutte.

Ed ogni sacerdote sta in piedi quotidianamente servendo ed offrendo molte volte gli stessi sacrifici, che mai possono portar via i peccati: ma quest’Uomo, dopo che ebbe offerto un solo sacrificio per i peccati, sedette alla destra di Dio; da allora in poi aspettando fino a che i suoi nemici siano resi il suo sgabello. Poiche’ per mezzo di una sola offerta Egli ha perfezionato per sempre coloro che sono santificati.

Di che anche lo Spirito Santo ci e’ testimone: poiche’ dopo quello Egli aveva prima detto, Questo e’ il patto che Io faro’ con loro dopo quei giorni, dice il Signore, Io porro’ le mie leggi nei loro cuori, e nelle loro menti le scrivero’; ed i loro peccati e le loro iniquita’ non piu’ Io ricordero’. Ora dove vi e’ remissione di questi, non vi e’ piu’ offerta per il peccato.

Avendo pertanto, confratelli, audacia di entrare nel Santissimo per mezzo del sangue di Gesu’, con un modo nuovo e vivente, che Egli ha consacrato per noi, attraverso il velo, che e’ per cosi’ dire, la sua carne; e avendo un alto sacerdote sopra la casa di Dio; avviciniamoci con un cuore vero in piena sicurezza di fede, avendo asperso i nostri cuori da una cattiva coscienza, e lavato i nostri corpi con acqua pura. Manteniamo salda la professione della nostra fede senza vacillare; (poiche’ e’ degno di fede Colui che promise); e valutiamoci l’un l’altro per suscitarci all’amore ed alle buone opere: non abbandonando l’adunanza di noi stessi insieme, come e’ la maniera di alcuni; ma esortandoci l’un l’altro: e cosi’ tanto di piu’, in quanto voi vedete il Giorno avvicinarsi.

Poiche’ se noi pecchiamo volontariamente dopo che abbiamo ricevuto la conoscenza della verita’, li’ non rimane piu’ sacrificio per i peccati, ma una certa spaventosa aspettativa di giudizio e fiera indignazione, che divorera’ gli avversari. Colui che sdegnava la legge di Mose’ moriva senza misericordia sotto due o tre testimoni: di quanta piu’ dolorosa punizione, supponete voi, sara’ considerato degno colui che ha calpestato il Figlio di Dio, e ha ritenuto il sangue del patto, con il quale egli fu santificato, una cosa empia, e ha agito in dispetto dello Spirito di grazia? Poiche’ noi conosciamo Colui che ha detto, La vendetta appartiene a me, Io ripaghero’, dice il Signore. E ancora, Il Signore giudichera’ il suo popolo. E’ una cosa terrificante cadere nelle mani del Dio vivente.

Ma chiamate al ricordo i giorni passati, nei quali, dopo che foste illuminati, voi sopportaste una gran lotta di afflizioni; in parte, mentre foste resi uno spettacolo sia da rimproveri e da tormenti; ed in parte, mentre diveniste compagni di coloro che furono cosi’ abusati. Poiche’ voi aveste compassione di me nelle mie catene, e prendeste con gioia lo sciupo dei vostri beni, sapendo in voi stessi che avete in cielo migliori e durature sostanze.

Non gettate via dunque la vostra fiducia, che ha una grande ricompensa in premio. Poiche’ voi avete bisogno di pazienza, in modo che, avendo fatto il volere di Dio, possiate ricevere la promessa. Poiche’ ancora un poco, e Colui che deve venire verra’, e non indugera’. Ora il giusto vivra’ per fede: ma se qualsiasi uomo si ritira, la mia anima non si compiacera’ in lui. Ma noi non siamo di coloro che si ritraggono nella perdizione; ma di coloro che credono verso la salvezza dell’anima.

Ora la fede e’ la sostanza di cose sperate, l’evidenza di cose non viste. Poiche’ per essa gli anziani ottennero una buona testimonianza. Per mezzo della fede noi capiamo che i mondi furono incorniciati dalla Parola di Dio, cosi’ che le cose che son viste non furono fatte di cose che si manifestano.

Per fede Abele offri’ a Dio un sacrificio piu’ eccellente di Caino, per il quale egli ottenne testimonianza che egli era giusto, Dio dando testimonianza dei suoi doni: e da cio’ egli essendo morto ancora parla. Per fede Enoch fu tradotto che egli non dovesse vedere la morte; e non fu trovato, perche’ Dio lo aveva tradotto: poiche’ prima del suo trasferimento egli aveva questa testimonianza, che egli compiaceva Dio. Ma senza fede e’ impossibile compiacerlo: poiche’ colui che viene a Dio deve credere che Egli e’, e che Egli premia coloro che diligentemente lo cercano.

Per fede Noe’, essendo avvertito da Dio di cose ancora non viste, si mosse con timore, preparo’ un’arca per la salvezza della sua casa; per la quale egli condanno’ il mondo, e divenne erede della giustizia che e’ per fede.

Per fede Abramo, quando egli fu chiamato ad andare in un posto che doveva dopo ricevere come un’eredita’, obbedi’; e ando’, non sapendo dove andava. Per fede egli soggiorno’ nella terra della promessa, come in una terra straniera, dimorando in tende con Isacco e Giacobbe, gli eredi con lui della stessa promessa: poiche’ egli cercava una citta’ che abbia fondamenta, il cui costruttore e facitore sia Dio. Attraverso la fede anche Sara ricevette forza per concepire il seme, e fu sgravata di un bambino quando aveva passato l’eta’, perche’ ella giudico’ degno di fede Colui che aveva promesso.

Pertanto germogliarono li’ proprio da uno, ed egli tanto capace quanto un morto, cosi’ tanti in moltitudine come le stelle del cielo, ed innumerevoli come la sabbia che sta in riva al mare. Costoro tutti morirono in fede, non avendo ricevuto le promesse, ma avendole intraviste da lontano, e furono persuasi di esse, e le strinsero, e confessarono che essi erano stranieri e pellegrini sulla terra. Poiche’ coloro che dicono tali cose dichiarano apertamente che essi sono in cerca di una patria. E davvero, se essi fossero stati memori del paese dal quale erano usciti, potrebbero aver avuto l’opportunita’ di esservi ritornati. Ma ora essi cercano una patria migliore, e cioe’, una divina: dove Dio non si vergogna di essere chiamato loro Dio: poiche’ Egli ha preparato per loro una citta’.

Per fede Abramo, quando egli fu messo alla prova, offri’ Isacco: e colui che aveva ricevuto le promesse offri’ l’unigenito suo figlio, del quale fu detto, Che in Isacco il tuo seme sara’ chiamato: ritenendo che Dio fosse capace di rialzarlo, anche dai morti; da dove egli anche lo riebbe figurativamente.

Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esau riguardo cose da venire. Per fede Giacobbe, quando era moribondo, benedisse entrambi i figli di Giuseppe; e rese il culto, appoggiandosi sulla cima del suo bastone. Per fede Giuseppe, quand’egli mori’, fece menzione della partenza dei figli di Israele; e diede comandi riguardo le sue ossa.

Per fede Mose’, quando fu nato, fu nascosto tre mesi dai suoi parenti, perche’ essi videro che egli era un figlio giusto; ed essi non furono spaventati dal comando del re. Per fede Mose’, quand’egli ebbe raggiunto l’eta’, rifiuto’ di essere chiamato il figlio della figlia del faraone; scegliendo piuttosto di soffrire afflizioni con il popolo di Dio, che godere i piaceri del peccato per una stagione; stimando la vergogna di Cristo piu’ grande dei tesori in Egitto: poiche’ egli ebbe rispetto verso la ricompensa del premio. Per fede egli abbandono’ l’Egitto, non temendo l’ira del re: poiche’ egli resistette, come vedendo Colui che non e’ visibile. Attraverso la fede egli mantenne la pasqua, e l’aspersione del sangue, per evitare che Colui che distrusse i primogeniti dovesse toccarli. Per fede essi passarono attraverso il mar Rosso come su terra asciutta: cosa che tentando di fare gli Egiziani furono affogati.

Per fede le mura di Gerico caddero, dopo che furono compassate per sette giorni. Per fede Rahab la prostituta non peri’ con quelli che non credevano, quand’ella ebbe ricevuto le spie in pace. E cosa diro’ in piu’? poiche’ il tempo non mi basterebbe per dire di Gideone, e di Barak, e di Sansone, e di Jefte; di Davide anche, e Samuele, e dei profeti: che per mezzo della fede soggiogarono regni, operarono giustizia, ottennero promesse, fermarono le fauci dei leoni, domarono la violenza del fuoco, scamparono il filo della spada, dalla debolezza furono resi forti, divennero valorosi in battaglia, misero in fuga le armate degli stranieri.

Le donne riebbero i loro morti rialzati di nuovo in vita: ed altri furono torturati, non accettando liberazione; ch’essi potessero ottenere una migliore risurrezione: ed altri ebbero prove di crudele derisione e flagellazione, si’, ed in piu’ di catene ed imprigionamenti: essi furono lapidati, furono segati a meta’, furono tentati, furono uccisi con la spada: essi vagabondarono intorno in pelli di capre e di pecore, essendo indigenti, afflitti, tormentati (dei quali il mondo non era degno): essi vagarono nei deserti, e nelle montagne, e nelle tane e caverne della terra.

E costoro tutti, avendo ottenuto una buona testimonianza attraverso la fede, non ricevettero la promessa: avendo Dio provveduto cose migliori per noi, ch’essi non dovessero essere resi perfetti senza di noi.

Per la qual ragione vedendo che noi anche siamo compassati con un cosi’ grande nugolio di testimoni, mettiamo da parte ogni pesantezza, ed il peccato che tanto facilmente ci assale, ed affrontiamo la competizione che ci e’ posta davanti, guardando a Gesu’, l’autore e perfezionatore della nostra fede, che per la gioia postagli davanti sopporto’ la croce, disprezzando la vergogna, ed e’ seduto alla destra del trono di Dio. Considerate lui che sopporto’ una tale contrapposizione di peccatori contro di lui, per evitare di essere fiacchi e vaghi nelle vostre menti.

Voi ancora non avete resistito fino al sangue, lottando contro il peccato. Ed avete dimenticato l’esortazione che parla a voi come a dei figli, Figlio mio, non sdegnare il castigo del Signore, e non sentirti mancare quando sei da Lui rimproverato: poiche’ il Signore castiga colui che ama, e punisce ogni figlio che accoglie. Se voi sopportate il castigo, Dio tratta con voi come con figli; poiche’ che figlio e’ colui che il padre non punisce? Ma se voi siete senza castigo, del quale tutti son partecipi, allora voi siete dei bastardi, e non figli.

Per di piu’ noi abbiamo avuto padri della nostra carne che ci hanno corretto, e noi demmo loro rispetto: non saremo noi molto meglio in soggezione al Padre degli spiriti, e vivremo? Poiche’ essi davvero per qualche giorno ci punirono secondo il loro proprio piacere; ma Egli per nostro profitto, che noi si possa essere partecipi della Sua santita’.

Ora nessun castigo al momento sembra essere piacevole, ma penoso: nonostante dopo esso guadagni il tranquillo frutto di giustizia a coloro che son da esso esercitati. Pertanto alzate le vostre mani che penzolano, e le deboli ginocchia; e rendete dritti i percorsi per i vostri piedi, per evitare che cio’ che e’ zoppo sia fatto uscire dalla strada; ma che sia piuttosto guarito.

Seguite la pace con tutti gli uomini, e la santita’, senza la quale nessun uomo vedra’ il Signore: analizzando con diligenza per evitare che qualcuno manchi della grazia di Dio; per evitare che qualsiasi radice di amarezza germogliando vi affligga, ed in tal modo molti siano contaminati; per evitare che vi sia qualche fornicatore, o persona profana, come Esau, che per un boccone di cibo vendette il suo diritto di nascita. Poiche’ voi sapete come dopo, quando avrebbe dovuto ereditare la benedizione, egli fu rifiutato: poiche’ egli non trovo’ posto di pentimento, sebbene egli lo cercasse attentamente con lacrime.

Poiche’ voi  non siete venuti al monte che poteva essere toccato, e che bruciava con fuoco, e neppure all’oscurita’, e tenebra, e tempesta, ed al suono di tromba, e la voce di parole; la qual voce coloro che la udirono supplicarono che la parola non fosse piu’ loro pronunciata; (poiche’ non potevano sopportare quello che era comandato, E se anche una bestia tocchi la montagna, essa sara’ lapidata, o trafitta con un dardo: e cosi’ terribile era la vista, che Mose’ disse, Io ho paura e tremo oltre misura): ma siete venuti al monte di Sion, e nella citta’ del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, e ad una compagnia innumerevole di angeli, all’assemblea generale e chiesa dei primi nati, che stanno scritti in cielo, e a Dio il Giudice di tutti, ed agli spiriti di uomini giusti resi perfetti, ed a Gesu’ il mediatore del nuovo patto, ed al sangue dell’aspersione, che parla cose migliori di quello di Abele.

Fate attenzione a non rifiutare Colui che parla. Poiche’ se non scamparono coloro che rifiutarono cio’ che fu parlato sulla terra, molto di piu’ non scamperemo noi, se ci voltiamo via da Colui che parla dal cielo: la cui voce allora scosse la terra: ma ora Egli ha promesso, dicendo, E pure una volta ancora scuoto non solo la terra, ma anche il cielo.

E questa parola, E pure una volta ancora, significa la rimozione delle cose che sono scosse, come di cose che son fabbricate, che quelle cose che non possono essere scosse possano rimanere. In questo modo ricevendo noi un regno che non puo’ essere smosso, che noi si abbia grazia, con la quale si possa servire Dio in maniera accettabile con riverenza e timor divino: poiche’ il nostro Dio e’ un fuoco che consuma.

Lasciate che l’amore fraterno continui. Non siate dimentichi di ospitare stranieri: poiche’ in tal modo alcuni hanno ospitato angeli senza saperlo. Ricordatevi di coloro che sono in catene, come se foste incatenati con loro; e coloro che soffrono avversita’, come foste voi stessi anche nel corpo. Il matrimonio e’ onorabile in tutto, ed il suo letto incontaminato, ma Dio giudichera’ fornicatori e adulteri. La vostra conversazione sia senza avidita’; e siate contenti con quelle cose che avete: poiche’ Egli ha detto, Io non ti lascero’ mai, ne’ ti abbandonero’. In modo che noi si possa audacemente dire, Il Signore e’ il mio aiutante, ed io non temero’ cio’ che l’uomo mi fara’.

Ricordate coloro che hanno autorita’ su di voi, che vi hanno parlato la parola di Dio: la cui fede seguite, tenendo conto del fine del loro discorso. Gesu’ Cristo e’ lo stesso ieri, ed oggi, e per sempre. Non fatevi portare in giro con diverse e strane dottrine. Poiche’ e’ una buona cosa che il cuore sia stabilito con grazia; non con pietanze, che non hanno dato profitto a coloro che ivi sono stati occupati. Noi abbiamo un altare, del quale coloro che servono il tabernacolo non hanno diritto di mangiare.

Poiche’ i corpi di quelle bestie, il cui sangue e’ portato nel santuario dall’alto sacerdote per il peccato, sono bruciati fuori l’accampamento. Per la qual ragione anche Gesu’, ch’Egli potesse santificare il popolo con il suo proprio sangue, soffri’ fuori la porta. Andiamo dunque avanti verso di Lui fuori l’accampamento, sopportando il suo stesso disonore. Poiche’ qui noi non abbiamo una citta’ che stia, ma ne cerchiamo una da venire. Tramite Lui offriamo dunque il sacrificio di lode a Dio continuamente, e cioe’, il frutto delle nostre labbra rendendo grazie al Suo nome. Ma di far bene e condividere non dimenticate: poiche’ con tali sacrifici Dio e’ ben compiaciuto.

Obbedite coloro che hanno governo su di voi, e sottomettetevi: poiche’ essi vigilano per la vostra anima, come coloro che devono dare conto, che essi possano farlo con gioia, e non con dolore: poiche’ quello non e’ profittevole per voi. Pregate per noi: poiche’ noi confidiamo di avere una buona coscienza, in ogni cosa volendo vivere onestamente. Ma io vi scongiuro di preferenza di far questo, che io possa essere restituito a voi al piu’ presto.

Ora il Dio di pace, che riporto’ dai morti nostro Signore Gesu’, quel grande pastore di pecore, per mezzo del sangue del patto eterno, vi renda perfetti in ogni buona opera per fare il Suo volere, operando in voi cio’ che e’ ben piacevole al Suo sguardo, attraverso Gesu’ Cristo; al quale sia gloria in eterno. Amen.

E vi supplico, confratelli, tollerate la parola di esortazione: poiche’ io vi ho scritto una lettera in poche parole.

Sappiate che il nostro fratello Timoteo e’ posto in liberta’; con il quale, se egli viene in breve tempo, io vi vedro’. Salutate tutti coloro che hanno comando su di voi, e tutti i santi. Quelli d’Italia vi salutano. La grazia sia con voi. Amen.

MITOLOGIA SINISTRA

July 10, 2018

A sinistra il Signore mise le capre.

Anche persone serie, come quella qui intervistata, impegnate in analisi perfino condivisibili, sia pur parzialmente, non riescono ad esimersi da un bel tuffo nel ridicolo quando si tratta di discutere la propria sinistra mitologia.

La Rivoluzione bolscevica in Russia, finanziata peraltro da una cricca di banchieri di New York, fu un bagno di sangue e poco altro. Il suffragio universale fu davvero utile ai lavoratori e contadini russi, non vi e’ dubbio, finalmente liberi di poter votare per il partito comunista E SOLO IL PARTITO COMUNISTA, prima di essere avviati allegramente nei gulag (campi di lavoro NON PAGATO, Hitler non invento’ niente) o esseri messi a morte per quelli che oggi chiameremmo reati di opinione. Per inciso, uno dei primi ukaz di Lenin fu quello di legalizzare l’omicidio dei viventi non ancora nati.

L’intermezzo fascista, come lo chiama lui, che aveva sostanzialmente matrice SOCIALISTA, sia in Italia che in Germania, fu reso necessario proprio per evitare cotanto progresso democratico ai popoli di quelle due nazioni ed aveva un genuino supporto popolare. I lavoratori se la passavano sicuramente meglio dei loro colleghi sovietici, e non solo loro: in sei anni la Germania da un cumulo di macerie divenne la seconda potenza industriale del mondo, e la nazione con il piu’ alto tenore di vita PER I CETI POPOLARI. Quei regimi erano inoltre molto meno sanguinari rispetto al mostro sovietico, sia pur nella condivisione di una sostanziale illiberalita’.

La mancanza di senso del ridicolo in cio’ che e’ sinistro non e’ certamente andata scemando con il passare del tempo. Nell’Italia del dopoguerra, tutti i diritti e le guarentigie ai cittadini ed ai lavoratori sono stati introdotti da leggi approvate da maggioranze a guida democristiana. Lo stato sociale in Italia e’ stato eretto dal potere democristiano, e le sue fondamenta erano FASCISTE. Quando la sinistra ha preso il potere in Italia, HA SMANTELLATO lo stato sociale e svuotato di ogni contenuto lo Statuto dei lavoratori, oltre a svendere tutta la ricchezza produttiva nazionale al capitale di rapina. Questi sono i fatti!

Tutta la storia del XX secolo dovrebbe portare ad una revisione critica del mito democratico, almeno nei suoi aspetti platealmente menzogneri. Ove non accompagnata da garanzie che siano EFFETTIVAMENTE sottratte alla dialettica politica contingente, la democrazia ha generato abomini che nessun monarca ha mai operato.

Il suffragio universale, tanto per cominciare, deve essere un qualcosa di cui SI DEVE ESSERE DEGNI. Il diritto di voto va tolto ai criminali, e l’eta’ minima per esercitarlo va ripensata. Non puo’ essere concesso a persone che della vita sostanzialmente non capiscono nulla, a parte l’indottrinamento appena ricevuto in quello che dovrebbe essere il sistema educativo.

Esso va mondato inoltre da ogni velleita’ taumaturgica. Dopo due anni di governo Monti, l’ottanta per cento degli elettori voto’ per le forze politiche che avevano sostenuto ed approvato ogni provvedimento di quel maledetto governo in Parlamento. Poi si lamentano….

Vanno infine sottratti EFFETTIVAMENTE ad ogni potere dispositivo del corpo elettorale tutte le liberta’ fondamentali delle persone e tutti i poteri statali che definiscono la SOVRANITA’ dello stesso. Solo in questo modo lo Stato potra’ finalmente raggiungere quello status di potere organizzativo e regolativo sostanzialmente neutro (rispetto alle persone ed ai gruppi di potere, NON rispetto ai valori), che e’ l’unica sua vera legittimazione nel ristretto ambito secolare.

THE NAKEDNESS OF HIS EMINENCE

June 29, 2018

by father John Whiteford

When St. Paul met with the presbyters in Ephesus for the last time, he left them with a warning:

“For I know this, that after my departing shall grievous wolves enter in among you, not sparing the flock. Also of your own selves shall men arise, speaking perverse things, to draw away disciples after them” (Acts 20:29-30).

The truth of this warning has been demonstrated throughout Church history. The most devastating heresies in the history of the Church have been those which have arisen from within the Church. The reason why this is so was well summed up by Cicero:

“A nation can survive its fools, and even the ambitious. But it cannot survive treason from within. An enemy at the gates is less formidable, for he is known and carries his banner openly. But the traitor moves amongst those within the gate freely, his sly whispers rustling through all the alleys, heard in the very halls of government itself. For the traitor appears not a traitor; he speaks in accents familiar to his victims, and he wears their face and their arguments, he appeals to the baseness that lies deep in the hearts of all men. He rots the soul of a nation, he works secretly and unknown in the night to undermine the pillars of the city, he infects the body politic so that it can no longer resist. A murderer is less to fear. The traitor is the plague.”

Of course the Church not only can, but always will, survive such traitors, because Christ has promised us this, but the damage done to souls by traitors from within is far greater than that done by foes from without for the reasons Cicero gives.

When the Bolsheviks were seeking to destroy the Russian Orthodox Church, they found a group of willing accomplices among its clergy, who supported communism, wanted to allow widowed priest to remarry, married priests to become bishops, the adoption of the new calendar, innovations in the services, and the acceptance of other novel teachings. This group formed the so called “Living Church.” The Bolsheviks did not create the Living Church out of thin air, they simply allowed renovationists from within the Church to establish their own version of “Orthodoxy,” as a means to undermine the real thing. For a time, it was even recognized as the legitimate ecclesiastical authority in Russia by the Patriarchate of Constantinople. However, the “Living Church” failed, because it was rejected by the faithful of the Russian Church, and when it became clear that it was no longer useful to the Soviets (since they had no real support), they were allowed to wither away, and finally disappear. But the damage done by the “Living Church” was very real and extensive.

Today, we see the beginnings of a new renovationist movement, and this group is so radical that it makes the “Living Church” look quite traditional by comparison. Among the ideas that they promote are the ordination of women as priestsecumenismmodernismliturgical innovations, and universalism. However, the most base part of their agenda is their promotion of relativism when it comes to Christian morality, and in particular, their promotion of the acceptance of homosexuality and transgenderism.

There are three online journals now which incessantly promote their renovationist agenda. “Public Orthodoxy,” “The Wheel,” and “Orthodoxy in Dialogue.” These journals have hardly attempted to camouflage their agenda, but they usually have tried to use enough weasel words to allow for some implausible deniability. Lately, however, they have become even more brazen.

The most recent issue of “The Wheel,” a journal whose general editor does not believe homosexuals need to remain celibate, and makes no secret of the fact, featured an introduction by no less than Metropolitan Kallistos (Ware). Since there are now several very thorough refutations of what he says, I won’t focus on it myself. I will only echo the disappointment expressed by many, as well as the appreciation for the many good things he has done in the past for the English speaking Orthodox world. I hope we discover that the real Metropolitan Kallistos has been kidnapped, and someone else is writing under his name, but the Metropolitan Kallistos of 10 years ago did not agree with the mealy-mouthed approach he takes now to homosexuality. The Orthodox Faith has not changed in the last 10 years, the only thing that has changed is that western culture has tipped on this question in favor of homosexuality. Whether his comments are due to the weakness of old age, or some other mitigating factor, God knows, and only God can judge his heart. However, we can and must discern whether his words are sound or not.

For the best articles answering Metropolitan Kallistos, see:

“Metropolitan Kallistos and The Wheel,” Fr. Lawrence Farley

“Ambiguity Serves No One: A Review of the Foreword by Metropolitan Kallistos (Ware) to the latest issue of The Wheel,” by Dr. Edith M. Humphrey

“Anatomy of a Foreword: Metr. Kallistos on Sexual Morality,” by Fr. John Cox.

What I would like to focus on in this article is the response of Sister Vassa to these articles, and then recent comments from Aristotle Papanikolaou of Fordham University, who has let the mask slip a bit more than most of these people have, thus far.

Sister Vassa Strikes Again

Sister Vassa herself has been the subject of controversy on the issue of homosexuality, but in a recent video, she defended at some length Metropolitan Kallistos’ recent article.

She argues that he is “just asking questions.” The problem is, he is just asking questions about matters that are not questionable. The Serpent just asked a question of Eve when he said: “Yea, hath God said, Ye shall not eat of every tree of the garden?” (Genesis 3:1). Entertaining that question didn’t work out so well.

She asks why we can’t just give people like Metropolitan Kallistos the benefit of the doubt. The problem is, you can’t give someone the benefit of the doubt where no doubt is left. If someone had suggested that they heard tell that Metropolitan Kallistos was arguing that a gay couple that was in a committed relationship ought to be given communion, and that their spiritual father should take a “don’t ask, don’t tell” approach to their relationship, I would have given His Eminence the benefit of the doubt that he actually would have said such a thing. However, I think it is rather unlikely that “The Wheel” published a forgery written under his name, and so we have to deal with what he said, and we have to judge whether what he said was right or wrong.

Sister Vassa repeatedly questioned the qualifications of those who have responded to Metropolitan Kallistos, by saying that they are “not the peers” of this great man. This of course all depends on what you mean by “peers.” As a scholar, Dr. Edith Humphrey is certainly a peer. But as a bishop, the bishops of the rest of the Church are certainly his peers, and every time they have spoken on this issue, they have spoken with clarity that directly contradicts the mealy-mouthed approach taken by the article in question. But even the laity have the right and obligation to challenge a bishop who is in error. I am sure few of the faithful in Constantinople were the intellectual peers of the bishops who returned from the false council of Florence, having made a shameful and heretical union with Rome, but they felt like peers enough, as members of the Body of Christ, to not only disapprove of their union, but to greet them with a shower of debris of various sorts, in order to make their opinions unmistakably known. The people of God are the guardians of piety, as the Encyclical of the Eastern Patriarchs of 1848 (in reply to Pope Pius the IX) states. It is therefore not only permissible, but obligatory for all of the faithful, and even more so for the clergy, to oppose these attempts to infect our Church with the same heresies that have wreaked such havoc in mainline Protestant Churches, and are in the process of doing the same in the Roman Catholic Church.

Sister Vassa suggests that those criticizing this article are guilty of the sin of Ham. Ham’s sin was to reveal his father’s nakedness when he was drunk. Had Noah run around naked for all to see, Ham would not have been wrong to have suggested his father ought not to have done so. The nakedness here is the error of this article. The article was not made public by those criticizing it. If anyone is guilty of the sin of Ham, it is perhaps the editors of “The Wheel” who published the article in the first place, and I am sure that all of the critics of this article would have been far happier had someone committed the article to the shred bin, and thus actually covered the nakedness of His Eminence.

And to defend the article in question, Sister Vassa had to equivocate on what is in dispute here. She said:

“Some people want to pretend that there aren’t questions… we have all the answers… Is that true? Is that true, that we are finished perfect works as human beings? Or do we still need a little bit of work? Do we still need to be developed? Of course we do. We are all God’s precious works in progress. And we grow in our faith. We grow not only as individuals, but hopefully as Church… right? Can we imagine that we as the Church in this world have nothing else left to learn? Can that be possible?”

The question is not whether any of us are perfect, nor is the question whether any of us as individuals have all the answers. The question here is whether the indisputably consistent teachings of the Church on this issue, found in both Scripture and Tradition, are correct or not, or whether we might today be in a position to revise such clear and consistent teachings — teaching that even heretics have not generally disputed in Church history.

Metropolitan Kallistos suggests that somehow if a gay couple is in a committed relationship, this is a mitigating factor. However, the man in Corinth who was in a sexual relationship with his step mother was also in a committed relationship… and yet this does not seem to be a mitigating factor for St. Paul, who said that this man was to be barred from the fellowship of the Church until he repented (1 Corinthians 5-6). Likewise, Herod was in a committed relationship with Herodias, his brother Philip’s ex-wife, and yet St. John the Baptists did not suggest that this was a mitigating factor in his sin either (Mark 6:14-29). And in both cases, the sin was far less of a violation of the natural order than that of homosexuality.

Aristotle Papanikolaou Let’s the Mask Slip Further

 

For those of you who might be confused by the abbreviations and the Twitterisms here, let me put his statements into clearer English:

“One more thing: the heart of the debate is on what can be talked about in Orthodoxy.  [Public Orthodoxy, the online Journal he helps run] simply asserts that everything except the dogmas (statements of faith, not morality–contra[ry to Rod Dreher], whose ‘Orthodox morality’ is ironically a modern neologism) is up for discussion.”

Is there any basis for separating Orthodox dogma and Christian morality? No. Let’s go back to the very first Council of the Church, the Council of the Apostles in Jerusalem, recorded in Acts 15. The question was to what extent ought gentiles be held to obey the Mosaic Law. On one side, there were those who argued that gentiles had to become Jews, and live according to all of the ceremonial and moral laws of Moses. However, the Apostles said that gentiles were to be held instead to the basic laws God gave to Noah for all of mankind (see Genesis 9:1-17), and to the Moral Law of God, particularly with regard to sexual morality. They wrote to the gentile converts:

“…it seemed good to the Holy Spirit, and to us, to lay upon you no greater burden than these necessary things; that ye abstain from meats offered to idols, and from blood, and from things strangled, and from fornication: from which if ye keep yourselves, ye shall do well. Fare ye well” (Acts 15:.28-29).

Some will object that Christians do not observe what the Apostles wrote with regard to eating the blood of animals, but while this is generally true of the heterodox, it is not true of the Orthodox (See “Stump the Priest: The Council of Jerusalem on the Blood of Animals“).

And when the text speaks of “fornication,” the word is porneia (πορνεία), which refers to any sex which is unlawful, and in the Jewish and Christian context, this means any sexual relations forbidden by the moral law of God, as expressed in the Scriptures, including homosexual sex (see The Theological Dictionary of the New Testament, Volume 6, ed. Gerhard Kittel (Grand Rapids, MI: Eerdmans Publishing, 1964-1976), p. 587-595) .

So is this decree of the Apostles, that all Christians must refrain from sexual immorality, dogma? Well the Scriptures say that this is exactly what it is. The Apostles obviously did not post their epistle to their website. The way this epistle was disseminated to gentile converts was by people like St. Paul himself. We are told in the chapter immediately following the record of the Council of Jerusalem that St. Paul and his companions delivered this epistle as they went on their next missionary journey:

“And as they went through the cities, they delivered to them for observance the decrees, that were ordained by the apostles and elders which were at Jerusalem” (Acts 16:4).

And what is the Greek text for “the decrees”?  “τα δογματα” ta dogmata (i.e. the dogmas).

How far does Aristotle Papanikolaou think anyone would have gotten with St. Paul or any of the other apostles, if they had suggested that the dogma forbidding sexual immorality was up for debate? I would think that they would have had little patience with such an argument.

We seem to be heading into a period of Church history in which we will be increasingly confronted by renovationists of this kind. We must stand firm, and we must, as the People of God, reject what they are trying to sell.

M Y     U P D A T E

Response to Giacomo Sanfilippo, a hypocrite and lover of the abomination.

As for Inga Leonova, from several people it’s possible to hear the contrary of what has been assured to father John: namely, that she is in fact a lesbian. In any case, that does not really change anything about the matter.

The matter is not the personal sin of Inga Leonova; the matter is her promotion of the abomination, her cursed attempt to insinuate in the Holy Church of Christ a practice condemned and despised in the Scripture and by EVERY SINGLE HOLY FATHER of the Church. A practice that is an open rebellion to God and the constitutional order of His Creation, so hateful that the holy Fathers condemned the practice of anal sex even in lawfully married couple, giving them a stricter penance too.

She should be excommunicated from the Communion of Christ, until she repents (just like all the justifiers of the abomination, like Giacomo Sanfilippo and Aristotle Papanikolaou and George Demacopoulos and their kind). Their priests and their bishops will receive the greater condemnation.

She is another confirmation of the divine inspiration in the commandment of St. Paul: women must keep silence in the Church

Here some useful information about Inga Leonova and the background of the Lavender Mafia inside the OCA, in which she moves doing her filthy works.

I repeat, Christians should avoid even sharing the air in the same room with people like them!

Regarding Metropolitan Kallistos, he has forfeited his dignity as a shepherd of the Church of Christ. No Christian is entitled to the convinctions he has endorsed and shamefully made public, go figure if a Metropolitan is. Timothy Ware will get back the respect due to a bishop when he will show respect to the Church and her Holy Tradition, in repentance.

HISTORY LECTURES

June 22, 2018

Orthodoxy   and   the   Kingdom   of   Satan

A   Solemn   Recapitulation

LA TEORIA DELL’EVOLUZIONE E’ COME LA CORAZZATA POTEMKIN

June 17, 2018

Essa e’ una cagata pazzesca, in qualsiasi salsa venga presentata.

Non vi e’ stata alcuna evoluzione dell’uomo. E men che meno dalle scimmie. Piuttosto vi e’ stata una regressione. L’uomo non discende dalla scimmia. L’uomo e’ diventato una scimmia!

Ridotto ad una bestia dagli adoratori della Bestia, egli adora l’immagine della Bestia.

E tale rimarra’, grazie anche a persone che riconoscono l’aberrazione di tale visione, come la persona qui intervistata, ma che nel loro orgoglio intelletuale e nella pavidita’ di fronte ad un’intimidazione sociale che essi stessi hanno interiorizzato, si rifiutano assolutamente di ritornare a Dio, che e’ l’unica cosa che possa spiegare la Sua immagine: l’Uomo!

In tal modo, essi si confinano in una mera antitesi alla tesi della Bestia, in una stanca dialettica che da secoli e secoli non puo’ fare altro che produrre la stessa sintesi, sia pur di volta in volta camuffata in una narrativa nuova di zecca, che nasconde sempre lo stesso padrone: il regno della Bestia.

E nel regno della Bestia, il dissenso puo’ anche essere tollerato (esso puo’ venir buono per la prossima antitesi, che verra’ sintetizzata da par suo da colui che e’ il padrone di ogni dialettica), purche’ non si nomini il nome di Dio, se non per deriderlo o bestemmiarlo.

E tutti i dissidenti e tutti i resistenti si adeguano di buon grado, nella vanita’ delle loro menti, consegnandosi al ben triste fato di contestare qualche stronzata qui e la’, purche’ il dogma fondamentale della separazione da Dio non venga toccato.

Oggi l’unico vero rivoluzionario e’ colui che confessa Dio in spirito e verita’. Il resto e’ composto da mandrie di piccoli borghesi, nelle mani dell’aristocrazia oscura.

FREEDOM OF MAN – THE ORTHODOX UNDERSTANDING OF THE REDEMPTION

April 25, 2018

For the preaching of the cross is to them that perish foolishness; but unto us which are saved it is the power of God. For it is written, I will destroy the wisdom of the wise, and will bring to nothing the understanding of the prudent.

Where is the wise? where is the scribe? where is the disputer of this world? hath not God made foolish the wisdom of this world? For after that in the wisdom of God the world by wisdom knew not God, it pleased God by the foolishness of preaching to save them that believe.

For the Jews require a sign, and the Greeks seek after wisdom: But we preach Christ crucified, unto the Jews a stumblingblock, and unto the Greeks foolishness; But unto them which are called, both Jews and Greeks, Christ the power of God, and the wisdom of God.

Because the foolishness of God is wiser than men; and the weakness of God is stronger than men.

The Almighty has no use for slaves. What good slaves can be to Him Who may whatever He wishes?

God cannot deny Himself. He made men in His image, and this means above all that He made us free, free to choose, and this freedom must be preserved at any cost.

Man must be free to choose life eternal, and life eternal is the voluntary submission to the will of God, out of love for Him and His statutes. It is the faith in God and His Word!

This willing submission, in spirit and truth, means the Cross in this world (Mat 16, 24), which men have willingly delivered to the evil one. He died for our sins!

The Cross thus encompass all the life of Christ, and it’s not a single, separate (though, materially, it is the culminating) moment of His redemption of mankind. In other words, Gethsemane and Golgotha are not separate, they constitute the same Cross, so that the specious polemics about the imagined heresy contained in the work of the ever-memorable Metropolitan Anthony of Kiev are just a waste of time, with all their trawl of braided misunderstandings.

To be sure, the Metropolitan’s work contains not a few flaws:

  • we are not guilty for the sin of Adam, but we inherit that sin, in our flesh; our flesh is not only the body, but also what make it a living body, the soul; our soul is however a living (and rational <= logos provided) soul too, by the Spirit breathed in us by God, whereby able to be a bridge between the body and the Spirit, so that it can bear the imprint of the Eternal; if our will (our existence) directs and uses the soul just as a bridge to the world, then man abdicate his kingship, to become only the most sophisticated and the most stupid of the animals at the same time, bartering the image of God for that of the Beast;
  • in Adam all have sinned because our flesh bears the mark of that sin, which make impossible for us to avoid sinning in our life in this world; the Son of God took our flesh from a Virgin just to redeem it, for only He could live in that flesh sinless and overcome the world, so being a ransom for many (all those who believe in Him) in His Body;
  • the regenerative principle in man is exactly the same as the generative principle of his living soul: the Holy Spirit; the love of Christ in His suffering for a fallen mankind and complete obedience in our flesh to God unto death, even the death on the cross, is the conduit through which the Holy Spirit proceeds anew to many (all those who believe in Him), through His Body; the fuse which ignite the regenerative principle is Faith.
  • the fulfilment by Christ of all righteousness is not secondary at all;
  • man is the union of a living soul and a body, perfectly united, with no confusion, no separation, so that there are no torments not shared by both in this life;
  • it is not correct to dismiss entirely His impending death when explaining the exceedingly sorrowful state of the Lord in Gethsemane, lest you dismiss the supreme podvig of the Son of Man: even knowing that death had no power over Him, death is a traumatic experience for every man, even that Man, above all for that Man, the Sinless One; for that death (with its outline of humiliations and sufferings) was the only unjust one, death having no power over Him; yet He had to suffer it as a necessary step in the fulfilment of His ministry; for that hour He had come unto the world, to die for our sins;
  • the comparison with the martyrs’ suffering is baseless, as Christ was without sin;
  • the idea of the sufferings of Christ as a sacrifice to the devil is pure silliness, bordering on blasphemy, and should not even be mentioned; the sacrifice of Christ is offered to God, out of infinite love for Him and His will: the salvation of man in the only way fit for the image of God, through his free will;
  • His death was necessary to destroy death (our fear of death, which put us in bondage to this world and his prince), with His Resurrection.

These flaws are anyway nothing in comparison to the fluffy intellectual slime produced by some of his critics, the usual legends in their own mind, who at time seem to be unaware that, without Christ, the cross is just a massive piece of wood and blood a commodity.

Metropolitan Anthony was fighting heresies, not producing them. His laudable struggle has not been devoid of imperfections, but it’s surely well grounded in the Orthodox understanding of our redemption, contrariwise to the outright heresies which were being taught into Orthodox academies so-called. Heresies so dear to the debauched future betrayers of the Tsar, still unrepentant thereafter, because in them they fancies about finding cloaks for their sins.

The fears and the reserves of blessed Seraphim of Platina about degenerates appropriating the work of Metropolitan Anthony to advance their filthy compromises with the spirit of the world, partially justified also by not always proper examples and language used by Vladika, were not without merit, but futile nevertheless: the devil used the Scripture to tempt the Lord, and his progeny always slither around the Scripture to take cover for their abomination; go figure what they are willing and capable to do with non-Scripture. What should we do? Stay silent? They would then use that silence in their slanderous theomachy.

The culminating moment of His Cross, His death on Golgotha, meant the destruction of death, because the perfect man (as Adam was called to be) is immune to its clutches.

The fallen man must die in order to avoid the perpetuation of evil and his perennial abode in sin. Death is a decree of mercy and imperium at the same time by God.

The perfect man had to die in order to be resurrected.

Christ, though sinless, had to die as a man in order to be resurrected, in the body, and free us from the bondage which subjects this world, because of the Fall, to the evil one, a bondage aptly summed up in a few words: the fear of death!

And if Christ be not risen, then is our preaching vain, and your faith is also vain.

A sacrifice was necessary, indeed, the supreme sacrifice, offered to God for us, but to the satisfaction of nobody but us, our need to repent and atone for our sins, atonement made possible only by Him and through Him; and only in the measure that this satisfaction of our vital (in the true sense) needs is the good pleasure of God, then, to the satisfaction of God.

A sacrifice suffered by the Lord God, for thus it becometh Christ to fulfil all righteousness (Mat 3, 14), as divinely teached by St. Paul in his epistle to the Hebrew,

Death ought to be destroyed, but only in a way preserving our free choice, to join the Way (and this means the Cross in this world), teached by the Truth, to Life everlasting.

…with the precious blood of Christ, as of a lamb without blemish and without spot: Who verily was foreordained before the foundation of the world, but was manifest in these last times for you, Who by him do believe in God, that raised him up from the dead, and gave him glory; that your faith and hope might be in God.

The perfect man was also the perfect God, because only the Son incarnated could accomplish that complete, voluntary and self-denying obedience.

No man after the Fall could do it.

As you know, the fall of logical beings, both angels and people, occurred through rebellion. When Christ came to bring back into balance that which had fallen, he did not deign, nor provide nor attempt nor decide to make that return by any other gate but that of obedience.

When Christ came, He had the power, as Lord of all to alter even the law of creation, because “He spoke and they were born, He commanded and they were made”. He is the craftsman. And yet, to prove the perfection of His Godly magnificence, He indicated that there should be a return to where the fall occurred. He was forced, therefore, to take on our own nature, to undergo a kind of selflessness that’s inconceivable for the thought process of logical beings and to persuade us, in practice, that our restitution could only succeed in this way.

Venerable Joseph of Vatopaidi

The perfect God had to become a man, because it was man who did need His salvation.

Behold! The Lamb of God who takes away the sin of the world!

That glorification, in absolute humility, obedience and submission (to God, not to men), restored to mankind the Way shown by the Truth to Life, a hope of salvation.

Just a hope, as man must still choose, every man. God cannot deny Himself.

Life eternal is the Faith in a faithful God and His Son, His Word, the Conveyor of His Holy Spirit: our Lord Jesus Christ!

And this is eternal life, that they may know You, the only true God, and Jesus Christ whom You have sent.

Why did Christ say the words: ‘My God, my God, why hast thou forsaken me’?

April 16, 2018

For it was meet that the Christ of God would accomplish all righteousness (Mat 3, 13-15).

Whereby the Giver of the Law submitted to all rituals and requirements of the Law, and the Word of Truth suffered all that was prophesied about Him.

Christ was quoting the first words of Psalm 21, which contains a prophesy about the humiliation and suffering of the Holy One of Israel. You can appreciate the astonishing precision of the words used by king David: he uses the exact words that the chief priests and the Pharisee did utter in mocking the Lord at His Golgotha, he describes exactly what the soldiers did with the garments of the Lord, and the excruciating dislocations upon the body’s limbs and the pain caused by the cross, and all the wounds inflicted upon Him.

Christ was telling them once more that they had not known the time of their visitation, that they were crucifying the Lord of Glory. Alas, there were no ears to hear!

My God, my God, why hast thou forsaken me? why art thou so far from helping me, and from the words of my roaring? O my God, I cry in the day time, but thou hearest not; and in the night season, and am not silent.

But thou art holy, O thou that inhabitest the praises of Israel. Our fathers trusted in thee: they trusted, and thou didst deliver them. They cried unto thee, and were delivered: they trusted in thee, and were not confounded.

But I am a worm, and no man; a reproach of men, and despised of the people. All they that see me laugh me to scorn: they shoot out the lip, they shake the head, saying, He trusted on the Lord that he would deliver him: let him deliver him, seeing he delighted in him. 

But thou art he that took me out of the womb: thou didst make me hope when I was upon my mother’s breasts. I was cast upon thee from the womb: thou art my God from my mother’s belly. Be not far from me; for trouble is near; for there is none to help.

Many bulls have compassed me: strong bulls of Bashan have beset me round. They gaped upon me with their mouths, as a ravening and a roaring lion.

I am poured out like water, and all my bones are out of joint: my heart is like wax; it is melted in the midst of my bowels. My strength is dried up like a potsherd; and my tongue cleaveth to my jaws; and thou hast brought me into the dust of death.

For dogs have compassed me: the assembly of the wicked have inclosed me: they pierced my hands and my feet. I may tell all my bones: they look and stare upon me. They part my garments among them, and cast lots upon my vesture.

Seest thou how they labour for the truth against their will?

April 10, 2018

For they themselves came to Pilate, themselves asked, themselves sealed, setting the watch, so as to be accusers, and refuters one of another. And indeed when should they have stolen Him? on the Sabbath? And how? for it was not lawful so much as to go out. And even if they transgressed the law, how should they have dared, who were so timid, to come forth? And how could they also have been able to persuade the multitude? By saying what? By doing what? And from what sort of zeal could they have stood in behalf of the dead? expecting what recompense? what requital? Seeing Him yet alive and merely seized, they had fled; and after His death were they likely to speak boldly in His behalf, unless He had risen again? And how should these things be reasonable? For that they were neither willing nor able to feign a resurrection that did not take place, is plain from hence. He discoursed to them of a resurrection, and continually said, as indeed these very men have stated, “After three days I rise again.” If therefore He rose not again, it is quite clear that these men (having been deceived and made enemies to an entire nation for His sake, and come to be without home and without city) would have abhorred Him, and would not have been willing to invest Him with such glory; as having been deceived, and having fallen into the utmost dangers on His account. For that they would not even have been able, unless the resurrection had been true, to feign it, this does not so much as need reasoning.

For in what were they confident? In the shrewdness of their reasonings? Nay of all men they were the most unlearned. But in the abundance of their possessions? Nay, they neither had staff nor shoes. But in the distinction of their race? Nay, they were mean, and of mean ancestors. But in the greatness of their country? Nay, they were of obscure places. But in their own numbers? Nay, they were not more than eleven, and they were scattered abroad. But in their Master’s promises? What kind of promises? For if He were not risen again, neither would those be likely to be trusted by them. And how should they endure a frantic people. For if the chief of them endured not the speech of a woman, keeping the door, and if all the rest too, on seeing Him bound, were scattered abroad, how should they have thought to run to the ends of the earth, and plant a feigned tale of a resurrection? For if he stood not a woman’s threat, and they not so much the sight of bonds, how were they able to stand against kings, and rulers, and nations, where were swords, and gridirons, and furnaces, and ten thousand deaths by day, unless they had the benefit of the power and grace of Him who rose again? Such miracles and so many were done, and none of these things did the Jews regard, but crucified Him Who had done them, and were they likely to believe these men at their mere word about a resurrection? These things are not, they are not so, but the might of Him Who rose again brought them to pass.

People lie to obtain some sort of profit or to hide their shame. They do not lie to get insults, hard life, persecutions, unspeakable tortures and horrible deaths.

C H R I S T     I S     R I S E N ,    I N D E E D ! ! !

If any man be devout and loveth God, let him enjoy this fair and radiant triumphal feast! If any man be a wise servant, let him rejoicing enter into the joy of his Lord.

If any have laboured long in fasting, let him how receive his recompense. If any have wrought from the first hour, let him today receive his just reward. If any have come at the third hour, let him with thankfulness keep the feast. If any have arrived at the sixth hour, let him have no misgivings; Because he shall in nowise be deprived therefore. If any have delayed until the ninth hour, let him draw near, fearing nothing. And if any have tarried even until the eleventh hour, let him, also, be not alarmed at his tardiness.

For the Lord, who is jealous of his honour, will accept the last even as the first. He giveth rest unto him who cometh at the eleventh hour, even as unto him who hath wrought from the first hour.

And He showeth mercy upon the last, and careth for the first; And to the one He giveth, and upon the other He bestoweth gifts. And He both accepteth the deeds, and welcometh the intention, and honoureth the acts and praises the offering.

Wherefore, enter ye all into the joy of your Lord; Receive your reward, both the first, and likewise the second. You rich and poor together, hold high festival! You sober and you heedless, honour the day! Rejoice today, both you who have fasted and you who have disregarded the fast. The table is full-laden; feast ye all sumptuously. The calf is fatted; let no one go hungry away. Enjoy ye all the feast of faith: receive ye all the riches of loving-kindness.

Let no one bewail his poverty, for the universal Kingdom has been revealed. Let no one weep for his iniquities, for pardon has shown forth from the grave. Let no one fear death, for the Saviour’s death has set us free. He that was held prisoner of it has annihilated it.

By descending into Hell, He made Hell captive. He embittered it when it tasted of His flesh. And Isaiah, foretelling this, did cry: Hell, said he, was embittered when it encountered Thee in the lower regions.

It was embittered, for it was abolished. It was embittered, for it was mocked. It was embittered, for it was slain. It was embittered, for it was overthrown. It was embittered, for it was fettered in chains. It took a body, and met God face to face. It took earth, and encountered Heaven. It took that which was seen, and fell upon the unseen.

O Death, where is thy sting? O Hell, where is thy victory?

Christ is risen, and thou art overthrown! Christ is risen, and the demons are fallen! Christ is risen, and the angels rejoice! Christ is risen, and life reigns! Christ is risen, and not one dead remains in the grave. For Christ, being risen from the dead, is become the first-fruits of those who have fallen asleep.

To Him be glory and dominion unto ages of ages.
Amen.

St. John Chrysostom

THE HOLY PASCHA OF THE LORD

April 2, 2018

The Entry of the Lord into Jerusalem. Decani, Serbia. Fragment of fresco.

Now in the morning as he returned into the city, he was hungry. And when he saw a fig tree in the way, he came to it, and found nothing thereon, but leaves only, and said unto it, Let no fruit grow on thee henceforward for ever. And at once the fig tree withered away. And when the disciples saw it, they marvelled, saying, How soon is the fig tree withered away!

Jesus answered and said unto them, Verily I say unto you, If ye have faith, and doubt not, ye shall not only do this which is done to the fig tree, but also if ye shall say unto this mountain, Be thou removed, and be thou cast into the sea; it shall be done. And all things, whatsoever ye shall ask in prayer, believing, ye shall receive.

And when he was come into the temple, the chief priests and the elders of the people came unto him as he was teaching, and said, By what authority doest thou these things? and who gave thee this authority? And Jesus answered and said unto them, I also will ask you one thing, which if ye tell me, I in likewise will tell you by what authority I do these things. The baptism of John, whence was it? from heaven, or of men? And they reasoned with themselves, saying, If we shall say, From heaven; he will say unto us, Why did ye not then believe him? But if we shall say, Of men; we fear the people; for all hold John as a prophet. And they answered Jesus, and said, We cannot tell. And he said unto them, Neither tell I you by what authority I do these things.

But what think ye? A certain man had two sons; and he came to the first, and said, Son, go work to day in my vineyard. He answered and said, I will not: but afterward he repented, and went. And he came to the second, and said likewise. And he answered and said, I go, sir: and went not. Whether of them twain did the will of his father? They say unto him, the first.

Jesus saith unto them, Verily I say unto you, that the publicans and the harlots go into the kingdom of God before you. For John came unto you in the way of righteousness, and ye believed him not: but the publicans and the harlots believed him: and ye, when ye had seen it, repented not afterward, that ye might believe him.

Hear another parable: There was a certain householder, which planted a vineyard, and hedged it round about, and digged a winepress in it, and built a tower, and let it out to husbandmen, and went into a far country: And when the time of the fruit drew near, he sent his servants to the husbandmen, that they might receive the fruits of it, but the husbandmen took his servants, and beat one, and killed another, and stoned another. Again, he sent other servants more than the first: and they did unto them likewise.Last of all he sent unto them his son, saying, They will reverence my son. But when the husbandmen saw the son, they said among themselves, this is the heir; come, let us kill him, and let us seize on his inheritance. And they caught him, and cast him out of the vineyard, and slew him.

When the lord therefore of the vineyard cometh, what will he do unto those husbandmen? They saith unto him, He will miserably destroy those wicked men, and will let out his vineyard unto other husbandmen, which shall render him the fruits in their seasons.

Jesus saith unto them, Did ye never read in the scriptures, the stone which the builders rejected, the same is become the head of the corner: this is the Lord’s doing, and it is marvellous in our eyes? Therefore say I unto you, the kingdom of God shall be taken from you, and given to a nation bringing forth the fruits thereof. And whosoever shall fall on this stone shall be broken: but on whomsoever it shall fall, it will grind him to powder.

Then went the Pharisees, and took counsel how they might entangle him in his talk. And they sent out unto him their disciples with the Herodians, saying, Master, we know that thou art true, and teach the way of God in truth, neither care thou for any man: for thou regard not the person of men. Tell us therefore, what think thou? Is it lawful to give tribute unto Caesar, or not? But Jesus perceived their wickedness, and said, Why tempt ye me, ye hypocrites? Show me the tribute money. And they brought unto him a denarius. And he said unto them, Whose is this image and superscription? They say unto him, Caesar’s. Then said he unto them, Render therefore unto Caesar the things which are Caesar’s; and unto God the things that are God’s. When they had heard these words, they marvelled, and left him, and went their way.

The same day came to him the Sadducees, which say that there is no resurrection, and asked him, saying, Master, Moses said, If a man die, having no children, his brother shall marry his wife, and raise up seed unto his brother. Now there were with us seven brethren: and the first, when he had married a wife, deceased, and, having no offspring, left his wife unto his brother. Likewise the second also, and the third, unto the seventh. And last of all the woman died also. Therefore in the resurrection whose wife shall she be of the seven? for they all had her. Jesus answered and said unto them, Ye do err, not knowing the scriptures, nor the power of God. For in the resurrection they neither marry, nor are given in marriage, but are as the angels of God in heaven. But as touching the resurrection of the dead, have ye not read that which was spoken unto you by God, saying, I am the God of Abraham, and the God of Isaac, and the God of Jacob? God is not the God of the dead, but of the living. And when the multitude heard this, they were astonished at his doctrine.

But when the Pharisees had heard that he had put the Sadducees to silence, they were gathered together. Then one of them, which was a lawyer, asked him a question, tempting him, and saying, Master, which is the great commandment in the law? Jesus said unto him, Thou shalt love the Lord thy God with all thy heart, and with all thy soul, and with all thy mind. This is the first and great commandment. And the second is like unto it, Thou shalt love thy neighbour as thyself. On these two commandments hang all the law and the prophets.

While the Pharisees were gathered together, Jesus asked them, saying, What think ye of Christ? whose son is he? They say unto him, The son of David. He saith unto them, How then doth David in spirit call him Lord, saying, the LORD said unto my Lord, Sit thou on my right hand, till I make thine enemies thy footstool? If David then call him Lord, how is he his son? And no man was able to answer him a word, neither dared any man from that day forth ask him any more questions.

Then spake Jesus to the multitude, and to his disciples, saying: the scribes and the Pharisees sit in Moses’ seat. All therefore whatsoever they bid you observe, that observe and do; but do not ye after their works: for they say, and do not. For they bind heavy burdens and grievous to be borne, and lay them on men’s shoulders; but they themselves will not move them with one of their fingers. But all their works they do for to be seen of men: they make broad their phylacteries, and enlarge the borders of their garments, and love the uppermost rooms at feasts, and the chief seats in the synagogues, and greetings in the markets, and to be called of men, Rabbi, Rabbi. But be not ye called Rabbi: for one is your Master, even Christ; and all ye are brethren. And call no man your father upon the earth: for one is your Father, which is in heaven. Neither be ye called masters: for one is your Master, even Christ. But he that is greatest among you shall be your servant. And whosoever shall exalt himself shall be abased; and he that shall humble himself shall be exalted.

But woe unto you, scribes and Pharisees, hypocrites! for ye shut up the kingdom of heaven against men: for ye neither go in yourselves, neither suffer ye them that are entering to go in. Woe unto you, scribes and Pharisees, hypocrites! for ye devour widows’ houses, and for a pretence make long prayer: therefore ye shall receive the greater damnation. Woe unto you, scribes and Pharisees, hypocrites! for ye compass sea and land to make one proselyte, and when he is made, ye make him twofold more the child of hell than yourselves.

Woe unto you, ye blind guides, which say, Whosoever shall swear by the temple, it is nothing; but whosoever shall swear by the gold of the temple, he is a debtor! Ye fools and blind: for whether is greater, the gold, or the temple that sanctifieth the gold? And, whosoever shall swear by the altar, it is nothing; but whosoever sweareth by the gift that is upon it, he is guilty. Ye fools and blind: for whether is greater, the gift, or the altar that sanctifieth the gift? Whoso therefore shall swear by the altar, sweareth by it, and by all things thereon. And whoso shall swear by the temple, sweareth by it, and by him that dwelleth therein. And he that shall swear by heaven, sweareth by the throne of God, and by him that sitteth thereon.

Woe unto you, scribes and Pharisees, hypocrites! for ye pay tithe of mint and anise and cummin, and have omitted the weightier matters of the law, judgment, mercy, and faith: these ought ye to have done, and not to leave the other undone. Ye blind guides, which strain at a gnat, and swallow a camel.

Woe unto you, scribes and Pharisees, hypocrites! for ye make clean the outside of the cup and of the platter, but within they are full of extortion and excess. Thou blind Pharisee, cleanse first that which is within the cup and platter, that the outside of them may be clean also. Woe unto you, scribes and Pharisees, hypocrites! for ye are like unto whited sepulchres, which indeed appear beautiful outward, but are within full of dead men’s bones, and of all uncleanness. Even so ye also outwardly appear righteous unto men, but within ye are full of hypocrisy and iniquity.

Woe unto you, scribes and Pharisees, hypocrites! because ye build the tombs of the prophets, and garnish the sepulchres of the righteous, and say, If we had been in the days of our fathers, we would not have been partakers with them in the blood of the prophets. Wherefore ye be witnesses unto yourselves, that ye are the children of them which killed the prophets. Fill ye up then the measure of your fathers. Ye serpents, ye generation of vipers, how can ye escape the damnation of hell?

Wherefore, behold, I send unto you prophets, and wise men, and scribes: and some of them ye shall kill and crucify; and some of them shall ye scourge in your synagogues, and persecute them from city to city: that upon you may come all the righteous blood shed upon the earth, from the blood of righteous Abel unto the blood of Zacharias son of Barachias, whom ye slew between the temple and the altar.

Verily I say unto you, All these things shall come upon this generation. O Jerusalem, Jerusalem, thou that killest the prophets, and stonest them which are sent unto thee, how often would I have gathered thy children together, even as a hen gathereth her chickens under her wings, and ye would not! Behold, your house is left unto you desolate. For I say unto you, Ye shall see me no more, till ye shall say, Blessed is he that cometh in the name of the Lord.

And Jesus went out, and departed from the temple: and his disciples came to him for to show him the buildings of the temple. And Jesus said unto them, See ye all these things? Verily I say unto you, there shall not be left here one stone upon another, that shall not be thrown down. And as he sat upon the mount of Olives, the disciples came unto him privately, saying, Tell us, when shall these things be? and what shall be the sign of thy coming, and of the end of the world? And Jesus answered and said unto them, Take heed that no man deceive you. For many shall come in my name, saying, I am Christ; and shall deceive many. And ye shall hear of wars and rumours of wars: see that ye be not troubled: for all these things must come to pass, but the end is not yet. For nation shall rise against nation, and kingdom against kingdom: and there shall be famines, and pestilences, and earthquakes, in divers places. All these are the beginning of sorrows.

Then shall they deliver you up to be afflicted, and shall kill you: and ye shall be hated of all nations for my name’s sake. And then shall many be offended, and shall betray one another, and shall hate one another. And many false prophets shall rise, and shall deceive many. And because iniquity shall abound, the love of many shall wax cold. But he that shall endure unto the end, the same shall be saved. And this gospel of the kingdom shall be preached in all the world for a witness unto all nations; and then shall the end come.

When ye therefore shall see the abomination of desolation, spoken of by Daniel the prophet, stand in the holy place (whoso read, let him understand), then let them which be in Judaea flee into the mountains. Let him which is on the housetop not come down to take any thing out of his house, neither let him which is in the field return back to take his clothes. And woe unto them that are with child, and to them that give suck in those days! And pray ye that your flight be not in the winter, neither on the sabbath day.

For then shall be great tribulation, such as was not since the beginning of the world to this time, no, nor ever shall be. And except those days should be shortened, there should no flesh be saved: but for the elect’s sake those days shall be shortened. Then if any man shall say unto you, Lo, here is Christ, or there; believe it not. For there shall arise false christs, and false prophets, and shall shew great signs and wonders; insomuch that, if it were possible, they shall deceive the very elect. Behold, I have told you before.

Wherefore if they shall say unto you, Behold, he is in the desert; go not forth: behold, he is in the secret chambers; believe it not. For as the lightning cometh out of the east, and shineth even unto the west; so shall also the coming of the Son of man be. For wheresoever the carcase is, there will the eagles be gathered together.

Immediately after the tribulation of those days shall the sun be darkened, and the moon shall not give her light, and the stars shall fall from heaven, and the powers of the heavens shall be shaken. And then shall appear the sign of the Son of man in heaven: and then shall all the tribes of the earth mourn, and they shall see the Son of man coming in the clouds of heaven with power and great glory. And he shall send his angels with a great sound of a trumpet, and they shall gather together his elect from the four winds, from one end of heaven to the other.

Now learn a parable of the fig tree; When his branch is yet tender, and putteth forth leaves, ye know that summer is nigh: So likewise ye, when ye shall see all these things, know that it is near, even at the doors.

Verily I say unto you, This generation shall not pass, till all these things be fulfilled. Heaven and earth shall pass away, but my words shall not pass away.

But of that day and hour knoweth no man, no, not the angels of heaven, but my Father only. As the days of Noah were, so shall also the coming of the Son of man be. For as in the days that were before the flood they were eating and drinking, marrying and giving in marriage, until the day that Noah entered into the ark, and knew not until the flood came, and took them all away; so shall also the coming of the Son of man be. Then shall two be in the field; the one shall be taken, and the other left. Two women shall be grinding at the mill; the one shall be taken, and the other left. Watch therefore: for ye know not what hour your Lord doth come.

Know this, that if the master of the house had known in what watch the thief would come, he would have watched, and would not have suffered his house to be broken up. Therefore be ye also ready: for in such an hour as ye think not the Son of man cometh.

Who then is a faithful and wise servant, whom his lord hath made ruler over his household, to give them meat in due season? Blessed is that servant, whom his lord when he cometh shall find so doing. Verily I say unto you, That he shall make him ruler over all his goods. But and if that evil servant shall say in his heart, My lord delays his coming; and shall begin to smite his fellow servants, and to eat and drink with the drunken; the lord of that servant shall come in a day when he looks not for him, and in an hour that he is not aware of, and shall cut him asunder, and appoint him his portion with the hypocrites: there shall be weeping and gnashing of teeth.

Then shall the kingdom of heaven be likened unto ten virgins, which took their lamps, and went forth to meet the bridegroom. And five of them were wise, and five were foolish. They that were foolish took their lamps, and took no oil with them: But the wise took oil in their vessels with their lamps. While the bridegroom tarried, they all slumbered and slept. And at midnight there was a cry made, Behold, the bridegroom cometh; go ye out to meet him. Then all those virgins arose, and trimmed their lamps. And the foolish said unto the wise, Give us of your oil; for our lamps are gone out. But the wise answered, saying, Not so; lest there be not enough for us and you: but go ye rather to them that sell, and buy for yourselves. And while they went to buy, the bridegroom came; and they that were ready went in with him to the marriage: and the door was shut. Afterward came also the other virgins, saying, Lord, Lord, open to us. But he answered and said, Verily I say unto you, I know you not. Watch therefore, for ye know neither the day nor the hour wherein the Son of man cometh.

For the kingdom of heaven is as a man travelling into a far country, who called his own servants, and delivered unto them his goods. And unto one he gave five talents, to another two, and to another one; to every man according to his several ability; and straightway took his journey. Then he that had received the five talents went and traded with the same, and made them other five talents. And likewise he that had received two, he also gained other two. But he that had received one went and digged in the earth, and hid his lord’s money. After a long time the lord of those servants cometh, and reckoneth with them. And so he that had received five talents came and brought other five talents, saying, Lord, thou deliveredst unto me five talents: behold, I have gained beside them five talents more. His lord said unto him, Well done, thou good and faithful servant: thou hast been faithful over a few things, I will make thee ruler over many things: enter thou into the joy of thy lord. He also that had received two talents came and said, Lord, thou deliveredst unto me two talents: behold, I have gained two other talents beside them. His lord said unto him, Well done, good and faithful servant; thou hast been faithful over a few things, I will make thee ruler over many things: enter thou into the joy of thy lord.

Then he which had received the one talent came and said, Lord, I knew thee that thou art an hard man, reaping where thou hast not sown, and gathering where thou hast not strawed: and I was afraid, and went and hid thy talent in the earth: lo, there thou hast that is thine. His lord answered and said unto him, Thou wicked and slothful servant, thou knewest that I reap where I sowed not, and gather where I have not strawed: thou oughtest therefore to have put my money to the exchangers, and then at my coming I should have received mine own with interest. Take therefore the talent from him, and give it unto him which hath ten talents. For unto every one that hath shall be given, and he shall have abundance: but from him that hath not shall be taken away even that which he hath. And cast ye the unprofitable servant into outer darkness: there shall be weeping and gnashing of teeth.

When the Son of man shall come in his glory, and all the holy angels with him, then shall he sit upon the throne of his glory: and before him shall be gathered all nations: and he shall separate them one from another, as a shepherd divides his sheep from the goats: And he shall set the sheep on his right hand, but the goats on the left. Then shall the King say unto them on his right hand, Come, ye blessed of my Father, inherit the kingdom prepared for you from the foundation of the world: For I was hungry, and ye gave me meat: I was thirsty, and ye gave me drink: I was a stranger, and ye took me in: Naked, and ye clothed me: I was sick, and ye visited me: I was in prison, and ye came unto me. Then shall the righteous answer him, saying, Lord, when saw we thee hungry, and fed thee? or thirsty, and gave thee drink? When saw we thee a stranger, and took thee in? or naked, and clothed thee? Or when saw we thee sick, or in prison, and came unto thee? And the King shall answer and say unto them, Verily I say unto you, Inasmuch as ye have done it unto one of the least of these my brethren, ye have done it unto me.

Then shall he say also unto them on the left hand, Depart from me, ye cursed, into everlasting fire, prepared for the devil and his angels: For I was hungry, and ye gave me no meat: I was thirsty, and ye gave me no drink: I was a stranger, and ye took me not in: naked, and ye clothed me not: sick, and in prison, and ye visited me not. Then shall they also answer him, saying, Lord, when saw we thee an hungry, or athirst, or a stranger, or naked, or sick, or in prison, and did not minister unto thee? Then shall he answer them, saying, Verily I say unto you, Inasmuch as ye did it not to one of the least of these, ye did it not to me. And these shall go away into everlasting punishment: but the righteous into life eternal.

And it came to pass, when Jesus had finished all these sayings, he said unto his disciples,  Ye know that after two days is the feast of the  Passover, and the Son of man is betrayed to be crucified.

Then came the day of unleavened bread, when the passover must be killed. And he sent Peter and John, saying, Go and prepare us the passover, that we may eat. And they said unto him, Where wilt thou that we prepare? And he said unto them, Behold, when ye are entered into the city, there shall a man meet you, bearing a pitcher of water; follow him into the house where he enter in. And ye shall say unto the master of the house, The Master saith unto thee, Where is the guest chamber, where I shall eat the passover with my disciples? And he shall shew you a large upper room furnished: there make ready. And they went, and found as he had said unto them: and they made ready the passover.

When the hour was come, he sat down, and the twelve apostles with him. And he said unto them, With desire I have desired to eat this passover with you before I suffer: For I say unto you, I will not any more eat thereof, until it be fulfilled in the kingdom of God. And he took the cup, and gave thanks, and said, Take this, and divide it among yourselves: For I say unto you, I will not drink of the fruit of the vine, until the kingdom of God shall come. And he took bread, and gave thanks, and brake it, and gave unto them, saying, This is my body which is given for you: this do in remembrance of me. Likewise also the cup after supper, saying, This cup is the new testament in my blood, which is shed for you.

Behold, the hand of him that betrayed me is with me on the table. And truly the Son of man goes, as it was determined: but woe unto that man by whom he is betrayed! And they began to enquire among themselves, which of them it was that should do this thing.

There was also a strife among them, which of them should be accounted the greatest. And he said unto them, The kings of the Gentiles exercise lordship over them; and they that exercise authority upon them are called benefactors. But ye shall not be so: but he that is greatest among you, let him be as the younger; and he that is chief, as he that doth serve.

For whether is greater, he that sit at meat, or he that serve? is not he that sit at meat? but I am among you as he that serve. Ye are they which have continued with me in my temptations. And I appoint unto you a kingdom, as my Father hath appointed unto me; that ye may eat and drink at my table in my kingdom, and sit on thrones judging the twelve tribes of Israel.

He riseth from supper, and laid aside his garments; and took a towel, and girded himself. After that he poureth water into a bason, and began to wash the disciples’ feet, and to wipe them with the towel wherewith he was girded. Then cometh he to Simon Peter: and Peter saith unto him, Lord, dost thou wash my feet? Jesus answered and said unto him, What I do thou knowest not now; but thou shalt know hereafter. Peter saith unto him, Thou shalt never wash my feet. Jesus answered him, If I wash thee not, thou hast no part with me. Simon Peter saith unto him, Lord, not my feet only, but also my hands and my head. Jesus saith to him, He that is washed needeth not save to wash his feet, but is clean every whit: and ye are clean, but not all. For he knew who should betray him; therefore said he, Ye are not all clean.

So after he had washed their feet, and had taken his garments, and was set down again, he said unto them, Know ye what I have done to you? Ye call me Master and Lord: and ye say well; for so I am. If I then, your Lord and Master, have washed your feet; ye also ought to wash one another’s feet. For I have given you an example, that ye should do as I have done to you. Verily, verily, I say unto you, The servant is not greater than his lord; neither he that is sent greater than he that sent him. If ye know these things, happy are ye if ye do them.

I speak not of you all: I know whom I have chosen: but that the scripture may be fulfilled, He that eateth bread with me hath lifted up his heel against me. Now I tell you before it come, that, when it is come to pass, ye may believe that I am he. Verily, verily, I say unto you, He that receiveth whomsoever I send receiveth me; and he that receiveth me receiveth him that sent me.

When Jesus had thus said, he was troubled in spirit, and testified, and said, Verily, verily, I say unto you, that one of you shall betray me. Then the disciples looked one on another, doubting of whom he spake. Now there was leaning on Jesus’ bosom one of his disciples, whom Jesus loved. Simon Peter therefore beckoned to him, that he should ask who it should be of whom he spake. He then lying on Jesus’ breast saith unto him, Lord, who is it? Jesus answered, He it is, to whom I shall give a sop, when I have dipped it. And when he had dipped the sop, he gave it to Judas Iscariot, the son of Simon. And after the sop Satan entered into him. Then said Jesus unto him, That thou doest, do quickly.

Now no man at the table knew for what intent he spake this unto him. For some of them thought, because Judas had the bag, that Jesus had said unto him, Buy those things that we have need of against the feast; or, that he should give something to the poor. He then having received the sop went immediately out: and it was night.

Therefore, when he was gone out, Jesus said, Now is the Son of man glorified, and God is glorified in him. If God be glorified in him, God shall also glorify him in himself, and shall straightway glorify him. Little children, yet a little while I am with you. Ye shall seek me: and as I said unto the Jews, Whither I go, ye cannot come; so now I say to you. A new commandment I give unto you, That ye love one another; as I have loved you, that ye also love one another. By this shall all men know that ye are my disciples, if ye have love one to another.

Simon Peter said unto him, Lord, whither goest thou? Jesus answered him, Whither I go, thou canst not follow me now; but thou shalt follow me afterwards. Peter said unto him, Lord, why cannot I follow thee now? I will lay down my life for thy sake. Jesus answered him, Wilt thou lay down thy life for my sake? Verily, verily, I say unto thee, The cock shall not crow, till thou hast denied me thrice.

Let not your heart be troubled: ye believe in God, believe also in me. In my Father’s house are many mansions: if it were not so, I would have told you. I go to prepare a place for you. And if I go and prepare a place for you, I will come again, and receive you unto myself; that where I am, there ye may be also. And whither I go ye know, and the way ye know. Thomas saith unto him, Lord, we know not whither thou goest; and how can we know the way? Jesus saith unto him, I am the way, the truth, and the life: no man cometh unto the Father, but by me. If ye had known me, ye should have known my Father also: and from henceforth ye know him, and have seen him.

Philip saith unto him, Lord, shew us the Father, and it sufficeth us. Jesus saith unto him, Have I been so long time with you, and yet hast thou not known me, Philip? he that hath seen me hath seen the Father; and how sayest thou then, Shew us the Father? Believest thou not that I am in the Father, and the Father in me? the words that I speak unto you I speak not of myself: but the Father that dwelleth in me, he doeth the works. Believe me that I am in the Father, and the Father in me: or else believe me for the very works’ sake. Verily, verily, I say unto you, He that believeth on me, the works that I do shall he do also; and greater works than these shall he do; because I go unto my Father. And whatsoever ye shall ask in my name, that will I do, that the Father may be glorified in the Son. If ye shall ask any thing in my name, I will do it.

If ye love me, keep my commandments. And I will pray the Father, and he shall give you another Comforter, that he may abide with you for ever; Even the Spirit of truth; whom the world cannot receive, because it seeth him not, neither knoweth him: but ye know him; for he dwelleth with you, and shall be in you. I will not leave you comfortless: I will come to you. Yet a little while, and the world seeth me no more; but ye see me: because I live, ye shall live also. At that day ye shall know that I am in my Father, and ye in me, and I in you. He that hath my commandments, and keepeth them, he it is that loveth me: and he that loveth me shall be loved of my Father, and I will love him, and will manifest myself to him.

Judas saith unto him, not Iscariot, Lord, how is it that thou wilt manifest thyself unto us, and not unto the world? Jesus answered and said unto him, If a man love me, he will keep my words: and my Father will love him, and we will come unto him, and make our abode with him. He that loveth me not keepeth not my sayings: and the word which ye hear is not mine, but the Father’s which sent me. These things have I spoken unto you, being yet present with you. But the Comforter, which is the Holy Spirit, whom the Father will send in my name, he shall teach you all things, and bring all things to your remembrance, whatsoever I have said unto you.

Peace I leave with you, my peace I give unto you: not as the world giveth, give I unto you. Let not your heart be troubled, neither let it be afraid. Ye have heard how I said unto you, I go away, and come again unto you. If ye loved me, ye would rejoice, because I said, I go unto the Father: for my Father is greater than I. And now I have told you before it come to pass, that, when it is come to pass, ye might believe. Hereafter I will not talk much with you: for the prince of this world cometh, and hath nothing in me. But that the world may know that I love the Father; and as the Father gave me commandment, even so I do. Arise, let us go hence.

I am the true vine, and my Father is the husbandman. Every branch in me that beareth not fruit he taketh away: and every branch that beareth fruit, he purgeth it, that it may bring forth more fruit. Now ye are clean through the word which I have spoken unto you. Abide in me, and I in you. As the branch cannot bear fruit of itself, except it abide in the vine; no more can ye, except ye abide in me. I am the vine, ye are the branches: He that abideth in me, and I in him, the same bringeth forth much fruit: for without me ye can do nothing.

If a man abide not in me, he is cast forth as a branch, and is withered; and men gather them, and cast them into the fire, and they are burned. If ye abide in me, and my words abide in you, ye shall ask what ye will, and it shall be done unto you. Herein is my Father glorified, that ye bear much fruit; so shall ye be my disciples. As the Father hath loved me, so have I loved you: continue ye in my love. If ye keep my commandments, ye shall abide in my love; even as I have kept my Father’s commandments, and abide in his love.

These things have I spoken unto you, that my joy might remain in you, and that your joy might be full. This is my commandment, That ye love one another, as I have loved you. Greater love hath no man than this, that a man lay down his life for his friends. Ye are my friends, if ye do whatsoever I command you. Henceforth I call you not servants; for the servant knoweth not what his lord doeth: but I have called you friends; for all things that I have heard of my Father I have made known unto you. Ye have not chosen me, but I have chosen you, and ordained you, that ye should go and bring forth fruit, and that your fruit should remain: that whatsoever ye shall ask of the Father in my name, he may give it you.

These things I command you, that ye love one another. If the world hate you, ye know that it hated me before it hated you. If ye were of the world, the world would love his own: but because ye are not of the world, but I have chosen you out of the world, therefore the world hateth you. Remember the word that I said unto you, The servant is not greater than his lord. If they have persecuted me, they will also persecute you; if they have kept my saying, they will keep yours also. But all these things will they do unto you for my name’s sake, because they know not him that sent me.

If I had not come and spoken unto them, they had not had sin: but now they have no cloak for their sin. He that hateth me hateth my Father also. If I had not done among them the works which none other man did, they had not had sin: but now have they both seen and hated both me and my Father. But this cometh to pass, that the word might be fulfilled that is written in their law, They hated me without a cause.

But when the Comforter is come, whom I will send unto you from the Father, even the Spirit of truth, which proceedeth from the Father, he shall testify of me: And ye also shall bear witness, because ye have been with me from the beginning.

These things have I spoken unto you, that ye should not be offended. They shall put you out of the synagogues: yea, the time cometh, that whosoever killeth you will think that he doeth God service. And these things will they do unto you, because they have not known the Father, nor me.

But these things have I told you, that when the time shall come, ye may remember that I told you of them. And these things I said not unto you at the beginning, because I was with you. But now I go my way to him that sent me; and none of you asketh me, Whither goest thou? But because I have said these things unto you, sorrow hath filled your heart.
Nevertheless I tell you the truth; It is expedient for you that I go away: for if I go not away, the Comforter will not come unto you; but if I depart, I will send him unto you. And when he is come, he will reprove the world of sin, and of righteousness, and of judgment: Of sin, because they believe not on me; Of righteousness, because I go to my Father, and ye see me no more; Of judgment, because the prince of this world is judged.

I have yet many things to say unto you, but ye cannot bear them now. Howbeit when he, the Spirit of truth, is come, he will guide you into all truth: for he shall not speak of himself; but whatsoever he shall hear, that shall he speak: and he will shew you things to come. He shall glorify me: for he shall receive of mine, and shall shew it unto you. All things that the Father hath are mine: therefore said I, that he shall take of mine, and shall shew it unto you.

A little while, and ye shall not see me: and again, a little while, and ye shall see me, because I go to the Father. Then said some of his disciples among themselves, What is this that he saith unto us, A little while, and ye shall not see me: and again, a little while, and ye shall see me: and, Because I go to the Father? They said therefore, What is this that he saith, A little while? we cannot tell what he saith.

Now Jesus knew that they were desirous to ask him, and said unto them, Do ye enquire among yourselves of that I said, A little while, and ye shall not see me: and again, a little while, and ye shall see me? Verily, verily, I say unto you, That ye shall weep and lament, but the world shall rejoice: and ye shall be sorrowful, but your sorrow shall be turned into joy.

A woman when she is in travail hath sorrow, because her hour is come: but as soon as she is delivered of the child, she remembereth no more the anguish, for joy that a man is born into the world. And ye now therefore have sorrow: but I will see you again, and your heart shall rejoice, and your joy no man can take from you. And in that day ye shall ask me nothing. Verily, verily, I say unto you, Whatsoever ye shall ask the Father in my name, he will give it you. Hitherto have ye asked nothing in my name: ask, and ye shall receive, that your joy may be full.

These things have I spoken unto you in proverbs: but the time cometh, when I shall no more speak unto you in proverbs, but I shall shew you plainly of the Father. At that day ye shall ask in my name: and I say not unto you, that I will pray the Father for you: For the Father himself loveth you, because ye have loved me, and have believed that I came out from God. I came forth from the Father, and am come into the world: again, I leave the world, and go to the Father.

His disciples said unto him, Lo, now speakest thou plainly, and speakest no proverb. Now are we sure that thou knowest all things, and needest not that any man should ask thee: by this we believe that thou camest forth from God. Jesus answered them, Do ye now believe? Behold, the hour cometh, yea, is now come, that ye shall be scattered, every man to his own, and shall leave me alone: and yet I am not alone, because the Father is with me. These things I have spoken unto you, that in me ye might have peace. In the world ye shall have tribulation: but be of good cheer; I have overcome the world.

These words spoke Jesus, and lifted up his eyes to heaven, and said, Father, the hour is come; glorify thy Son, that thy Son also may glorify thee: As thou hast given him power over all flesh, that he should give eternal life to as many as thou hast given him. And this is life eternal, that they might know thee the only true God, and Jesus Christ, whom thou hast sent. I have glorified thee on the earth: I have finished the work which thou gavest me to do. And now, O Father, glorify thou me with thine own self with the glory which I had with thee before the world was.

I have manifested thy name unto the men which thou gavest me out of the world: thine they were, and thou gavest them me; and they have kept thy word. Now they have known that all things whatsoever thou hast given me are of thee. For I have given unto them the words which thou gavest me; and they have received them, and have known surely that I came out from thee, and they have believed that thou didst send me.

I pray for them: I pray not for the world, but for them which thou hast given me; for they are thine. And all mine are thine, and thine are mine; and I am glorified in them. And now I am no more in the world, but these are in the world, and I come to thee. Holy Father, keep through thine own name those whom thou hast given me, that they may be one, as we are. While I was with them in the world, I kept them in thy name: those that thou gavest me I have kept, and none of them is lost, but the son of perdition; that the scripture might be fulfilled. And now come I to thee; and these things I speak in the world, that they might have my joy fulfilled in themselves. I have given them thy word; and the world hath hated them, because they are not of the world, even as I am not of the world.

I pray not that thou shouldest take them out of the world, but that thou shouldest keep them from the evil. They are not of the world, even as I am not of the world. Sanctify them through thy truth: thy word is truth. As thou hast sent me into the world, even so have I also sent them into the world. And for their sakes I sanctify myself, that they also might be sanctified through the truth.

Neither pray I for these alone, but for them also which shall believe on me through their word; That they all may be one; as thou, Father, art in me, and I in thee, that they also may be one in us: that the world may believe that thou hast sent me. And the glory which thou gavest me I have given them; that they may be one, even as we are one: I in them, and thou in me, that they may be made perfect in one; and that the world may know that thou hast sent me, and hast loved them, as thou hast loved me.

Father, I will that they also, whom thou hast given me, be with me where I am; that they may behold my glory, which thou hast given me: for thou loved me before the foundation of the world.

O righteous Father, the world hath not known thee: but I have known thee, and these have known that thou hast sent me. And I have declared unto them thy name, and will declare it: that the love wherewith thou hast loved me may be in them, and I in them.

When Jesus had spoken these words, he went forth with his disciples over the Brook Cedron, where was a garden, into the which he entered, and his disciples.

And he took with him Peter and the two sons of Zebedee, and began to be sorrowful and very heavy. Then saith he unto them, My soul is exceeding sorrowful, even unto death: tarry ye here, and watch with me. And he went a little farther, and fell on his face, and prayed, saying, O my Father, if it be possible, let this cup pass from me: nevertheless not as I will, but as thou wilt. And he cometh unto the disciples, and findeth them asleep, and saith unto Peter, What, could ye not watch with me one hour? Watch and pray, that ye enter not into temptation: the spirit indeed is willing, but the flesh is weak.

He went away again the second time, and prayed, saying, O my Father, if this cup may not pass away from me, except I drink it, thy will be done. And he came and found them asleep again: for their eyes were heavy. And he left them, and went away again, and prayed the third time, saying the same words. Then cometh he to his disciples, and saith unto them, Sleep on now, and take your rest: behold, the hour is at hand, and the Son of man is betrayed into the hands of sinners. Rise, let us be going: behold, he is at hand that doth betray me.

Judas also, which betrayed him, knew the place: for Jesus often resorted thither with his disciples. Judas then, having received a band of men and officers from the chief priests and Pharisees, cometh thither with lanterns and torches and weapons. Jesus therefore, knowing all things that should come upon him, went forth, and said unto them, Whom seek ye? They answered him, Jesus of Nazareth. Jesus said unto them, I am he. And Judas also, which betrayed him, stood with them. As soon then as he had said unto them, I am he, they went backward, and fell to the ground.

Then asked he them again, Whom seek ye? And they said, Jesus of Nazareth. Jesus answered, I have told you that I am he: if therefore ye seek me, let these go their way: That the saying might be fulfilled, which he spake, Of them which thou gavest me have I lost none.

Then Simon Peter having a sword drew it, and smote the high priest’s servant, and cut off his right ear. The servant’s name was Malchus. Then said Jesus unto Peter, Put up thy sword into the sheath: the cup which my Father hath given me, shall I not drink it?

Then the band and the captain and officers of the Jews took Jesus, and bound him, And led him away to Annas first; for he was father in law to Caiaphas, which was the high priest that same year. Now Caiaphas was he, which gave counsel to the Jews, that it was expedient that one man should die for the people.

And Simon Peter followed Jesus, and so did another disciple: that disciple was known unto the high priest, and went in with Jesus into the palace of the high priest. But Peter stood at the door without. Then went out that other disciple, which was known unto the high priest, and spake unto her that kept the door, and brought in Peter. Then saith the damsel that kept the door unto Peter, Art not thou also one of this man’s disciples? He saith, I am not. And the servants and officers stood there, who had made a fire of coals; for it was cold: and they warmed themselves: and Peter stood with them, and warmed himself.

The high priest then asked Jesus of his disciples, and of his doctrine. Jesus answered him, I spoke openly to the world; I ever taught in the synagogue, and in the temple, whither the Jews always resort; and in secret have I said nothing. Why askest thou me? ask them which heard me, what I have said unto them: behold, they know what I said. And when he had thus spoken, one of the officers which stood by struck Jesus with the palm of his hand, saying, Answerest thou the high priest so? Jesus answered him, If I have spoken evil, bear witness of the evil: but if well, why smitest thou me? Now Annas sent him bound unto Caiaphas the high priest.

And Simon Peter stood and warmed himself. They said therefore unto him, Art not thou also one of his disciples? He denied it, and said, I am not. One of the servants of the high priest, being his kinsman whose ear Peter cut off, saith, Did not I see thee in the garden with him? Peter then denied again: and immediately the cock crew.

Now the chief priests, and elders, and all the council, sought false witness against Jesus, to put him to death; but found none: yea, though many false witnesses came, yet found they none. At the last came two false witnesses, and said, This fellow said, I am able to destroy the temple of God, and to build it in three days. And the high priest arose, and said unto him, Answerest thou nothing? what is it which these witness against thee? But Jesus held his peace.

And the high priest answered and said unto him, I adjure thee by the living God, that thou tell us whether thou be the Christ, the Son of God. Jesus saith unto him, Thou hast said: nevertheless I say unto you, Hereafter shall ye see the Son of man sitting on the right hand of power, and coming in the clouds of heaven. Then the high priest rent his clothes, saying, He hath spoken blasphemy; what further need have we of witnesses? behold, now ye have heard his blasphemy. What think ye? They answered and said, He is guilty of death.

Then led they Jesus from Caiaphas unto the hall of judgment: and it was early; and they themselves went not into the judgment hall, lest they should be defiled; but that they might eat the Passover.

Then Judas, which had betrayed him, when he saw that he was condemned, repented himself, and brought again the thirty pieces of silver to the chief priests and elders, saying, I have sinned in that I have betrayed the innocent blood. And they said, What is that to us? see thou to that. And he cast down the pieces of silver in the temple, and departed, and went and hanged himself. And the chief priests took the silver pieces, and said, It is not lawful for to put them into the treasury, because it is the price of blood. And they took counsel, and bought with them the potter’s field, to bury strangers in. Wherefore that field was called, The field of blood, unto this day. Then was fulfilled that which was spoken by Jeremy the prophet, saying, And they took the thirty pieces of silver, the price of him that was valued, whom they of the children of Israel did value; And gave them for the potter’s field, as the Lord appointed me.

Pilate then went out unto them, and said, What accusation bring ye against this man? They answered and said unto him, If he were not a malefactor, we would not have delivered him up unto thee. Then said Pilate unto them, Take ye him, and judge him according to your law. The Jews therefore said unto him, It is not lawful for us to put any man to death: That the saying of Jesus might be fulfilled, which he spake, signifying what death he should die.

Then Pilate entered into the judgment hall again, and called Jesus, and said unto him, Art thou the King of the Jews? Jesus answered him, Sayest thou this thing of thyself, or did others tell it thee of me? Pilate answered, Am I a Jew? Your own nation and the chief priests have delivered thee unto me: what hast thou done? Jesus answered, My kingdom is not of this world: if my kingdom were of this world, then would my servants fight, that I should not be delivered to the Jews: but now is my kingdom not from hence. Pilate therefore said unto him, Art thou a king then? Jesus answered, Thou sayest that I am a king. To this end was I born, and for this cause came I into the world, that I should bear witness unto the truth. Every one that is of the truth heareth my voice. Pilate said unto him, What is truth? And when he had said this, he went out again unto the Jews, and said unto them, I find in him no fault at all. But ye have a custom, that I should release unto you one at the passover: will ye therefore that I release unto you the King of the Jews? Then cried they all again, saying, Not this man, but Barabbas. Now Barabbas was a robber.

Then Pilate therefore took Jesus, and scourged him. And the soldiers platted a crown of thorns, and put it on his head, and they put on him a purple robe, And said, Hail, King of the Jews! and they smote him with their hands. Pilate therefore went forth again, and said unto them, Behold, I bring him forth to you, that ye may know that I find no fault in him. Then came Jesus forth, wearing the crown of thorns, and the purple robe. And Pilate said unto them, Behold the man! When the chief priests therefore and officers saw him, they cried out, saying, Crucify him, crucify him. Pilate said unto them, Take ye him, and crucify him: for I find no fault in him. The Jews answered him, We have a law, and by our law he ought to die, because he made himself the Son of God.

When Pilate therefore heard that saying, he was the more afraid; And went again into the judgment hall, and saith unto Jesus, Whence art thou? But Jesus gave him no answer. Then saith Pilate unto him, Speakest thou not unto me? knowest thou not that I have power to crucify thee, and have power to release thee? Jesus answered, Thou couldest have no power at all against me, except it were given thee from above: therefore he that delivered me unto thee hath the greater sin.

And from thenceforth Pilate sought to release him: but the Jews cried out, saying, If thou let this man go, thou art not Caesar’s friend: whosoever maketh himself a king speaketh against Caesar. When Pilate therefore heard that saying, he brought Jesus forth, and sat down in the judgment seat in a place that is called the Pavement, but in the Hebrew, Gabbatha. And it was the preparation of the passover, and about the sixth hour: and he saith unto the Jews, Behold your King! But they cried out, Away with him, away with him, crucify him. Pilate saith unto them, Shall I crucify your King? The chief priests answered, We have no king but Caesar.

When Pilate saw that he could prevail nothing, but that rather a tumult was made, he took water, and washed his hands before the multitude, saying, I am innocent of the blood of this just person: see ye to it. Then answered all the people, and said, His blood be on us, and on our children.

Then delivered he him therefore unto them to be crucified. And they took Jesus, and led him away. And he bearing his cross went forth into a place called the place of a skull, which is called in the Hebrew Golgotha: Where they crucified him, and two other with him, on either side one, and Jesus in the midst.

And the people stood beholding. And the rulers also with them derided him, saying, He saved others; let him save himself, if he be Christ, the chosen of God And one of the malefactors which were hanged railed on him, saying, If thou be Christ, save thyself and us. But the other answering rebuked him, saying, Dost not thou fear God, seeing thou art in the same condemnation? And we indeed justly; for we receive the due reward of our deeds: but this man hath done nothing amiss. And he said unto Jesus, Lord, remember me when thou comest into thy kingdom. And Jesus said unto him, Verily I say unto thee, To day shalt thou be with me in paradise.

And Pilate wrote a title, and put it on the cross. And the writing was:

JESUS OF NAZARETH THE KING OF THE JEWS.

This title then read many of the Jews: for the place where Jesus was crucified was nigh to the city: and it was written in Hebrew, and Greek, and Latin. Then said the chief priests of the Jews to Pilate, Write not, The King of the Jews; but that he said, I am King of the Jews. Pilate answered, What I have written I have written.

Then the soldiers, when they had crucified Jesus, took his garments, and made four parts, to every soldier a part; and also his coat: now the coat was without seam, woven from the top throughout. They said therefore among themselves, Let us not rend it, but cast lots for it, whose it shall be: that the scripture might be fulfilled, which said, They parted my raiment among them, and for my vesture they did cast lots. These things therefore the soldiers did.

Now from the sixth hour there was darkness over all the land unto the ninth hour.

Now there stood by the cross of Jesus his mother, and his mother’s sister, Mary the wife of Cleophas, and Mary Magdalene. When Jesus therefore saw his mother, and the disciple standing by, whom he loved, he saith unto his mother, Woman, behold thy son! Then saith he to the disciple, Behold thy mother! And from that hour that disciple took her unto his own home.

After this, Jesus knowing that all things were now accomplished, that the scripture might be fulfilled, said, I thirst. Now there was set a vessel full of vinegar: and they filled a sponge with vinegar, and put it upon hyssop, and put it to his mouth. When Jesus therefore had received the vinegar, he said, It is finished: and he bowed his head, and gave up the spirit.

And, behold, the veil of the temple was rent in twain from the top to the bottom; and the earth did quake, and the rocks rent; And the graves were opened; and many bodies of the saints which slept arose, And came out of the graves after his resurrection, and went into the holy city, and appeared unto many. Now when the centurion, and they that were with him, watching Jesus, saw the earthquake, and those things that were done, they feared greatly, saying, Truly this was the Son of God.

The Jews then, because it was the preparation, that the bodies should not remain upon the cross on the sabbath day, (for that sabbath day was an high day,) besought Pilate that their legs might be broken, and that they might be taken away. Then came the soldiers, and brake the legs of the first, and of the other which was crucified with him. But when they came to Jesus, and saw that he was dead already, they brake not his legs: But one of the soldiers with a spear pierced his side, and forthwith came there out blood and water. And he that saw it bare record, and his record is true: and he knoweth that he saith true, that ye might believe. For these things were done, that the scripture should be fulfilled, A bone of him shall not be broken. And again another scripture said, They shall look on him whom they pierced.

And after this Joseph of Arimathaea, being a disciple of Jesus, but secretly for fear of the Jews, besought Pilate that he might take away the body of Jesus: and Pilate gave him leave. He came therefore, and took the body of Jesus. And there came also Nicodemus, which at the first came to Jesus by night, and brought a mixture of myrrh and aloes, about an hundred pound weight.

Then took they the body of Jesus, and wound it in linen clothes with the spices, as the manner of the Jews is to bury. Now in the place where he was crucified there was a garden; and in the garden a new sepulchre, wherein was never man yet laid. There laid they Jesus therefore because of the Jews’ preparation day; for the sepulchre was nigh at hand.

Now the next day, that followed the day of the preparation, the chief priests and Pharisees came together unto Pilate, saying, Sir, we remember that that deceiver said, while he was yet alive, After three days I will rise again. Command therefore that the sepulchre be made sure until the third day, lest his disciples come by night, and steal him away, and say unto the people, He is risen from the dead: so the last error shall be worse than the first. Pilate said unto them, Ye have a watch: go your way, make it as sure as ye can. So they went, and made the sepulchre sure, sealing the stone, and setting a watch.

And, behold, there was a great earthquake: for the angel of the Lord descended from heaven, and came and rolled back the stone from the door, and sat upon it. His countenance was like lightning, and his raiment white as snow: And for fear of him the keepers did shake, and became as dead men. And when they were assembled with the elders, and had taken counsel, they gave large money unto the soldiers, saying, Say ye, His disciples came by night, and stole him away while we slept. And if this come to the governor’s ears, we will persuade him, and secure you. So they took the money, and did as they were taught: and this saying is commonly reported among the Jews until this day.

When the sabbath was past, Mary Magdalene, and Mary the mother of James, and Salome, had bought sweet spices, that they might come and anoint him. And very early in the morning the first day of the week, they came unto the sepulchre at the rising of the sun. And they said among themselves, Who shall roll us away the stone from the door of the sepulchre? And when they looked, they saw that the stone was rolled away: for it was very great.

Then Mary Magdalene runneth, and cometh to Simon Peter, and to the other disciple, whom Jesus loved, and said unto them, They have taken away the LORD out of the sepulchre, and we know not where they have laid him. Peter therefore went forth, and that other disciple, and came to the sepulchre. So they ran both together: and the other disciple did outrun Peter, and came first to the sepulchre. And he stooping down, and looking in, saw the linen clothes lying; yet went he not in. Then cometh Simon Peter following him, and went into the sepulchre, and seeth the linen clothes lie, and the napkin, that was about his head, not lying with the linen clothes, but wrapped together in a place by itself.

Then went in also that other disciple, which came first to the sepulchre, and he saw, and believed. For as yet they knew not the scripture, that he must rise again from the dead.Then the disciples went away again unto their own home.

But Mary stood without at the sepulchre weeping: and as she wept, she stooped down, and looked into the sepulchre, and seeth two angels in white sitting, the one at the head, and the other at the feet, where the body of Jesus had lain. And they say unto her, Woman, why weepest thou? She saith unto them, Because they have taken away my LORD, and I know not where they have laid him.

And when she had thus said, she turned herself back, and saw Jesus standing, and knew not that it was Jesus. Jesus saith unto her, Woman, why weepest thou? whom seekest thou? She, supposing him to be the gardener, saith unto him, Sir, if thou have borne him hence, tell me where thou hast laid him, and I will take him away. Jesus saith unto her, Mary. She turned herself, and saith unto him, Rabboni; which is to say, Master. Jesus saith unto her, Touch me not; for I am not yet ascended to my Father: but go to my brethren, and say unto them, I ascend unto my Father, and your Father; and to my God, and your God. Mary Magdalene came and told the disciples that she had seen the LORD, and that he had spoken these things unto her.

And, behold, two of them went that same day to a village called Emmaus, which was from Jerusalem about threescore furlongs. And they talked together of all these things which had happened. And it came to pass, that, while they communed together and reasoned, Jesus himself drew near, and went with them. But their eyes were holden that they should not know him. And he said unto them, What manner of communications are these that ye have one to another, as ye walk, and are sad? And the one of them, whose name was Cleopas, answering said unto him, Art thou only a stranger in Jerusalem, and hast not known the things which are come to pass there in these days?

And he said unto them, What things? And they said unto him, Concerning Jesus of Nazareth, which was a prophet mighty in deed and word before God and all the people: And how the chief priests and our rulers delivered him to be condemned to death, and have crucified him. But we trusted that it had been he which should have redeemed Israel: and beside all this, to day is the third day since these things were done. Yea, and certain women also of our company made us astonished, which were early at the sepulchre; And when they found not his body, they came, saying, that they had also seen a vision of angels, which said that he was alive. And certain of them which were with us went to the sepulchre, and found it even so as the women had said: but him they saw not.

Then he said unto them, O fools, and slow of heart to believe all that the prophets have spoken: Ought not Christ to have suffered these things, and to enter into his glory? And beginning at Moses and all the prophets, he expounded unto them in all the scriptures the things concerning himself. And they drew nigh unto the village, whither they went: and he made as though he would have gone further. But they constrained him, saying, Abide with us: for it is toward evening, and the day is far spent. And he went in to tarry with them.

And it came to pass, as he sat at meat with them, he took bread, and blessed it, and brake, and gave to them. And their eyes were opened, and they knew him; and he vanished out of their sight. And they said one to another, Did not our heart burn within us, while he talked with us by the way, and while he opened to us the scriptures? And they rose up the same hour, and returned to Jerusalem, and found the eleven gathered together, and them that were with them, saying, The Lord is risen indeed, and hath appeared to Simon. And they told what things were done in the way, and how he was known of them in breaking of bread.

Then the same day at evening, being the first day of the week, when the doors were shut where the disciples were assembled for fear of the Jews, came Jesus and stood in the midst, and said unto them, Peace be unto you. And when he had so said, he shewed unto them his hands and his side. Then were the disciples glad, when they saw the LORD. Then said Jesus to them again, Peace be unto you: as my Father hath sent me, even so send I you. And when he had said this, he breathed on them, and saith unto them, Receive ye the Holy Ghost: Whose soever sins ye remit, they are remitted unto them; and whose soever sins ye retain, they are retained.

But Thomas, one of the twelve, called Didymus, was not with them when Jesus came. The other disciples therefore said unto him, We have seen the LORD. But he said unto them, Except I shall see in his hands the print of the nails, and put my finger into the print of the nails, and thrust my hand into his side, I will not believe.

And after eight days again his disciples were within, and Thomas with them: then came Jesus, the doors being shut, and stood in the midst, and said, Peace be unto you.Then saith he to Thomas, Reach hither thy finger, and behold my hands; and reach hither thy hand, and thrust it into my side: and be not faithless, but believing. And Thomas answered and said unto him, My LORD and my God. Jesus saith unto him, Thomas, because thou hast seen me, thou hast believed: blessed are they that have not seen, and yet have believed.

Then opened he their understanding, that they might understand the scriptures, and said unto them, Thus it is written, and thus it behoved Christ to suffer, and to rise from the dead the third day: And that repentance and remission of sins should be preached in his name among all nations, beginning at Jerusalem. And ye are witnesses of these things.

And he said unto them, Go ye into all the world, and preach the gospel to every creature. He that believeth and is baptized shall be saved; but he that believeth not shall be damned. And, behold, I send the promise of my Father upon you: but tarry ye in the city of Jerusalem, until ye be endued with power from on high.

After these things Jesus shewed himself again to the disciples at the sea of Tiberias; and on this wise shewed he himself. There were together Simon Peter, and Thomas called Didymus, and Nathanael of Cana in Galilee, and the sons of Zebedee, and two other of his disciples. Simon Peter said unto them, I go a fishing. They say unto him, We also go with thee. They went forth, and entered into a ship immediately; and that night they caught nothing. But when the morning was now come, Jesus stood on the shore: but the disciples knew not that it was Jesus. Then Jesus said unto them, Children, have ye any meat? They answered him, No. And he said unto them, Cast the net on the right side of the ship, and ye shall find. They cast therefore, and now they were not able to draw it for the multitude of fishes.

Therefore that disciple whom Jesus loved said unto Peter, It is the Lord. Now when Simon Peter heard that it was the Lord, he girt his fisher’s coat unto him, (for he was naked,) and did cast himself into the sea. And the other disciples came in a little ship; (for they were not far from land, but as it were two hundred cubits,) dragging the net with fishes. As soon then as they were come to land, they saw a fire of coals there, and fish laid thereon, and bread.Jesus saith unto them, Bring of the fish which ye have now caught. Simon Peter went up, and drew the net to land full of great fishes, an hundred and fifty and three: and for all there were so many, yet was not the net broken. Jesus saith unto them, Come and dine. And none of the disciples durst ask him, Who art thou? knowing that it was the Lord. Jesus then cometh, and taketh bread, and giveth them, and fish likewise.

This is now the third time that Jesus shewed himself to his disciples, after that he was risen from the dead.

So when they had dined, Jesus said to Simon Peter, Simon, son of Jonas, lovest thou me more than these? He said unto him, Yea, Lord; thou knowest that I love thee. He said unto him, Feed my lambs. He said to him again the second time, Simon, son of Jonas, lovest thou me? He saith unto him, Yea, Lord; thou knowest that I love thee. He said unto him, Feed my sheep. He said unto him the third time, Simon, son of Jonas, lovest thou me? Peter was grieved because he said unto him the third time, Lovest thou me? And he said unto him, Lord, thou knowest all things; thou knowest that I love thee. Jesus said unto him, Feed my sheep.

Verily, verily, I say unto thee, When thou was young, thou girdest thyself, and walked whither thou wouldest: but when thou shalt be old, thou shalt stretch forth thy hands, and another shall gird thee, and carry thee whither thou wouldest not. This spake he, signifying by what death he should glorify God. And when he had spoken this, he said unto him, Follow me.

Then Peter, turning about, saw the disciple whom Jesus loved following; which also leaned on his breast at supper, and said, Lord, which is he that betrayeth thee? Peter seeing him said to Jesus, Lord, and what shall this man do? Jesus said unto him, If I will that he tarry till I come, what is that to thee? follow thou me. Then went this saying abroad among the brethren, that that disciple should not die: yet Jesus said not unto him, He shall not die; but, If I will that he tarry till I come, what is that to thee?

This is the disciple which testifies of these things, and wrote these things: and we know that his testimony is true. And there are also many other things which Jesus did, the which, if they should be written every one, I suppose that even the world itself could not contain the books that should be written. Amen.

Resurrection

PRIDE AND PREJUDICE

March 28, 2018

FATHER PETER HEERS

This story has so much to teach us all – but especially Orthodox bishops and priests. In this video one sees the marvelous response of God to one man’s determined and pained search for spiritual health and healing and his simple and humble acceptance of the providence of God.

Seraphim was born, baptized, confirmed and raised as a Lutheran, although a nominal observer, who later, for lack of fulfillment and meaning in his life, sought out eastern religious experiences. After passing through much suffering and pain as a result of opening himself up to the spirits present in these religions, the Mother of God herself visited Him and revealed to him the truth of Christ and the Church.

Initially received by chrismation, but not being healed of his spiritual ills, he was led again by God to a mountain monastery in Romania where he finally found freedom, healing and new life in Christ in Baptism – and where he finally, experientially understood «what this Orthodoxy is all about!»

This is a message that every Orthodox shepherd of souls needs to listen to attentively, for it comes from a man in search of healing for his soul – totally unaffected by, or even aware of, ecclesiastical politics, ecumenical perceptions or theories, or canonical or pastoral justifications of oikonomia.

A SINNER

This story is just a story about a man, and it does not signify anything at all. There are countless men baptized in the Orthodox Church who do not find freedom, healing and a new life in Christ afterward. Applying the same sick logic, we should find fault in the Baptism….. God forbid!!!

When a man is grafted lawfully in the Body of Christ, that is, according to the judgement of the ruling hierarch (even if that judgement is not correct, the hierarch will answer for it, not the man, who will belong to the Church nevertheless), that man is the only responsible for his lack of good fruits and worthy labors of repentance. Most of time, it happens because he is at fault in his discernment of the Body and the Blood of Christ; in particular cases, this sprouts out of monumental pride concealed in fake humility and zeal, as with this poor girl.

There are no magic rituals in the Church. As much as rituals are very important, no ritual will save you. The Pharisees performed perfectly all the rituals prescribed, rituals which had their foundation in God’s command as ours have; yet those bearers of rituals brought to maniacal exactitude crucified the Lord of Glory.

Chrismation is the seal of the Holy Spirit. The Spirit is the very thing who is missing in all the Christian ecclesial forms which plague this world: they have the water and they have the words (in most cases), as a corpse has still the form of a man; what they lack is the Spirit who enlivens and sanctifies the water and the words.

For John truly baptized with water; but ye shall be baptized with the Holy Spirit not many days hence.

Baptism is the rebirth in the Lord; Chrismation is the baptism of the Holy Spirit; Eucharist is the direct and continuous nurture of the Holy Spirit through the Body and Blood of the Lord. The Church unites the three rituals in one: Baptism is immediately followed by Chrismation, and soon after comes the Eucharist; three distinct aspects of one ritual, with no confusion and no separation, in the same wise of the Most Holy Trinity, our God.

The partaking of divinity is not BY rituals, but THROUGH rituals, just like our spirit operates through the body, not by the body, and is not constrained by the body.  What sanctifies and saves is He who operates into the rituals. These fruitless polemics can be loved only by those who apparently think that in the Body of Christ you can have the Father without the Son or the Son without the Holy Spirit or the Holy Spirit without the Father, and so on and so forth, depending on some features and forms of the Body.

Water can be missing, but it’s not missing He Who sanctifies the water. Water can be missing because it already was, as the words already were, but above all because the aim is the sanctification of the man received in the Church, not of the water. This must never be forgotten, to avoid that simpletons come out claiming that, then, you can have Eucharist without the bread and the wine.

Sealed by the Holy Spirit, in the lawful judgement of the local bishop, in whom resides the power to loose and bind in earth as in heaven, a man belongs to the fullness of the Church, and let whoever denies it be anathema! What that man will do with that privilege is then something who depends ENTIRELY on him: he may also despise the Holy Spirit claiming that after His seal he still misses something to be a saint. What he lacks, instead, is a proper discernment of the Body of Christ, a discernment drowned in his poorly disguised haughtiness and in his worshipping of his feelings. Be assured that his feelings ARE NOT what Orthodoxy is all about: the Lord is!

In my poor understanding, the lawful judgement is missing in the local bishop if he receives heterodoxes without chrismation, which is always necessary. Through repentance and confession, only those who already belonged to the Church and were led astray may be accepted back. Yet even in this case, nobody should dare to claim that the heretics thus received do not belong to the fullness of the Church, as their nourishment with the Body and the Blood of the Lord will give them His Spirit too.

Divine power is the only power which cannot be abused, so that an unlawful judgement by the ruling hierarch, being an abuse of his power to bind and to loose, will not affect the receptacle of that judgement, and will stay entirely upon the shoulders of the bishop. It’s the main reason why the Church offers unceasing prayers for the ruling hierarchs. It is also the reason why unworthy bishops and priests cannot defile the Sacraments they perform.

I pray earnestly that father Peter will draw back from that slippery and extremely dangerous slope, as it is the straightest path to the abyss. He should rather concentrate his admirable efforts in the blessed fight against the pan-heresy of ecumenism toward the return to the Church Calendar, whose forsaking is a much more serious rift in the communion of the faithful than the different praxis in receiving heretics, as testified by the pitiful state of those jurisdictions still bowing down to the masonic coup of 1920.

Amen!

ESCHATON

March 3, 2018

This is a very interesting essay, but in my poor understanding it contains some major flaws. The consequence is that the author’s conclusions resemble dangerously those imagined in “River of Fire” by Kalomiros, so dear to all the snowflakes of Orthodisneyland. It’s a pity, as he is one of the soundest philosophical minds out there today, and he can surely do better than that evolutionist and (squared) schismatic.

The problem with him is that he puts his mind as the foundation in the path to the truth, just the fault he masterfully expose in his critic of the Western theological drift. He avoids that drift, just because he stays anchored to the Scripture and the holy Fathers, yet that is done out of love for his mind, not for the Truth. He’s come to the Church to satiate his mind, so that his mind, not crucified, will keep him fundamentally unchurched.

When he will understand that it’s humility to make you great in the eyes of the Lord, he will come and learn the Truth. Until then, the Truth will resist him, so that he will stay confined in that unsuspected place where very talented morons are found: a sound (carnal) mind.

First of all, he does not grasp fully that the nature of man is in the image of God; that means the incoercible freedom of his will. Therefore the restoration of human nature by Christ operates only in potency; to be fulfilled in act it needs the cooperation of the single man, and so it will be even in the eschaton: the unity of God in all with all will concern only those who have believed and struggled to live in His mode of being. God does not unite with evil, nor those who have rejected him will be allowed in the new heavens and earth, because they would not simply suffer the love of God: they would start their theomachy anew.

The resurrection in their bodies will happen because as men they rejected God and as men they will be judged. A man is not without his body. Their resurrection will be one of condemnation though, not unto Life (Whom they have rejected) but unto the second death. The Lord will resurrect unto Life the faithful in that Day (John 6, 40).

Note also that the Lord says “Depart from me, you cursed, you workers of iniquity…”, an exclamation of Imperium, which exclude any free adherence by them; au contraire, they plead with Him. There wouldn’t be any free departure by them; having the possiblity, they would stay attached gladly to the blessings of God and His works, and keep their fighting against Him. But history is accomplished that Day, there’s no place for them in the Eschaton.

In fact, Hell (as Heaven) is a place not less than a state (of separation from God). Time and space will not disappear in the Eschaton, they will be simply transfigured, ceasing to be separation, limitation and change: any Creation presupposes them, the Word of God speaks first of all by measure, duration, difference and distance. On these commands preside space and time, which are therefore surely related in inextricable symbiosis, but just as surely not in the way imagined by that demented Einstein. They are always certain and absolute, always interrelated but never interchangeable, and never one influences or invades the other’s sphere.

The author also neglects totally the fundamental salvific nature of the Sacraments, available exclusively in the mystical Body of Christ: the Church. That is absolutely unacceptable in Orthodoxy, ça va sans dire!

Moreover, the unequivocal teaching of the Church is that there is no repentance after death, as there cannot be present any faith there; therefore, all of the holy fathers’ writings MUST BE interpreted in accordance with this teaching.

Expounding on this truth, there are tons of consequences which may be extracted.

Give me the words, o Lord, if they are Thine;

Give them me not, if they are mine.

The Gospel may be indeed still be preached to the dead, but exclusively to those who have not had any hint of Him; these cases have grown exceedingly residual after the descent of the Lord in Hades and with the passage of time since then.

It’s preferable to say that the dead are remembered by the Lord, provided that they do not belong to the number of those who have no excuses (Rom 1, 18-20 / John 15, 22-24).

Those who have lived with the fear of God, even if not having a true understanding of Him; those who had His law written in their heart, even if not consciously knowing Him; those who have loved the Lord and His statutes, even if in a knowledge distorted by false teachers and wolves in sheep’s clothes; those who have confessed Him, even if in the error where they were born, to the face of this world constantly at war with God; all of them cannot possibly be forgotten by the Lord.

Whoever has believed in Christ and has confessed Him to be the Son of God and the Saviour of mankind has eternal life (John 3, 16 and 36). With this confession, baptized in the name of the Triune God (even if through a mere sacramental form), having build their life upon this foundation, they will be saved, yet so as through fire (1 Cor 3, 10-15), as their works have been spoiled by false teachers and the snares of the devil, who rules this world through his progeny. They will not suffer the sin of false shepherds and archons of Satan.

 Wherefore I say unto you, All manner of sin and blasphemy shall be forgiven unto men: but the blasphemy against the Holy Spirit shall not be forgiven unto men. And whosoever speaketh a word against the Son of man, it shall be forgiven him: but whosoever speaketh against the Holy Spirit, it shall not be forgiven him, neither in this world, neither in the world to come.

The Holy Spirit is the Spirit of Truth. The blasphemy against the Holy Spirit is the sin against the Truth. We know Who is the Truth. The supreme blasphemy is the negation of Christ as the Son of God (in words or in deeds), and it cannot possibly apply to our dear brothers confessing Him in truth, yet in the error they have inherited.

Though, their works will not be able to resist the testing of fire, as only the belonging to the Body of Christ gives the ability to produce true work of faith and repentance, because only that Body (the Church, the One Church, the Orthodox Church) is enlivened directly by the Holy Spirit, and only that Body can thus dispense directly His Grace, through real Sacraments, not mere sacramental forms. Nevertheless, they will not lose the salvation of their faith and confession in Christ.

It must be emphasized here that also the belonging to the Body of Christ must be lived in spirit and truth. It’s not a question of the right certificate of baptism. Members of the Church will lose the Truth they have inherited or acquired, if they fail in their right work as cells of the Body of Christ; then, they will become malignant cells, tumors, but in the Body of Life it’s the tumors to die. They will die slowly, eating and drinking of their condemnation.

Orthodox Christians can be sure of only one thing: they will receive a stricter examination, as they could partake of the fullness of the Truth. The “cradle Orthodox” will receive the strictest. The most awful judgement is reserved to those who soiled the Sacred Orders with the teachings of this world. Outside the Church there is no salvation, for those who belonged to the Church.

Indeed, many Orthodox Christians will also suffer loss at the Day, being saved as through fire. The purification by fire serves to ensure that in the Kingdom not even a chance to choose evil will enter.

Yet, Orthodox Christians are immeasurably helped in their task to save themselves, by the Sacraments and the unceasing prayers of the Church. The Sacraments (that is, the Grace and the Power of God) can be dispensed directly only in the Body of Christ, because only through the Son (His Word) the Holy Spirit proceeds from the Father to the created realm (altough, the Body does not delimit nor constrain the Spirit).

They are divinely nourished in the Sacraments, partaking even materially of the Divinity in the Eucharist (provided that they discern the Body and the Blood of the Lord, there are no magic rituals in the Church; that discernment is the approach with faith and fear of God). This undescribable privilege will accompany them even when they depart from this world, when they are remembered in the bloodless Sacrifice during the Liturgy, a more powerful help than the direct intercessions of the thriumphant Saints. Moreover, the Body will remind their needs to the Head all the time, and the Head loves His Body and take care of all its legitimate needs.

All of this is not available to our dear brothers, born in the error, and it’s immediately understandable why their path toward the salvation is much more difficult and thorny, why their works very often do not stand even here, why they are able to offer so little resistance to the machinations of the devil and the countless deceits of his progeny, the satanists who by now openly rule this world.

Nevertheless, they are not excluded from the salvific prayers of the Church, and every Orthodox Christian is a member of the Church (and is the Church, in a certain sense, the temple of the Holy Spirit). Therefore, they can be greatly helped in the time preceding the Last Judgement (eternity is for the age to come) by the prayers of every pious Orthodox Christian (by the prayers of every righteous man, indeed, but it is a certain thing that only in the Church is found the correct prayer <= the correct way, mode and discernment in prayer).

The Lord loves His children, and hearkens to their supplication, if they do not ask amiss. So much so that they can help not only our dear brothers, born in the error, but even those who do not confess Him, yet living with the fear of God.

Indeed, they may be able to even alleviate the torments of those who are suffering in hell in the current age, as it was revealed to St, Macarius the Great. Prayer and fasting subdue the demons and shatter their bonds, thus the Lord has said, and His word cannot be broken; there is no reason to restrain the effects of those powerful weapons to those who are still in this world; opposite, in my poor understanding, that constrain would be a heretical teaching.

Indeed, the compassion and the prayers of St. Gregory the Great delivered the emperor Trajan from hell, and he was a persecutor of Christians (though mildly, as he had a sense of righteousness).  Indeed, a strict and reiterated fasting, united with fervent prayers, once delivered a suicide from hell.

All the children of the Church have to do is to have faith as little as a mustard seed!

Another powerful mean of helping the departed is almsgiving on their behalf. Broadly speaking, the faithful can do all sort of works of repentance on behalf of the departed. St. Paul even speaks of those baptized for the dead (1 Cor 15, 29). Yet, I find it not wise to delve unto these misteries to satisfy our vain and prideful mind: it is not only not profitable, but it could be extremely dangerous to pretend further in the exclusive domain of God.

Christ has been very parsimonious in His teachings regarding the afterlife for a reason, for the same reason that you cannot repent after death: once you know, faith has no place anymore; but salvation is in your faith, not in your knowledge.

The Lord will have mercy on whom He will have mercy. My faith is in the Lord!

Nei giorni in cui la Tua Chiesa ricorda alla Tua misericordia i suoi figli, o Signore, osero’ ricordarTi anche tutti coloro che son dipartiti da questo mondo lontani dalla Tua Grazia, privati dei salvifici misteri del Tuo Corpo, e magari con terribili peccati a gravare la loro coscienza, non riconosciuti, ne’ confessati.

Nel Tuo buon piacere, Signore, nella Tua infinita bonta’ e misericordia, nella Tua assoluta sovranita’, ricordati Ti prego anche di loro e abbi misericordia. Tu che ti sei degnato di prendere la nostra stessa carne e conosci fino in fondo la nostra miseria e debolezza, Tu che hai voluto subire fino in fondo la nostra iniquita’ solo per restituirci una speranza di salvezza, Tu che hai camminato e sofferto nell’inganno che domina interamente questo mondo, considera che in quello stesso inganno loro nacquero, da quell’inganno furono cresciuti ed in quell’inganno son morti, ed abbi misericordia di loro.

Signore di ogni misericordia, Tu che chiedesti misericordia perfino per chi ti stava inchiodando alla Croce, ricordati Ti prego anche di loro ed abbi misericordia. Nega al maligno, o Signore, il bottino che pensa di aver cosi’ indegnamente guadagnato, concedigli come compagni nel fato di distruzione che si e’ scelto solo coloro che lo hanno servito consapevolmente, i bestemmiatori dello Spirito Santo. A tutti gli altri, o Signore ti prego, degnati di concedere, nei tempi e nei modi che solo Tu conosci, la tua parola di salvezza.

Non per la preghiera di un miserabile, o Signore, ma per l’intercessione della Tua purissima Madre e di tutti i Tuoi santi. Amen!

SAN CASTRESE

February 24, 2018

Per le sacre preghiere di san Castrese, Signore, di cui indegnamente porto il nome, abbi misericordia di me, che sono un peccatore e la mia miseria e’ grande.

San Castrese

Santo gerarca Castrese, martire di Cristo e confessore della retta Fede sotto l’empia progenie di Ario, venisti preservato da un angelo del Signore che guido’ una nave sfasciata e senza timone dalle sponde africane a quelle del Volturno, onde insieme ai tuoi compagni di martirio potessi rafforzare la Parola di Dio tra i fedeli in quelle terre; ascolta o fedele amico della Veritā le preghiere dalle cittā che ti onorano come patrono ed intercedi presso il Signore per noi.

IL RESTO DEL RESTO

February 18, 2018

Siamo ponti che uniscono due estremita’ del nulla?

Grondanti un arcano significato, inciampiamo tra meraviglia e dolore, con buona creanza dando senso alla fatica di Sisifo.

Ti svelai nelle Tue opere! E per la luce e la terra, e per l’acqua e l’aria, Ti resi grazie.

Ma quando fui sulle mie ginocchia, ricevesti un sorriso beffardo, nell’insensata superbia di chi vive sapendo di dover morire.

Ci consola lo specchiarci negli occhi di un figlio, negli anni in cui il frutto e’ acerbo, prima della sua caduta. E li’ annegare!

Hear, O heavens, and give ear, O earth: for the LORD hath spoken, I have nourished and brought up children, and they have rebelled against me. The ox knoweth his owner, and the ass his master’s crib: but Israel doth not know, my people doth not consider.

Ah sinful nation, a people laden with iniquity, a seed of evildoers, children that are corrupters: they have forsaken the LORD, they have provoked the Holy One of Israel unto anger, they are gone away backward. Why should ye be stricken any more? ye will revolt more and more: the whole head is sick, and the whole heart faint. From the sole of the foot even unto the head there is no soundness in it; but wounds, and bruises, and putrifying sores: they have not been closed, neither bound up, neither mollified with ointment.

Your country is desolate, your cities are burned with fire: your land, strangers devour it in your presence, and it is desolate, as overthrown by strangers. And the daughter of Zion is left as a cottage in a vineyard, as a lodge in a garden of cucumbers, as a besieged city. Except the LORD of hosts had left unto us a very small remnant, we should have been as Sodom, and we should have been like unto Gomorrah.

Hear the word of the LORD, ye rulers of Sodom; give ear unto the law of our God, ye people of Gomorrah.

Poi Ti ho sentito, Signore; nell’aridita’ miserabile del mio deserto, nella cacofonia del mio spirito, nonostante avessi sperperato come bronzo risonante ogni talento ricevuto, Ti ho sentito.

Nella mia quieta disperazione, Ti ho sentito; senza aver meriti ai Tuoi occhi, tra le eco assordanti della mia vanita’ ed orgoglio, nei fumi della mia vana rabbia per le opere del nemico, li’ Ti ho sentito. Avrai misericordia, Signore?

Poiche’ meriti continuo a non averne, e la mia fede somiglia tanto a sete di giustizia. Avrai misericordia, Signore?

Noi siamo quelli che credono senza comprendere, avviluppati nei lacci di questo mondo, il nostro rifiuto non serve a negarlo come unica realta’ che capiamo. Avrai misericordia, Signore? Non siamo santi e mai lo saremo; avrai misericordia, Signore?

La mia croce e’ stata solo quella di sentirmi sempre un estraneo ovunque abbia vissuto, perfino a casa mia. Ero muto quando ascoltavano ed erano sordi quando ho parlato, Signore. Una croce piccola e leggera, e pure non riesco a sopportarla; avrai misericordia, Signore?

Io son quello che con due monete in tasca Te ne da’ solo una, li’ fuori la chiesa. Avrai misericordia? Non ho molto, ma non ho mai avuto bisogno di niente, e pure con due monete Te ne do’ solo una. Proprio li’, fuori la chiesa. Avrai misericordia, Signore? Per chi non riesce a credere che il resto gli sara’ dato in aggiunta, Signore,  avrai misericordia?

Per tutte le volte che non troviamo le parole, per tutte le volte in cui la nostra preghiera e’ muta, prosciugata dall’aridita’ del nostro cuore, avrai misericordia? Tu che sai quello che vogliamo dire anche se non sappiamo dirlo, Signore, avrai misericordia? Quando nella nostra vergogna non riusciremo ad alzare gli occhi di fronte a Te, nell’ora in cui moriremo….. avrai misericordia, Signore?

Wash you, make you clean; put away the evil of your doings from before mine eyes; cease to do evil; Learn to do well; seek judgment, relieve the oppressed, judge the fatherless, plead for the widow.

Come now, and let us reason together, saith the LORD: though your sins be as scarlet, they shall be as white as snow; though they be red like crimson, they shall be as wool. If ye be willing and obedient, ye shall eat the good of the land: But if ye refuse and rebel, ye shall be devoured with the sword: for the mouth of the LORD hath spoken it.

Abbi misericordia, o Signore!

Noi siamo quelli che ammaestrati dal diavolo hanno creduto in Dio. Siamo quelli a cui la Parola e’ nascosta o distorta in ogni modo, a cui l’esempio e’ negato, negato da ogni respiro del mondo. Abbi misericordia, Signore.

Noi siamo quelli ammazzati nell’anima a milioni, ovunque nel mondo, e non vi son segni che accompagnino questo martirio. Siamo quelli calunniati ed esclusi per amor Tuo, e non riusciamo a gioire per questo. Siamo quelli che non vedono fratelli quando si guardano intorno. Abbi misericordia, Signore.

Noi siamo quelli che credono per il semplice fatto di riuscire a credere, nonostante tutto, tutto cio’ che poteva essere e non e’ stato, tutto cio’ che e’ stato e non doveva essere. Noi siamo quelli che hanno visto e pure han creduto, quelli che qui mai Ti vedranno e mai neppure han tentato. Noi siamo il resto del resto. Abbi misericordia, Signore.

Noi siamo quelli che dimenticano che la vendetta e’ Tua, Signore, e la desiderano; invano, poiche’ la rabbia degli uomini non e’ la giustizia di Dio. Solo Tu ripagherai! Siam quelli che fissano l’abisso nel loro cuore e pure non disperano. Noi siamo il resto del resto. Abbi misericordia, Signore.

Noi siamo i codardi che pretendono di amarTi e Ti chiedono di non mandar loro prove che ritengono insuperabili. Siamo i miserabili che giudicano Pietro e Tommaso nella comodita’ del loro divano, siamo dell’empia stirpe di chi ritiene che avrebbe creduto prima e meglio degli apostoli, avessi Tu camminato in mezzo a noi e non a loro. Noi siamo il resto del resto. Abbi misericordia, Signore.

Noi siam quelli che si chiedono quanto l’uomo sia davvero libero, siamo i comprensivi giudici di noi stessi e gli implacabili accusatori degli altri. Noi siamo quelli che non riescono a darTi neppure il poco che hanno deciso di offrirti, quelli incapaci di mettere ordine in casa loro che pretendono di mettere a posto il mondo. Noi siamo il resto del resto. Abbi misericordia, Signore.

 

Poiche’ questa e’ la fede che troverai, Signore, quando verrai di nuovo, finalmente in gloria.

Una fede stropicciata e rammendata, strenuamente ricordata. Stanca oltre ogni dire, asfissiata per legge, insultata per vezzo. Raggomitolata in se stessa, mai consolata se non da se stessa. Impossibilitata a colpire ed incapace di arrendersi, priva di miracoli ed un miracolo lei stessa.

Un’assurdita’ probabilistica, Signore, come ogni vita che Ti neghi come causa.

Questa e’ la fede che troverai. Una fede che e’ brace opaca, non fiamma potente, ma e’ brace conservata nel gelo. Abbi misericordia, Signore.

Ciuffi d’erba e non messi rigogliose troverai, ma e’ erba che ha spaccato il cemento. Piccole gocce d’acqua e non fonti zampillanti, ma gocce che si son fatte strada nelle rocce del deserto. Abbi misericordia, Signore.

Una fede pugnalata incessantemente alle spalle mentre le sorridono, che e’ sopravvisuta a tutti gli assassini.

Questo e’ cio’ che rimane, il resto del resto. Abbi misericordia, Signore.

Poiche’ amiamo i nostri nemici, Signore, al punto da non ricordarne alcuno, ma odiamo i Tuoi nemici, con un odio perfetto. Poiche’ non ci lamenteremo se darai la paga anche a chi nella vigna non e’ mai venuto a lavorarci. Poiche’ ringrazieremmo Dio anche se questa fosse l’unica vita donataci. Abbi misericordia, Signore.

 

Siamo ponti che uniscono la terra al Cielo, che principiano dal nulla in direzione del Tutto, fatti dal niente e sospesi sul niente, tra vertigini di potere e sconforto quella direzione e’ l’unica cosa che ci mantiene.

Non e’ semplice, o Signore, anche solo capire che non e’ necessario capire, e solo aver fede….. abbi misericordia.

Per i vivi e per i morti, Signore, abbi misericordia.

Per tutti coloro che furono, sono e saranno ingannati, Signore, abbi misericordia.

Per tutti quelli trascinati a fondo dai lacci di questo mondo, Signore, abbi misericordia.

Abbi misericordia di noi peccatori, Figlio di Dio, Tu che puoi tutto: abbi misericordia di noi.

GOD IS WITH US

January 7, 2018

“Therefore the Lord Himself shall give you a sign; Behold, a Virgin shall conceive, and bear a Son, and shall call his name Immanuel

“Take counsel together, and it shall come to naught; speak the word, and it shall not stand: for God is with us (Immanuel)”

“For unto us a child is born, unto us a son is given: and the government shall be upon his shoulder: and his name shall be called Wonderful, Counselor, The mighty God, The everlasting Father, The Prince of Peace”

“And there shall come forth a rod out of the stem of Jesse (the father of king David) and a Branch shall grow out of his roots: And the spirit of the Lord shall rest upon him, the spirit of wisdom and understanding, the spirit of knowledge and of the fear of the Lord”

“Behold My servant, whom I uphold; Mine elect, in whom my soul delighteth; I have put My spirit upon him: he shall bring forth judgment to the Gentiles. He shall not cry, nor lift up, nor cause His voice to be heard in the street… A bruised reed shall he not break, and the smoking flax shall he not quench”

“The Spirit of the Lord God is upon Me; because the Lord hath anointed Me to preach good tidings unto the meek;’ he hath sent Me to bind up the brokenhearted, to proclaim liberty to the captives, and the opening of the prison to them that are bound”

“And he said, It is a light thing that thou shouldest be My servant to raise up the tribes of Jacob, and to restore the preserved of Israel: I will also give Thee for a light to the Gentiles, that Thou mayest be My salvation unto the end of the earth”

THE HOLY PROPHET ISAIAH

Seventy weeks are determined upon thy people and upon thy holy city, to finish the transgression, and to make an end of sins, and to make reconciliation for iniquity, and to bring in everlasting righteousness, and to seal up the vision and prophecy, and to anoint the most Holy. Know therefore and understand, that from the going forth of the commandment to restore and to build Jerusalem unto the Messiah the Prince shall be seven weeks, and threescore and two weeks: the street shall be built again, and the wall, even in troublous times.

C H R I S T     I S     B O R N  !         G L O R I F Y     H I M  !

Nativity

“To day if ye will hear his voice, Harden not your heart, as in the provocation, and as in the day of temptation in the wilderness

Let us labour therefore to enter into that rest, lest any man fall after the same example of unbelief. For the word of God is quick, and powerful, and sharper than any twoedged sword, piercing even to the dividing asunder of soul and spirit, and of the joints and marrow, and is a discerner of the thoughts and intents of the heart. Neither is there any creature that is not manifest in his sight: but all things are naked and opened unto the eyes of him to whom we have to give account.

In truth God as a man was born on earth! Why? That we might live through him (1 John 4:9).

LETTERA DI SAN PAOLO AI GALATI

July 7, 2019

Paolo, un apostolo, (non degli uomini, e nemmeno per mezzo degli uomini, ma attraverso Gesū Cristo, e Dio Padre, che lo rialzō dai morti); e tutti i confratelli che sono con me, alle chiese di Galazia; sia grazia a voi e pace da Dio Padre, e dal nostro Signore Gesū Cristo, che diede sē stesso per i nostri peccati, ch’Egli potesse riscattarci da questo presente mondo malvagio, secondo la volontā di Dio e nostro Padre: al quale sia gloria per sempre. Amen.

 

Io mi meraviglio che voi siate rimossi tanto presto da colui che vi chiamō alla grazia di Cristo verso un altro vangelo; che non ē un altro; ma ci sono alcuni che vi turbano, e vogliono pervertire il vangelo di Cristo. Ma se anche noi, o un angelo dal Cielo, vi predicasse qualsiasi altro vangelo che quello annunciatovi da noi, che egli sia maledetto. Come abbiamo detto prima, cosī adesso lo ripeto, Se qualunque uomo vi predichi qualunque altro vangelo che quello che voi avete ricevuto, che egli sia maledetto.

 

Poichē debbo io ora persuadere gli uomini, o Dio? o cerco io di far piacere agli uomini? poichē se ancora io fossi gradito agli uomini, non sarei il servo di Cristo. Ma io vi certifico, confratelli, che il vangelo annunciato da me non ē secondo gli uomini. Poichē nē io lo ricevetti da uomo, nē mi fu esso insegnato, se non dalla rivelazione di Gesū Cristo. Voi avete udito della mia condotta nel tempo passato nella religione dei Giudei, come oltre misura io perseguitai la chiesa di Dio e la rifiutai; ed ebbi profitto nella religione dei Giudei al di sopra di molti miei eguali nella mia propria nazione, essendo zelante all’eccesso nella tradizione dei miei padri.

 

Ma quando piacque a Dio, che mi separō dal grembo di mia madre, e mi chiamō con la sua grazia, per rivelare suo Figlio in me, che io potessi annunciarlo tra i pagani, io non conferii nell’immediato con carne e sangue: e neppure andai a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me; ma andai in Arabia, e ritornai di nuovo a Damasco. Poi dopo tre anni mi recai a Gerusalemme per vedere Pietro, e dimorai con lui quindici giorni. Ma degli altri apostoli non vidi nessuno, eccetto Giacomo il fratello del Signore.

 

Ora le cose che vi scrivo, ecco, davanti a Dio, io non mento.

Dopo io venni nelle regioni di Siria e Cilicia; e non ero conosciuto di volto tra le chiese di Giudea che erano in Cristo: ma essi avevano solo udito, Colui che ci perseguitō nei tempi passati ora annuncia la fede che egli una volta distruggeva. Ed essi glorificavano Dio in me.

 

Poi dopo quattordici anni andai di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, e presi anche Tito con me. E ci andai su rivelazione, e comunicai loro quel vangelo che annuncio fra i Gentili, ma in privato a coloro che erano di reputazione, per evitare che in qualche modo io lavorassi, o avessi lavorato, invano.  Ma neppure Tito, che era con me, essendo un Greco, fu costretto ad essere circonciso;  e quello a causa di falsi confratelli accolti inconsapevolmente, che vennero segretamente per spiare la nostra libertā  che abbiamo in Cristo Gesū, che essi potessero condurci in servitū: ai quali noi non demmo posto in soggezione, no, nemmeno per un’ora; che la veritā del vangelo potesse continuare con voi.

 

Ma di questi che sembravano essere qualcuno, chiunque fossero, non faceva alcuna differenza per me: Dio non ha preferenze per lo status di un uomo; poichē coloro che sembravano di essere qualcuno nella conferenza non mi aggiunsero niente: ma al contrario, quando essi videro che il vangelo per gli incirconcisi era affidato a me, come il vangelo per i circoncisi a Pietro; poichē Colui che formō adeguatamente in Pietro l’apostolato per la circoncisione, lo stesso era potente in me verso i Gentili; e quando Giacomo, Cefa, e Giovanni, che apparivano essere i pilastri, percepirono la grazia che mi era stata data, essi diedero a me e Barnaba la mano destra in comunanza, che noi andassimo ai pagani, e loro ai circoncisi. Essi solo vollero che noi ci ricordassimo del povero; lo stesso che anch’io ero ansioso di fare.

 

Ma quando Pietro era venuto ad Antiochia, io lo affrontai apertamente, perchē egli era da disapprovare. Poichē prima che certuni venissero da Giacomo, lui mangiava on i Gentili, ma quando questi furono venuti, egli si ritirō separando sē stesso, temendo quelli che erano della circoncisione. E gli altri Giudei dissimularono nel suo stesso modo; al punto che anche Barnaba fu portato via con questa ipocrisia. Ma quando io vidi che essi non camminavano giustamente secondo la veritā del vangelo, io dissi a Pietro davanti a tutti loro, Se tu, essendo un Giudeo, vivi alla maniera dei Gentili, e non come fanno i Giudei, perchē costringi i Gentili a vivere come fanno i Giudei?

 

Noi che siamo Giudei per natura, e non peccatori dei Gentili, sapendo che un uomo non ē giustificato dalle opere della legge, ma dalla fede di Gesū Cristo, proprio noi abbiamo creduto in Gesū Cristo, che potessimo essere giustificati dalla fede di Cristo, e non dalle opere della legge: poichē dalle opere della legge nessuna carne sarā giustificata. Ma se, mentre noi cerchiamo di essere giustificati da Cristo, anche noi stessi siamo trovati essere peccatori, ē dunque Cristo ministro di peccato? Dio ci scampi. Poichē se io ricostruisco quello che distrussi, io rendo me stesso un trasgressore. Poichē attraverso la legge io sono morto alla legge, che possa vivere in Dio. Io sono crocifisso con Cristo; ciō nonostante io vivo; sebbene non io, ma Cristo vive in me: e la vita che io ora vivo nella carne io la vivo con la fede del Figlio di Dio, che mi amō e diede sē stesso per me. Io non vanifico la grazia di Dio: poichē se la giutificazione venne dalla legge, allora Cristo ē morto invano.

 

O sciocchi Galati, chi vi ha stregato, da non farvi obbedire alla veritā, voi davanti ai cui occhi Gesū Cristo ē stato con chiarezza esposto, crocifisso in mezzo a voi? Questo solo vorrei apprendere da voi, Riceveste voi lo Spirito dalle opere della legge, o dall’ascolto della fede? Siete voi tanto stupidi? avendo iniziato nello Spirito, siete voi ora resi perfetti dalla carne? Avete sopportato cosī tante cose invano? se sia perō invano. Colui dunque che vi amministra lo Spirito, ed opera miracoli fra di voi, lo fā con le opere della legge, o con l’ascolto della fede?

Proprio come Abramo credette in Dio, e gli fu computato come giustizia. Sappiate dunque che coloro che sono della fede, gli stessi sono i figli di Abramo. E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato i pagani attraverso la fede, annunciō prima del vangelo ad Abramo, dicendo, In te saranno tutte le nazioni benedette. Cosī dunque coloro che sono della fede sono benedetti con il fedele Abramo. Poichē quanti sono delle opere della legge sono sotto la maledizione: poichē sta scritto, Maledetto ē chiunque che non continui in tutte le cose che sono scritte nel libro della legge per farle. Ma che nessuno uomo ē giustificato dalla legge di fronte a Dio, ē evidente; poichē, Il giusto vivrā per fede. E la legge non ē della fede: ma, L’uomo che le compie vivrā in esse.

 

Cristo ci ha riscattato dalla maledizione della legge, essendo reso una maledizione per noi: poichē sta scritto, Maledetto ē chiunque sia appeso al legno; che la benedizione di Abramo potesse venire sui Gentili attraverso Gesū Cristo, che noi si potesse ricevere la promessa dello Spirito attraverso la fede.

 

Confratelli, io parlo alla maniera degli uomini; sebbene sia solo un patto dell’uomo, eppure se esso ē confermato, nessuno puō annullarlo, o aggiungerci niente. Ora ad Abramo ed al suo seme furono fatte le promesse. Egli non disse, Ed ai semi, come se di molti, ma come di uno, Ed al tuo seme, che ē Cristo. E questo io dico, che il patto, che fu in precedenza confermato da Dio in Cristo, la legge, che venne quattrocentotrenta anni dopo, non puō annullarlo, in modo da rendere la promessa di nullo effetto. Poichē se l’ereditā fosse per la legge, non ē piū per la promessa: ma Dio la diede ad Abramo per promessa.

 

A cosa dunque serve la legge? Essa fu aggiunta a causa delle trasgressioni in attesa che il seme al quale la promessa fu fatta venisse; e fu ordinata dagli angeli nelle mani di un mediatore. Ora un mediatore non lo ē di uno, ma Dio ē uno. Ē allora la legge contro le promesse di Dio? Dio ci scampi: poichē se ci fosse stata data una legge che avesse potuto darci vita, in veritā la giustificazione sarebbe stata dalla legge. Ma la scrittura ha posto il tutto sotto peccato, che la promessa per la fede di Gesū Cristo potesse essere data a coloro che credono.

 

Ma prima che venisse la fede, noi fummo tenuti sotto la legge, rinchiusi per la fede che doveva in seguito essere rivelata. La legge era dunque il nostro tutore per portarci verso Cristo, che noi si potesse essere giustificati per fede. Ma dopo che la fede ē venuta, noi non siamo piū sotto tutela. Poichē voi siete tutti i figli di Dio per la fede in Gesū Cristo.  Poichē tanti di voi quanti sono stati battezzati in Cristo hanno assunto Cristo. Non vi ē nē Giudeo nē Greco, non vi ē nē schiavo nē libero, non vi ē nē maschio nē femmina: poichē voi siete tutti uno in Cristo Gesū. E se siete di Cristo, allora voi siete seme di Abramo, ed eredi secondo la promessa.

 

Ora io dico, che l’erede, finchē ē un bambino, non differisce da un servo, sebbene sia signore su tutti; ma ē sotto tutori e governanti fino al tempo designato dal padre. Proprio cosī noi, quando eravamo bambini, eravamo in servitū sotto gli elementi del mondo: ma quando la pienezza dei tempi fu venuta, Dio inviō suo Figlio, fatto da donna, fatto sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, che noi si potesse ricevere l’adozione come figli. E poichē voi siete figli, Dio ha inviato lo Spirito di suo Figlio nei vostri cuori, che grida, Abba, Padre. Pertanto tu non sei piū un servo, ma un figlio; e se figlio, allora un erede di Dio attraverso Gesū Cristo.

 

Nondimeno allora, quando non conoscevate Dio, voi rendevate servizio a coloro che per natura non sono dei. Ma adesso, dopo che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete conosciuti da Dio, come potete voi ancora rivolgervi ai deboli e meschini elementi, verso i quali ancora desiderate di essere in schiavitū? Voi osservate giorni, e mesi, e periodi, e anni. Io sono spaventato da voi, per paura che abbia tributato lavoro su di voi invano.

 

Confratelli, io vi imploro, siate come io sono, poichē io sono come voi siete: voi non mi avete offeso per niente. Voi sapete come attraverso infermitā nella carne io vi predicai il vangelo al principio. E la mia tentazione che era nella mia carne voi non la disprezzaste, nemmeno la rifiutaste, ma mi accoglieste come un angelo di Dio, quasi come Cristo Gesū. Dov’ē allora la beatitudine di cui parlavate? poichē io vi rendo testimonianza, che, se fosse stato possibile, voi avreste cavato i vostri propri occhi, per darli a me. Sono io dunque diventato vostro nemico, perchē vi dico la veritā?

 

Essi con zelo vi mostrano affezione, ma non per il bene; sī, essi vorrebbero escludervi, che voi possiate dare affezione a loro. Ma ē bene essere affetti da zelo in una cosa buona sempre, e non solo quando io sono presente con voi. Miei piccoli figlioli, per i quali io ancora travaglio in parto finchē Cristo non sia formato in voi, io desidero essere presente con voi ora, e cambiare il mio tono; poichē io ora sono in dubbio riguardo voi.

 

Ditemi, voi che desiderate essere soggetti alla legge, non udite voi la legge?

Poichē sta scritto, che Abramo ebbe due figli, il primo da un’ancella, l’altro da una donna libera. Ma colui che era dalla serva nacque secondo la carne, mentre colui della donna libera fu per promessa. Le quali cose sono un’allegoria: poichē questi sono i due patti; uno dal monte Sinai, che genera servitū, che ē Agar. Poichē questo Agar ē il monte Sinai in Arabia, e risponde alla odierna Gerusalemme, ed ē in servitū con i suoi figli. Ma la Gerusalemme che sta nei Cieli ē libera, che ē la madre di noi tutti. Poichē sta scritto, Gioisci, tu sterile che non concepivi, irrompi ed urla, tu che non hai travaglio: poichē la desolata ha molti piū figli di colei che ha un marito.

 

Ora noi, confratelli, come lo era Isacco, siamo i figli della promessa. Ma come allora colui che nacque secondo la carne perseguitō colui che era nato secondo la Spirito, proprio cosī ē adesso. Nondimeno cosa dice la scrittura? Scaccia la serva e suo figlio: poichē il figlio della donna in servitū non sarā erede con il figlio della donna libera. Cosī allora, confratelli, noi non siamo figli della donna in servitū, ma di quella libera.

Restate saldi dunque nella libertā con cui Cristo ci ha resi liberi, e non siate di nuovo intrappolati con il giogo della servitū. Ecco, io Paolo vi dico, che se voi siete circoncisi, Cristo non vi sarā di profitto in niente. Poichē io do testimonianza di nuovo a qualsiasi uomo che sia circonciso, che egli ē in debito di compiere la legge per intero. Cristo ē diventato di nessuna utilitā per voi, chiunque di voi si ritenga giustificato dalla legge; voi siete caduti dalla grazia. Poichē noi attraverso lo Spirito siamo in attesa della speranza di giustificazione per fede. Poichē in Gesū Cristo nē la circoncisione serve a niente, nē l’incirconcisione, ma la fede che opera per amore.

 

Voi facevate bene; chi vi ha insidiato che non dobbiate obbedire alla veritā? Questa persuasione non viene da Colui che vi ha chiamato. Un po’ di lievito fā crescere l’intera massa. Io ho fiducia in voi attraverso il Signore, che voi non avrete differenti convinzioni: ma colui che vi turba sopporterā il suo giudizio, chiunque egli sia. Ed io, confratelli, se io ancora predico la circoncisione, perchē soffro io ancora la persecuzione? in quel caso l’offesa della Croce sarebbe cessata. Io vorrei che coloro che vi turbano fossero proprio tagliati fuori. Poichē, confratelli, voi siete stati chiamati alla libertā; solo non usate tale libertā come una occasione per la carne, ma per amore servitevi l’un l’altro. Poichē tutta la legge ē compiuta in una sola parola, proprio in questa: Tu amerai il tuo vicino come te stesso. Ma se voi mordete e divorate l’uno l’altro, fate attenzione che non siate consumati l’uno dall’altro.

 

Questo io dico allora, Camminate nello Spirito, e non compirete le voglie della carne. Poichē la carne brama contro lo Spirito, e lo Spirito contro la carne: e questi sono in opposizione l’una all’altro; cosī che voi non riuscite a fare le cose che vorreste. Ma se voi siete condotti dallo Spirito, voi non siete sotto la legge. Ora le opere delle carne sono manifeste, che sono queste: adulterio, fornicazione, impuritā, oscenitā, idolatria, stregoneria, odio, contese, gelosie, rabbia, ambizione, sedizioni, eresie, invidie, omicidi, ubriachezza, baldoria, e cose simili: delle quali vi dico subito, come vi ho detto anche in passato, che coloro che compiono queste cose non erediteranno il Regno di Dio.

 

Mentre il frutto dello Spirito ē amore, gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontā, fede, mansuetudine, temperanza: contro di queste non vi ē alcuna legge. E coloro che sono di Cristo hanno crocifisso la carne con le sue affezioni e brame. Se noi viviamo nello Spirito, che noi si cammini anche nello Spirito.  Che noi non si desideri vanagloria, provocandoci l’un l’altro, invidiandoci l’un l’altro.

 

Confratelli, se un uomo ē colto in una colpa, voi che siete spirituali, ristabilitelo con spirito di mitezza; esaminando voi stessi, per evitare che anche voi siate tentati. Sopportate l’uno i fardelli dell’altro, e cosī adempiete la legge di Cristo. Poichē se un uomo pensa di essere qualcuno, quando non ē nessuno, egli inganna sē stesso.Ma che ogni uomo metta alla prova la sua opera, ed allora avrā egli gioia in sē stesso, e non in un altro. Poichē ogni uomo si addosserā  il suo proprio carico. Che colui che viene istruito nella parola condivida in tutte le cose buone con colui che insegna.

Non vi illudete; Dio non puō essere beffato: poichē qualunque cosa un uomo semina, quella anche raccoglierā. Poichē colui che semina per la sua carne della carne raccoglierā la corruzione; ma colui che semina per lo Spirito dello Spirito raccoglierā la vita eterna. E che non ci si stanchi nel fare bene: poichē nella stagione preposta avremo il raccolto, se non demordiamo. Dato che abbiamo dunque l’opportunitā, che noi si faccia del bene a tutti gli uomini, specialmente a coloro che sono della casa della fede.

 

Guardate che lunga lettera vi ho io scritto di mia propria mano.

Tutti quelli che desiderano fare buona mostra nella carne, costringono voi ad essere circoncisi; solo per evitare che essi debbano soffrire persecuzione per la croce di Cristo. Poichē neanche loro stessi che sono circoncisi osservano la legge; ma desiderano che voi siate circoncisi in modo da gloriarsi nella vostra carne. Ma che Dio mi scampi che io debba gloriarmi, eccetto che nella croce di nostro Signore Gesū Cristo, per il quale il mondo ē crocifisso per me, ed io per il mondo. Poichē in Cristo Gesū nē la circoncisione ē utile per qualcosa, nē la incirconcisione, ma una nuova creatura.

 

Ed a quanti camminano secondo questa regola, la pace sia su di loro, e misericordia, e sull’Israele di Dio. D’ora in avanti che nessun uomo mi disturbi: poichē porto nel mio corpo i segni del Signore Gesū. Confratelli, la grazia di nostro Signore Gesū Cristo sia con il vostro spirito. Amen.

GLOSSE

June 21, 2019

Ricordatevi sempre, figlioli, che la Scrittura ē tale solo dalla bocca dei figli di Dio.

L’impunitā dei suoi servitori ē il piedistallo dal quale il diavolo domina il mondo.

Il cuore del regno di un Cesare cristiano batte nel Corpus Iuris Civilis di Giustiniano.

Lo spirito ribelle non avrā mai risposte, poichē pensa di averle giā tutte.

Separati da Dio, a che vi serve guadagnare il mondo intero?

Il peccato ē sempre di Adamo, anche se Eva avesse fatto tutto il casino. La responsabilitā ē sempre degli uomini, che non fanno gli uomini, da un estremo all’estremo opposto, dal disprezzo di quella che ē la loro stessa carne al lasciarsene condurre come cagnolini al guinzaglio.

Uomo e donna sono lo stesso essere, coniugato in due diverse persone. Tale essere, ad immagine di Dio, si rivela ed opera in due diverse ipostasi. Il loro legame ē talmente stretto e forte, che una sua rottura ē paragonabile alla separazione dell’anima dal corpo: la morte.

La salvezza ē sempre una sinergia, tra uomo e Dio, anima e corpo, maschio e femmina. Ma la sinergia ē possibile solo nel rispetto tassativo, totale, dei ruoli, che sono diversi ma entrambi essenziali. Mai l’uno deve disprezzare o disconoscere l’altro, e MAI essi devono essere invertiti. Le gerarchie divinamente create, pur dello stesso livello e dignitā, sono immutabili.

L’anima deve porre ogni accortezza per il benessere del corpo, perchē ē il suo stesso benessere; un uomo vive come anima e corpo. Ma non deve mai farsene guidare, le bestie lo fanno. La Caduta avviene per queste inversioni di ruolo, che spezzano l’armonia dei legami e li rendono conflittuali. Tali conflitti sono risolvibili solo in Cristo, perfetto Dio e perfetto Uomo.

La Chiesa sopravvive sempre, non importa chi salga ai suoi vertici, perchē non permette che venga cambiato una virgola di quanto ricevuto una volta per tutte dai santi. Ē quando ti separi dalla Chiesa, come fece il Patriarcato di Roma mille anni fa, trasformandosi in Papato, che muori.

In Russia, la Chiesa ē sopravvissuta intatta nella sua Tradizione a 70 anni di teomachia bolscevica, di terrore e di sangue cristiano sparso a fiumi, come mai prima nella storia. Non puoi uccidere il Corpo di Cristo poichē ē lo Spirito di Dio che lo anima e lo guida.

In Occidente, la fede si ē dissolta lentamente ed inesorabilmente, per poi scomparire ed essere perseguitata in pubblico in pochi decenni, gli ultimi: son bastati un paio di jingles pubblicitari. Separandoti dalla Chiesa, rinneghi lo Spirito, e vi rinunci. E rimani nella tomba.

La riforma protestante, con la sua pretesa di eliminare ogni intermediazione nel rapporto tra uomo e Dio, rappresenta l’ilare antitesi alla non meno ridicola tesi papista di esclusiva intermediazione. Al Papa rispondono facendo di ogni uomo un papa.

Conservando perō il Papato quantomeno una forma ed una struttura ecclesiale e sacramentale, esso ed i fedeli che si trascinō dietro riescono a conservare un forte discernimento cristiano fino ad almeno un secolo fa, con l’inevitabile espugnazione finale avvenuta solo con il secondo Concilio Vaticano.

In realtā, il rapporto tra uomo e Dio ē di partecipazione, ed ē mediato solo da Cristo ed in Cristo, accostandosi con discernimento al Sacro Calice come membro del suo Corpo Mistico, la Chiesa. Le membra del Corpo osservano le regole del Corpo e tutte contribuiscono al suo funzionamento, ma le regole del Corpo di Cristo sono date dallo Spirito Santo, non dagli uomini, e devono solo essere capite, non formate o adattate, dagli uomini.

Tale comprensione si trova nella Tradizione dei santi Padri della Chiesa. E pur sapendo che il mio parlare vi sarā duro, devo dirvi che in Occidente non ve ne sono stati sin dalla ribellione papista. Vi sono stati Giusti e Martiri, ma la comprensione ē stata ivi resa impossibile dall’alterazione del Credo e la blasfemia contro lo Spirito Santo.

Le monarchie ed i principati cristiani in Occidente sono caduti per un motivo fondamentale (l’incomprensione della natura della moneta), e per uno esiziale: la delusione papista della Chiesa come signorīa feudale, con lo Spirito gradualmente bandito dalle loro forme sacramentali, in una deriva sempre maggiore nell’errore teologico infine eretto a sistema.

Tale percorso di privazione dello Spirito al popolo che era loro affidato ha avuto tempi lunghi ma ineluttabili, con un’accelerazione geometrica dopo il primo regicidio (uccisione del Re NON per prendere il suo posto, ma per togliere di mezzo la figura stessa del Re Unto) nel 1642 in Inghilterra.

L’istituzione della Banca centrale in Inghilterra nel 1694 fu il raccolto della semina di 50 anni prima, passando per il novello Parlamento, che ex lege (nel 1678) nega la Presenza Reale di Cristo nell’Eucaristia (e quindi l’Incarnazione di Dio e la Sua presenza continua nel mondo), e si consegna formalmente nelle mani del maligno.

L’importanza dell’usurpazione della potestā monetaria nell’incarnazione del mistero dell’iniquitā che oggi domina apertamente il mondo ē purtroppo raramente colta, ed invece ē essenziale. Essa ha permesso di comprare il grimaldello che ha espugnato ogni regno, compresa casa vostra: la separazione dei poteri dello Stato e la divisione del popolo in partiti.

Nessuno Stato puō esistere oggi per il suo popolo,se non abbia tra le sue leggi la pena capitale per l’appartenenza alla Massoneria, che ē la chiesa dell’Anticristo. Puō essere tollerata l’eresia e la falsa religione, ma non la chiesa del diavolo, nē l’apologia e la propaganda e la pubblica ostentazione del peccato che conduce alla morte, le quali vanno dunque punite con severitā. Neppure va tollerata la personalitā giuridica di chi uomo non ē.

In regime di vincolo monetario esterno, la gestione pubblica e quella privata tendono all’equivalenza. L’esistenza nello Stato di una banca centrale indipendente ē da considerarsi sempre come vincolo monetario esterno. In regime di vincolo monetario esterno, l’unica sovranitā di cui lo Stato gode ē quella di tassare i propri cittadini e ordinarne leve per interessi che non sono mai i loro.

La democrazia rappresentativa non ē una forma di governo, ē una malattia autoimmune del governo.

Affidare l’azione politica ai partiti costituisce il nefando completamento del lavoro iniziato con la separazione dei poteri dello Stato: dopo aver diviso la casa in sē stessa, si ē proceduto a dividerne gli abitanti, come se abitando nella stessa casa essi avessero interessi diversi o addirittura contrapposti.

Gli interessi quando sono legittimi non si contrappongono l’uno all’altro, cooperano l’uno con l’altro. Il vostro abito mentale non sia forgiato da quegli stessi che pretendete di combattere. Il conflitto nasce quando l’interesse da legittimo diventa prevaricazione, sopruso, e va stroncato, non mediato, e tanto meno istituzionalizzato, poichē in tal modo non si fā altro che renderlo permanente. A questo serve il Sovrano.

Nella narrativa ufficiale, qualunque campo o aspetto essa riguardi, da qualunque parte della rappresentazione democratica essa provenga, non vi ē nulla di vero, nel senso pieno del termine.

Si deve avere compassione dell’ignoranza, molto spesso persino invidiarla, ma nessuna pietā per la stupiditā. Per diventare stupido, un uomo deve necessariamente aver rinnegato Cristo, l’unico modo che ha per privarsi del Logos. L’ignoranza sarā computata per giustificazione, la stupiditā per condanna.

Voi continuate a pensare che si possa cambiare il paradigma continuando ad usarlo. Non capite che ē una forma di dissonanza cognitiva? Il conflitto che immaginate di vedere tra quelli che vi opprimono ē quello tra Gog e Magog, ed ē apparente anche quando ē reale.

L’uno ē l’adoratore e servitore dichiarato del diavolo, l’altro si illude di essere servitore di sē stesso, e nasconde la sua ribellione contro Dio pagandogli un rispetto meramente verbale ed una adesione solo formale ai suoi statuti. Badate bene, il primo ē figlio del secondo!

Entrambi saranno divorati dal fuoco venuto da Dio fuori dal Cielo, perchē entrambi circondano d’assedio l’accampamento dei santi e la cittā diletta, pur nelle loro scaramucce, che mai negano il loro accordo nel rifiuto sostanziale di Dio, fondato sul paradigma primigenio della modernitā.

Tale paradigma recita che il potere non risiede in Dio, ma nell’uomo e nelle astrazioni che la sua fervida immaginazione produce: il popolo, la ragione, la scienza, il progresso, i diritti. Privatosi del Logos, egli spaccia per realtā le sue fantasie, poichē esse lo giustificano sempre nelle sue voglie.

Questo ē Gog, e Magog, l’adoratore aperto e dichiarato del diavolo, ē sua progenie, sua discendenza diretta. Come puō dunque Gog vincere ciō di cui egli stesso ē causa? Dovrebbe prima vincere sē stesso. Ē sempre stato cosī che l’uomo si ē scavato la sua stessa fossa.

L’orgoglio nell’uomo ē una immane tragedia; in una donna ē solo patetico.

LEZIONI DI STORIA

June 19, 2019

1860 – 1943 – 2019 ….
la storia d’Italia ē sempre la stessa, una storia di rapina e di menzogna.

Il problema dei traditori ē sgradevole, ma ineludibile; se non lo si affronta (impiccandoli, o rinchiudendoli a vita, essi prosperano nella certezza dell’impunitā) ci sarā sempre questo eterno ritorno dell’eguale.

REGOLE PER L’UTENZA

May 9, 2019

Per quella che crede di vivere (magari a testa in giū) su una palla magica impazzita, in perenne spin (multipli e contemporanei), alla deriva in un universo demenziale, venuto fuori dal nulla su un’onda di probabilitā cosmica, ordinatosi logicamente per caso, divulgato dalla scienza holliwoodiana per una platea di signori che hanno scelto dei cercopitechi come antenati putativi.

UTENTE X

Ma mi hai bloccato? LOL, ma che senso ha?

PADRONE DI CASA

Lo stesso dei tuoi interventi di ieri, quelli dove contestavi delle cose che non hai voluto vedere, nē ascoltare. Ti sblocco, ma comportati bene.

UTENTE X

Ma io non voglio vedere video, io voglio ragionare con te, se ne hai voglia Se non hai voglia, amen.
Ma, per esempio: il video mi dice che a 32 km di altezza l’orizzonte è piatto e questo E’ UNA PROVA che la terra è piatta. Ora, ti pare una deduzione logica? La cosa non mi sembra così evidente per cui voglio farmi i miei conti e controllare. Bene, faccio i conti e vedo che se prendiamo una sfera delle dimensioni della terra (o supposte tali), a 32km di altezza NON SONO IN GRADO di valutare con certezza A OCCHIO NUDO che la terra sia piatta o sferica. Potrei farlo con degli strumenti che mi aiutino a misurare, ma a occhio nudo probabilmente non ce la faccio, così come non ce la farei a valutare la gobba di 1 cm al centro di una barra di 22mt. QUINDI, dopo che mi son fatto i conti, l’affermazione di quel video per me è ERRATA. L’orizzonte potrà anche essere piatto, ma potrebbe anche essere curvo: a quell’altezza, a occhio nudo, non sono in grado di dire con certezza che l’orizzonte è piatto o curvo. Quindi quell’affermazione NON E’ UNA PROVA DI UN CAZZO. Al tizio dico: impegnati di più perché non mi hai convinto per niente.
Ora, io son disposto a vederne altre di queste PROVE, ma non puoi chiedermi di vedere e ascoltare e basta, perché io sono peggio di San Tommaso e non credo a niente e a nessuno. C’è da dire che se un video mi parte con una affermazione ERRATA spacciandomela addirittura per PROVA, mi sento preso per il culo fin dall’inizio e non sono ben disposto. Ma cercherò di valutare le prossime prove, se vorrai, con spirito critico e mente aperta. Ma bisogna che collaboriamo nelle verifiche.

PADRONE DI CASA

Senti, come ti ho giā detto, tu non vedrai mai quello che non vuoi vedere, pertanto non vedo quale utilitā vi possa essere nel discutere. Tanto ē vero che ti sei fermato alla prima cosa che ti ē apparsa adatta per distogliere lo sguardo. Anche ammettendo che tu abbia ragione in questo caso (per me devi rivedere i calcoli), quello ē solo UNO delle centinaia di argomenti portati contro l’incredibile palla impazzita in perenne spin multipli alla deriva in un universo demenziale (molti non li trovo convincenti neanch’io), pertanto non si capisce cosa in ogni caso penseresti di aver dimostrato.

Resto quindi dell’idea che da casa Truman si esce solo da sē stessi, nessuno mai ne tirerā fuori un altro. Se lo vuoi, il materiale a disposizione ē sterminato, in inglese, anche se bisogna fare ben attenzione agli infiltrati che con la scusa di portare avanti la convinzione la minano sapientemente mettendo qua e lā stronzate, per squalificare tutti gli altri. La roba migliore al riguardo penso che l’abbia prodotta Eric Dubay (il quale ē comunque un idiota sotto altri aspetti, il che perō non inficia quello che lui presenta per questa specifica materia).
Molte cose rimangono da spiegare o con spiegazioni non pienamente convincenti, ma il modello presentato ha un senso compiuto, al contrario di quello che viene spacciato per scientifico e che ē un cumulo di stronzate se solo inizi a rifletterci seriamente, ed ē in perfetto accordo con quello che vedo e sento, come la Luna che copre le nuvole e la totale assenza di movimento (e non rompermi con il sistema chiuso, che ti metto nel sistema chiuso chiamato lavatrice) ed i passeri che tranquillamente volano e le stelle sempre ordinatamente allo stesso posto da sempre e molto, molto altro, come i resoconti dei viaggi del Capitano Cook ed il buon senso.
Ma se uno vuol credere alle favole di mentitori seriali ed alla loro impressionante sequenza di teoremi ad minchiam (quelli dove si dimostra qualcosa dandolo per scontato), faccia pure. Deve perō rigorosamente astenersi dal rompere i coglioni.

RADONITSA – REJOICING

May 7, 2019

Gioite o voi nei sepolcri, Cristo ē risorto!

In Cristo, e solo in Cristo, la morte ē vinta!

PREGHIERA   PER   COLORO   CHE   SON   MORTI   NELL’   ERRORE

Nei giorni in cui la Tua Chiesa ricorda alla Tua misericordia i suoi figli, o Signore, oserō ricordarti anche tutti coloro che son dipartiti da questo mondo lontani dalla Tua Grazia, privati dei salvifici misteri del Tuo Corpo, e magari con terribili peccati a gravare la loro coscienza, non riconosciuti, nē confessati.

Nel Tuo buon piacere, Signore, nella Tua infinita bontā e misericordia, nella Tua assoluta sovranitā, ricordati Ti prego anche di loro e abbi misericordia. Tu che ti sei degnato di prendere la nostra stessa carne e conosci fino in fondo la nostra miseria e debolezza, Tu che hai voluto subire fino in fondo la nostra iniquitā solo per restituirci una speranza di salvezza, Tu che hai camminato e sofferto nell’inganno che domina interamente questo mondo, considera che in quello stesso inganno loro nacquero, da quell’inganno furono cresciuti ed in quell’inganno son morti, ed abbi misericordia di loro.

Signore di ogni misericordia, Tu che chiedesti misericordia perfino per chi ti stava inchiodando alla Croce, ricordati Ti prego anche di loro ed abbi misericordia. Nega al maligno, o Signore, il bottino che pensa di aver cosī indegnamente guadagnato, concedigli come compagni nel fato di distruzione che si e’ scelto solo coloro che lo hanno servito consapevolmente, i bestemmiatori dello Spirito Santo. A tutti gli altri, o Signore ti prego, dona un riposo di speranza, e degnati infine di conceder loro, nei tempi e nei modi che solo Tu conosci, la tua parola di salvezza.

Non per la preghiera di un miserabile, o Signore, ma per l’intercessione della Tua purissima Madre e di tutti i Tuoi santi. Amen!

THE MODERN AGE WAS BORN AS THEOMACHY

May 1, 2019

The blindness of the Liberal is a direct antecedent of Nihilist, and more specifically of Bolshevist, morality; for the latter is only a consistent and systematic application of Liberal unbelief It is the supreme irony of the Liberal view that it is precisely when its deepest intent shall have been realized in the world, and all men shall have been “liberated” from the yoke of transcendent standards, when even the pretense of belief in the other world shall have vanished–it is precisely then that life as the Liberal knows or desires it shall have become impossible; for the “new man” that disbelief produces can only see in Liberalism itself the last of the “illusions” which Liberalism wished to dispel.

In the Christian order politics too was founded upon absolute truth. We have already seen, in the preceding chapter, that the principal providential form government took in union with Christian Truth was the Orthodox Christian Empire, wherein sovereignty was vested in a Monarch, and authority proceeded from him downwards through a hierarchical social structure. We shall see in the next chapter, on the other hand, how a politics that rejects Christian Truth must acknowledge “the people” as sovereign and understand authority as proceeding from below upwards, in a formally “egalitarian” society. It is clear that one is the perfect inversion of the other; for they are opposed in their conceptions both of the source and of the end of government. Orthodox Christian Monarchy is government divinely established, and directed, ultimately, to the other world, government with the teaching of Christian Truth and the salvation of souls as its profoundest purpose; Nihilist rule–whose most fitting name, as we shall see, is Anarchy—is government established by men, and directed solely to this world, government which has no higher aim than earthly happiness.

The Liberal view of government, as one might suspect, is an attempt at compromise between these two irreconcilable ideas. In the 19th century this compromise took the form of “constitutional monarchies,” an attempt–again–to wed an old form to a new content; today the chief representatives of the Liberal idea are the “republics” and “democracies” of Western Europe and America, most of which preserve a rather precarious balance between the forces of authority and Revolution, while professing to believe in both.

It is of course impossible to believe in both with equal sincerity and fervor, and in fact no one has ever done so. Constitutional monarchs like Louis Philippe thought to do so by professing to rule “by the Grace of God and the will of the people”–a formula whose two terms annul each other, a fact as equally evident to the Anarchist [5] as to the Monarchist.

Now a government is secure insofar as it has God for its foundation and His Will for its guide; but this, surely, is not a description of Liberal government. It is, in the Liberal view, the people who rule, and not God; God Himself is a “constitutional monarch” Whose authority has been totally delegated to the people, and Whose function is entirely ceremonial. The Liberal believes in God with the same rhetorical fervor with which he believes in Heaven. The government erected upon such a faith is very little different, in principle, from a government erected upon total disbelief, and whatever its present residue of stability, it is clearly pointed in the direction of Anarchy.

A government must rule by the Grace of God or by the will of the people, it must believe in authority or in the Revolution; on these issues compromise is possible only in semblance, and only for a time. The Revolution, like the disbelief which has always accompanied it, cannot be stopped halfway; it is a force that, once awakened, will not rest until it ends in a totalitarian Kingdom of this world. The history of the last two centuries has proved nothing if not this. To appease the Revolution and offer it concessions, as Liberals have always done, thereby showing that they have no truth with which to oppose it, is perhaps to postpone, but not to prevent, the attainment of its end. And to oppose the radical Revolution with a Revolution of one’s own, whether it be “conservative,” ” non-violent,” or “spiritual,” is not merely to reveal ignorance of the full scope and nature of the Revolution of our time, but to concede as well the first principle of that Revolution: that the old truth is no longer true, and a new truth must take its place. Our next chapter will develop this point by defining more closely the goal of the Revolution.

Father Seraphim Rose

Read the whole book here….

St. Seraphim of Platina

LETTERA DI SAN PAOLO AI ROMANI

April 30, 2019

Paolo, un servo di Gesū Cristo, chiamato ad essere un apostolo, separato nel vangelo di Dio (che lo aveva dapprima promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sante scritture), riguardo suo Figlio Gesū Cristo nostro Signore, che fu fatto dal seme di Davide riguardo la carne; e dichiarato essere Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santitā, con la resurrezione dai morti: dal quale noi abbiamo ricevuto grazia e apostolato, affinchē vi sia obbedienza alla fede tra tutte le nazioni, per il suo nome: tra le quali anche voi siete i chiamati di Gesū Cristo: a tutti quelli che sono in Roma, prediletti da Dio, chiamati ad essere santi: sia grazia a voi e pace da Dio nostro Padre, ed il Signore Gesū Cristo.

 

Primo, io ringrazio il mio Dio tramite Gesū Cristo per voi tutti, che parlano della vostra fede attraverso l’intero mondo. Poichē Dio mi ē testimone, che io servo con il mio spirito nel vangelo di suo Figlio, che ininterrotamente io faccio sempre menzione di voi nelle mie preghiere; facendo richieste, se in qualsiasi modo ora infine io potessi avere un viaggio propizio per volere di Dio per venire da voi. Poichē io desidero vedervi, che possa impartirvi qualche dono spirituale, allo scopo che possiate essere confermati; cioē, ch’io possa essre confortato insieme a voi per la fede comune ad entrambi.

 

Ora io non vorrei che ignorasse, confratelli, che molte volte io mi proposi di venire da voi (ma fu lasciato per adesso), che  potessi avere qualche frutto anche fra di voi, proprio come tra gli altri Gentili. Io sono debitore sia ai Greci, ed ai Barbari; sia ai saggi, ed agli stolti. Pertanto, per quanto dipenda da me, io sono pronto ad annunciare il vangelo anche a voi che siete a Roma. Poichē io non mi vergogno del vangelo di Cristo: poichē esso ē la potenza di Dio verso la salvezza per ognuno che creda; per i Giudei dapprima, ed anche per i Greci. Poichē in esso vi ē la giustizia di Dio rivelata da fede a fede: come sta scritto, “il giusto vivrā per fede”.

 

Poichē l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietā ed iniquitā degli uomini, che nascondono la veritā nell’ingiustizia; perchē quello che puō essere conosciuto di Dio ē manifesto in loro; poichē Dio glielo ha mostrato. Poichē le cose che non si vedono di Lui sono chiaramente viste dalla creazione del mondo, essendo comprese tramite le cose che sono fatte, proprio la sua eterna potenza e Divinitā; cosī che essi non hanno giustificazione. Perchē, quando essi conobbero Dio, non lo glorificarono come Dio, neppure furono grati; ma divennero vani nelle loro immaginazioni, ed il loro cuore sciocco fu ottenebrato. Vantandosi di essere saggi, essi divennero stupidi, e cambiarono la gloria dell’incorruttibile Dio in una immagine fatta simile a corruttibile uomo, ed a uccelli, e bestie quadrupedi, e cose striscianti.

 

Per la qual ragione Dio anche li consegnō all’impuritā tramite le brame dei loro stessi cuori, per disonorare a vicenda i loro stessi corpi; loro che mutarono la veritā di Dio in una menzogna, e adorarono e servirono la creatura invece del Creatore, che ē benedetto per sempre. Amen.

Per questo motivo Dio li consegnō a vili affezioni: poichē perfino le loro donne cambiarono l’uso naturale in quel che ē contro natura; e nello stesso modo gli uomini, abbandonando l’uso naturale della donna, bruciarono nella loro voglia uno verso l’altro, uomini con uomini operando quel che ē vergognoso, e ricevendo in loro stessi l’appropriata ricompensa del loro errore.

 

E proprio come a loro non piacque di serbare Dio nella loro conoscenza, Dio li abbandonō ad una mente reproba, per fare quelle cose che non sono convenienti; venendo riempiti con ogni ingiustizia, fornicazione, malvagitā, cupidigia, malizia; pieni di invidia, assassinio, disputa, inganno, malignitā; sussurratori, maldicenti, odiatori di Dio, sprezzanti, superbi, millantatori, inventori di cose malvagie, disobbedienti ai genitori, senza discernimento, spergiuri, senza la naturale empatia, implacabili, spietati: che conoscendo il giudizio di Dio, che coloro che commettono tali cose sono degni di morte, non solo fanno lo stesso, ma hanno piacere in coloro che le fanno.

 

 

Pertanto tu sei inescusabile, o uomo, chiunque tu sia che giudichi: poichē laddove tu giudichi un altro, tu condanni te stesso; poichē tu che giudichi fai le stesse cose. Ma noi siamo sicuri che il giudizio di Dio ē secondo veritā contro coloro che compiono tali cose. E pensi tu questo, o uomo, che giudichi coloro che fanno queste cose, e fai lo stesso, che tu sfuggirai al giudizio di Dio? O disprezzi tu l’abbondanza della sua benevolenza ecompassione e pazienza; non sapendo che la bontā di Dio ti ē guida al pentimento?

 

Ma dietro al tuo cuore duro ed impenitente accumuli in te stesso collera contro il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio; che renderā a ciascun uomo secondo le sue opere: a coloro che con paziente perseveranza nel far bene cercano gloria e onore ed immortalitā, la vita eterna: ma a coloro che sono ribelli, e non obbediscono alla veritā, ma all’ingiustizia, indignazione e rabbia, tribolazioni e angoscia, su ogni anima d’uomo che compie il male, dei Giudeo per primo, ed anche dei Gentile; ma gloria, onore, e pace, ad ogni uomo che opera il bene, al Giudeo per primo, ed anche al Gentile; poichē non vi ē riguardo per le persone con Dio.

 

Poichē quanti avranno peccato senza avere la legge anche periranno senza la legge: e quanti avranno peccato nella legge saranno dalla legge giudicati; (poichē non coloro che sentono la legge sono giusti davanti a Dio, ma coloro che la compiono saranno giustificati. Poichē quando i Gentili, che non hanno la legge, fanno naturalmente le cose contemplate dalla legge, costoro, non avendo la legge, sono una legge in loro stessi: mostrando l’opera della legge scritta nei loro cuori, anche la loro coscienza dando testimonianza, e come mezzo i loro pensieri nell’accusarsi o scusarsi l’un l’altro); nel giorno in cui Dio giudicherā i segreti degli uomini tramite Gesū Cristo secondo il mio vangelo.

 

 

Ecco, tu sei chiamato un Giudeo, e riposi nella legge, e fai di Dio il tuo vanto, e conosci il suo volere, ed approvi le cose che sono piū eccellenti, essendo istruito dalla legge; e sei confidente che proprio tu sei una guida per i ciechi, una luce per coloro che sono nella tenebra, un istruttore degli sciocchi, un insegnante di bambini, che hai la forma della conoscenza e veritā nella legge. Tu dunque che insegni ad un altro, non insegni a te stesso? Tu che predichi ad un uomo di non rubare, tu rubi? Tu che dici che un uomo non dovrebbe commettere adulterio, tu commetti adulterio? Tu che aborri gli idoli, commetti tu sacrilegio? Tu che ti fai vanto della legge, disonori tu Dio infrangendo la legge? Poichē il nome di Dio ē bestemmiato tra i Gentili a causa vostra, come sta scritto.

 

Poichē la circoncisione invero ē di profitto, se tu osservi la legge: ma se tu la infrangi, la tua circoncisione ē resa incirconcisione. Pertanto se l’incirconcisione osserva la giustizia della legge, non sarā tale incirconcisione considerata come circoncisione? E non sarā l’incirconcisione che ē per natura, se essa adempie la legge, a giudicare te, che con la lettera e la circoncisione trasgredisci la legge? Poichē non ē un Giudeo, colui che lo ē esternamente; e neppure ē circoncisione, quella che ē esterna nella carne: Ma ē un Giudeo, colui che lo ē internamente, e la circoncisione ē quella del cuore, nello spirito, e non nella lettera, la cui lode non ē dagli uomini, ma da Dio.

 

 

Quale vantaggio allora ha il Giudeo? O quale profitto vi ē nella circoncisione?

Molto in ogni modo: principalmente, perchē a loro furono affidati gli oracoli di Dio. Cosa cambia se alcuni non credettero? La loro infedeltā renderā priva di effetto la fede di Dio? Dio ci scampi: lasciate che Dio sia vero, ed ogni uomo un bugiardo; come sta scritto, Che Tu possa essere giustificato in quel che dici, e possa sopraffare quando sei giudicato.

 

Ma se la nostra iniquitā loda la giustizia di Dio, cosa diremo? Ē Dio ingiusto nel prendere vendetta? (parlo come  un uomo) Dio ci scampi: poichē allora come Dio giudicherā il mondo? Poichē se la veritā di Dio si ē maggiormente accresciuta nella sua gloria attraverso la mia menzogna, perchē allora anche io sono giudicato come peccatore? E non piuttosto, (come calunniosamente riportano di noi, e come alcuni affermano che noi diciamo) Facciamo del male, che possa venirne del bene? la cui condanna ē giusta.

 

Allora cosa? Siamo noi migliori di loro? No, in nessun modo: poichē abbiamo prima provato Giudei e Gentili, che loro tutti sono sotto peccato; come sta scritto, Non c’ē nessuno giusto, no, non uno: non c’ē nessuno che comprenda, non c’ē nessuno che cerchi Dio. Essi sono tutti andati fuori strada, essi sono diventati insieme infruttuosi; non vi ē nessuno che operi il bene, no, non uno. La loro gola ē un sepolcro aperto; con le loro lingue hanno utilizzato inganno, il veleno dell’aspide ē dietro le loro labbra; la cui bocca ē piena di maledizioni e rancore; i loro piedi sono rapidi nel versare sangue: distruzione e miseria sono nei loro percorsi: e la via della pace non hanno conosciuto: non vi ē timor di Dio nei loro occhi.

Ora noi sappiamo che qualsiasi cosa la legge dica, la dice a coloro che sono sottoposti alla legge: che ogni bocca possa essere chiusa, e che tutto il mondo possa essere colpevole dinanzi a Dio. Pertanto dalle opere della legge non vi sarā alcuna carne giustificata alla sua vista: poichē per mezzo della legge ē la conoscenza del peccato.

 

Ma ora la giustizia di Dio ē manifesta oltre la legge, venendo testimoniata dalla legge e dai profeti; proprio la giustizia di Dio che per la fede di Gesū Cristo ē in noi e sopra tutti coloro che credono: poichē non vi ē differenza: poichē tutti hanno peccato, e divenuti indegni della gloria di Dio; venendo giustificati liberamente dalla Sua grazia attraverso la redenzione che ē in Cristo Gesū: che Dio ha presentato per essere una propiziazione attraverso la fede nel suo sangue, per dichiarare la sua giustizia per la remissioni dei peccati passati, tramite la compassione di Dio; per dichiarare, io dico, in questo tempo la sua giustizia: che Egli potesse essere giusto, e colui che giustifica quello che crede in Gesū.

 

Dov’ē allora il vanto? Ē escluso. Da quale legge? delle opere? No: ma dalla legge della fede. Noi concludiamo dunque che un uomo ē giustificato dalla fede al di fuori delle opere della legge. Ē lui solo il Dio dei Giudei? Non ē anche il Dio dei Gentili? Certo, anche dei Gentili; vedendo che ē un solo Dio, che giustificherā la circoncisione per la fede, e l’incirconcisione attraverso la fede. Rendiamo allora noi nulla la legge attraverso la fede? Dio ci scampi: piuttosto, noi fondiamo la legge.

 

 

Cosa diremo allora che nostro padre Abramo, secondo la carne, ha trovato? Poichē se Abramo fosse giustificato dalle opere, egli ha di quelle la gloria; ma non dinanzi a Dio. Poichē cosa dice la Scrittura? Abramo credette in Dio, e questo gli fu computato come giustizia. Ora a colui che lavora il salario gli ē riconosciuto non per grazia, ma come debito. Ma a colui che non lavora, ma crede in Colui che giustifica il peccatore, la sua fede ē computata come giustizia.

 

Proprio come anche Davide descrive la beatitudine dell’uomo, a cui Dio imputa giustizia senza opere, dicendo, Beati sono coloro le cui iniquitā sono perdonate, ed i cui peccati sono coperti. Beato ē l’uomo a cui Dio non imputerā peccato. Viene dunque questa beatitudine solo sulla circoncisione, o anche sulla incirconcisione? Poichē noi diciamo che la fede fu riconosciuta ad Abramo come giustizia. Come gli fu allora riconosciuta? Quando egli era nella circoncisione, o nella incirconcisione? Non nella circoncisione, ma nella incirconcisione. Ed egli ricevette il segno della circoncisione, un sigillo della giustizia della fede che egli ebbe pur essendo incirconciso: che egli potesse essere il padre di tutti coloro che credono, sebbene non siano circoncisi; che giustizia potesse essere imputata anche ad essi. Ed il padre di circoncisione per coloro che non sono solo della circoncisione, ma che anche camminano nei passi di quella fede di nostro padre Abramo, che egli ebbe essendo ancora incirconciso.

 

 

Poichē la promessa, che egli doveva essere l’erede del mondo, non era ad Abramo, o al suo seme, attraverso la legge, ma attraverso la giustizia della fede. Poichē se sono eredi coloro che sono della legge, la fede ē resa vuota, e la promessa fatta di nessun effetto; perchē la legge aziona la collera: poichē dove non vi ē legge, non vi ē trasgressione.

 

Pertanto essa ē dalla fede, affinchē potesse essere per grazia; allo scopo che la promessa potesse essere sicura per tutto il seme; non solo a quello che ē dalla legge, ma anche a quello che ē della fede di Abramo; che ē il padre di noi tutti, (come sta scritto, Io ti ho fatto padre di molte nazioni), dinanzi a Colui in cui lui credette, proprio Dio, che rianima i morti, e chiama quelle cose che non sono come se esse fossero; il quale contro ogni speranza credette nella speranza, che egli potesse diventare il padre di molte nazioni; in accordo con quanto fu parlato, Cosī il tuo seme sarā.

 

E non essendo debole nella fede, egli non considerō il suo proprio corpo ormai morto, quando aveva circa cento anni, e neppure la sterilitā del grembo di Sara; egli non tentennō per incredulitā alla promessa di Dio; ma fu forte nella fede, dando gloria a Dio; ed essendo pienamente persuaso che, quello che aveva promesso, Egli era anche capace di fare. E quindi ciō gli fu imputato come giustizia. Ora non fu scritto solo per amor suo, che quello gli fu imputato; ma anche per noi, ai quali sarā imputato, se noi crediamo in Colui che rialzō Gesū nostro Signore dai morti; che fu consegnato per le nostre offese, e fu resuscitato per la nostra giustificazione.

 

 

Essendo dunque giustificati dalla fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo di nostro Signore Gesū Cristo; tramite il quale abbiamo anche accesso per fede in questa grazia dove restiamo, e gioiamo nella speranza della gloria di Dio. E non solo cosī, ma noi ci gloriamo anche nelle avversitā: sapendo che la tribolazione sviluppa la pazienza; e la pazienza, esperienza; e l’esperienza, la speranza: e la speranza non si rende vergognosa; perchē l’amore di Dio ē versato da fuori nei nostri cuori dallo Spirito Santo che ci ē dato. Poichē quando noi eravamo ancora senza forza, nel tempo dato Cristo morī per i peccatori. Poichē raramente qualcuno morirā per un uomo giusto: eppure per un uomo buono qualcuno oserebbe morire. Ma Dio onorō il suo amore verso di noi, in ciō che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo morī per noi. Molto di piū allora, essendo adesso giustificati dal suo sangue, noi saremo salvati dalla collera attraverso di Lui. Poichē se, quando eravamo nemici, noi fummo riconciliati con Dio dalla morte di suo Figlio, molto di piū, essendo riconciliati, noi saremo salvati dalla Sua vita. E non solo quello, ma abbiamo anche gioia in Dio attraverso il nostro Signore Gesū Cristo, dal quale abbiamo ora ricevuto l’espiazione.

A ragione che, allo stesso modo da un uomo il peccato entrō nel mondo, e con il peccato la morte; e cosī la morte si trasmise su tutti gli uomini, per il fatto che tutti hanno peccato: (poichē fino alla legge il peccato era nel mondo: ma il peccato non ē imputato quando non c’ē legge. Nondimeno la morte regnō da Adamo a Mosē, anche su coloro che non avevano peccato nello stesso modo della trasgressione di Adamo, che ē figura di Colui che doveva venire.

 

Ma non come l’offesa, cosī anche ē il dono gratuito. Poichē se attraverso l’offesa di uno molti sono morti, molto di piū la grazia di Dio, e il dono per grazia, che ē per mezzo di un uomo, Gesū Cristo, ha abbondato per molti. E non come fu per l’uno che peccō, cosī ē il dono: poichē il giudizio fu di condanna a causa di uno, ma il dono gratuito ē per la giustificazione di molte offese. Poichē se dalla trasgressione di un uomo la morte regnō a causa di uno; molto di piū coloro che ricevono abbondanza di grazia e del dono di giustizia regneranno in vita a causa di uno, Gesū Cristo).

 

Come dunque dall’offesa di uno il giudizio si abbattē su tutti gli uomini come condanna; proprio cosī dalla giustizia di uno il dono gratuito si sparse su tutti gli uomini come giustificazione di vita. Poichē come dalla disobbdienza di un uomo molti furono resi peccatori, cosī dall’obbedienza di uno saranno molti resi giusti. Inoltre venne la legge, che il peccato potesse abbondare. Ma dove il peccato abbondava, la grazia abbondō molto di piū; che come il peccato aveva regnato nella morte, proprio cosī potesse la grazia regnare attraverso la giustizia nella vita eterna per Gesū Cristo nostro Signore.

 

 

Cosa allora diremo? Continueremo nel peccato, che la grazia possa abbondare? Dio ci scampi. Come potremmo noi, che siamo morti al peccato, vivere ancora in esso? Non sapete voi, che quanti di noi furono battezzati in Gesū Cristo furono battezzati nella sua morte. Pertanto noi siamo seppelliti con Lui nella morte dal battesimo: che come Cristo fu rialzato dai morti per la gloria del Padre, proprio cosī noi anche dovremo camminare in una vita rinnovata. Poichē  se noi siamo stati piantati insieme nella somiglianza della sua morte, noi saremo anche nella somiglianza della sua resurrezione: sapendo questo, che il nostro vecchio uomo ē crocifisso con Lui, che il corpo del peccato potesse essere distrutto, che d’ora in poi noi non si debba piū servire il peccato. Poichē colui che ē morto ē liberato dal peccato.

 

Ora se noi siamo morti con Cristo, noi crediamo che anche vivremo con Lui; sapendo che Cristo venendo rialzato dai morti non muore piū; la morte non ha piū dominio su di Lui. Poichē in ciō che Egli morī, Egli morī al peccato una volta: ma in ciō che Egli vive, Egli vive in Dio. Nello stesso modo considerate anche voi stessi di essere morti al peccato, ma vivi in Dio per mezzo di Gesū Cristo nostro Signore.

 

 

Non lasciate dunque che il peccato regni nel vostro corpo mortale, che voi dobbiate obbedirgli nelle sue brame. E neppure cedete le vostre membra come strumento di ingiustizia al peccato: ma concedete voi stessi a Dio, come quelli che sono vivi dai morti, e le vostre membra come strumenti di giustizia a Dio. Poichē il peccato non avrā dominio su di voi: poichē voi non siete sotto la legge, ma soggetti alla grazia.

 

Cosa allora? peccheremo, perchē non siamo sotto la legge, ma sotto la grazia? Dio ci scampi. Non sapete voi, che a colui cui vi concedete servi per obbedire, suoi servi siete di colui cui obbedite; o del peccato verso la morte, o di obbedienza verso la giustizia? Ma sia ringraziato Dio, che voi eravate servi del peccato, ma avete obbedito dal cuore quella forma di dottrina che vi fu annunciata. Essendo allora resi liberi dal peccato, voi diveniste i servi della giustizia.

 

Io parlo secondo la maniera degli uomini a causa dell’infermitā della vostra carne: poichē come voi avevate concesso le vostre membra in servitū all’impuritā e ad una iniquitā dopo l’altra; proprio cosī adesso concedete le vostre membra in servitū alla giustizia verso la santitā. Poichē quando voi eravate i servi del peccato, eravate liberi dalla giustizia. Quale frutto aveste voi allora in quelle cose delle quali ora vi vergognate? Poichē la fine di quelle cose ē la morte. Ma essendo ora resi liberi dal peccato, e divenuti servi di Dio, voi avete frutto nella santitā, e la vita eterna come fine. Poichē il salario del peccato ē la morte; ma il dono di Dio ē la vita eterna per mezzo di Gesū Cristo nostro Signore.

 

 

Non sapete, confratelli (poichē parlo a coloro che conoscono la legge), come la legge abbia dominio sopra un uomo tanto a lungo quanto egli vive? Poichē la donna che ha un marito ē legata dalla legge al suo marito tanto a lungo quanto egli vive; ma se il marito muore, lei ē slegata dalla legge di suo marito. Cosī allora se, mentre suo marito vive, lei viene sposata ad un altro uomo, sarā chiamata adultera: ma se il marito ē morto, lei ē libera da quella legge; cosī che ella non ē un’adultera, sebben sia stata sposata ad un altro uomo.

 

Per la qual ragione, miei confratelli, voi anche siete divenuti morti alla legge per il corpo di Cristo; che voi dobbiate essere sposati ad un altro, proprio a colui che si ē rialzato dai morti, che noi si possa portare frutti a Dio. Poichē quando noi eravamo nella carne, le mozioni dei peccati, che erano per la legge, operavano nelle nostre membra per portare frutti verso la morte. Ma ora noi siamo liberati dalla legge, quell’essere morti laddove eravamo tenuti; che noi si debba servire in un rinnovamento di spirito, e non nella vecchiaia della lettera. Cosa diremo allora? Ē la legge peccato? Dio ci scampi. No, io non avevo conosciuto il peccato, se non per la legge: poichē io non avrei conosciuto cupidigia, se la legge non avesse detto, Tu non bramerai. Ma il peccato, prendendo spunto dal comandamento, lavorō in me ogni sorta di concupiscenza. Poichē senza la legge il peccato era morto.

 

Poichē io ero prima vivo senza la legge: ma quando il comandamento venne, il peccato riebbe vita, ed io fui morto. Ed il comandamento che fu dato per vivere, io lo trovai essere verso la morte. Poichē il peccato, approfittando del comandamento, mi ingannō, e con esso mi uccise. Perchē la legge ē santa, ed il comandamento santo, e giusto, e buono. Fu allora quello che ē buono a fare morte in me? Dio ci scampi. Fu il peccato, che esso potesse apparire tale, operando morte in me per mezzo di ciō che ē buono; che il peccato per mezzo del comandamento potesse diventare peccaminoso all’estremo. Poichē noi sappiamo che la legge ē spirituale: ma io sono carnale, venduto al peccato. Poichē quello che faccio io non vorrei: poichē quello che vorrei, quello io non lo faccio; ma quello che odio, quello faccio.

 

Se allora io faccio quello che non vorrei, io riconosco nella legge ciō che ē buono. Ora quindi non sono piū io che lo faccio, ma il peccato che dimora in me. Poichē io so che in me (cioē, nella mia carne), non dimora alcuna cosa buona: poichē il volere ē presente con me, ma come compiere quello che ē buono io non trovo. Poichē il bene che io vorrei io non faccio: ma il male che non vorrei, quello io faccio. Ora se io faccio quello che non vorrei, non sono piū io che lo faccio, ma il peccato che dimora in me.

 

Io vedo allora una legge, che, quando vorrei far bene, il male ē presente con me. Poichē io mi delizio nella legge di Dio secondo l’uomo interiore; ma io vedo un’altra legge nelle mie membra, che fā guerra contro la legge della mia mente, e mi riduce in cattivitā alla legge di peccato che ē nelle mie membra. O uomo disgraziato che sono! chi mi libererā dal corpo questa morte? Io ringrazio Dio per Gesū Cristo nostro Signore. Cosī dunque con la mente io stesso servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.

 

 

Pertanto non vi ē ora condanna per coloro che sono in Cristo Gesū, che camminano non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Poichē la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesū mi ha reso libero dalla legge del peccato e morte. Poichē la legge non poteva fare quello, in ciō che era debole attraverso la carne, Dio inviando il suo proprio Figlio nella similitudine di carne peccaminosa, ed a causa del peccato, condannō il peccato nella carne: che la giustizia della legge potesse essere adempiuta in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Poichē coloro che sono secondo la carne pensano le cose delle carne; ma coloro che sono secondo lo Spirito le cose dello Spirito. Poichē essere carnalmente disposto ē morte; ma essere spiritualmente disposto ē vita e pace. Perchē la mente carnale ē ostilitā contro Dio: poichē essa non ē soggetta alla legge di Dio, e neppure invero puō esserlo. Perciō coloro che sono nella carne non possono compiacere Dio.

 

Ma voi non siete nella carne, ma nello Spirito, se cosī ē che lo Spirito di Dio dimora in lui. Ora se qualche uomo non ha lo Spirito di Cristo, non ē dei suoi. E se Cristo ē in voi, il corpo ē morto per il peccato; ma lo Spirito ē vivo per la giustizia. Ma se lo Spirito di Colui che rialzō Gesū dai morti dimora in voi, Colui che rialzō Cristo dai morti rianimerā anche i vostri corpi mortali tramite il suo Spirito che dimora in voi.

 

Pertanto, confratelli, noi siamo debitori, non alla carne, per vivere secondo la carne. Poichē se voi vivete secondo la carne, voi morirete: ma se voi tramite lo Spirito mortificate le opere del corpo, voi vivrete. Poichē tanti quanti sono guidati dallo Spirito di Dio, essi sono i figli di Dio. Poichē voi non avete ricevuto lo spirito di servitū per aver ancora paura; ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, per il quale noi gridiamo, Abba, Padre. Lo Spirito stesso dā testimonianza con il nostro spirito, che noi siamo i figli di Dio: e se figli, allora eredi; eredi di Dio e co-eredi con Cristo, se cosī ē che soffriamo con Lui, che noi si possa anche essere glorificati insieme.

 

Poichē io credo che le sofferenze di questo tempo presente non sono degne di essere paragonate con la gloria che sarā rivelata in noi. Poichē la pressante attesa del creato aspetta la manifestazione dei figli di Dio. Poichē il creato fu reso soggetto alla futilitā, non volontariamente, ma a ragione di Colui che cosī  lo sottomise nella speranza, perchē anche il creato stesso sarā liberato dalla schiavitū della corruzione verso la gloriosa libertā dei figli di Dio. Pochē noi sappiamo che l’intera creazione geme e travaglia insieme nel dolore fino ad adesso. E non solo loro, ma anche noi stessi, che abbiamo le primizie dello Spirito, proprio noi gemiamo in noi stessi, aspettando l’adozione, la redenzione del nostro corpo. Poichē noi siamo salvati dalla speranza: ma la speranza che ē vista non ē speranza: poichē quello che un uomo vede, perchē deve sperarlo? Ma se noi speriamo per quello che non vediamo, allora noi con pazienza lo aspettiamo.

 

Nello stesso modo lo Spirito anche aiuta le nostre infermitā: poichē noi non sappiamo per cosa dobbiamo pregare come dovremmo: ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti che non possono essere profferiti. E Colui che cerca i cuori sa cos’ē la mente dello Spirito, perchē Egli intercede per i santi secondo la volontā di Dio. E noi sappiamo che tutte le cose lavorano insieme per il bene di coloro che amano Dio, di coloro che sono chiamati secondo il suo proposito. Poichē coloro che Egli previde, Egli anche prescelse per essere conformati all’immagine di suo Figlio, che essi potessero essere i primogeniti tra molti fratelli. Inoltre quelli che Egli prescelse, quelli anche chiamō: e coloro che chiamō, Egli anche li giustificō: e quelli che giustificō, Egli anche li glorificō.

 

Cosa diremo allora di queste cose? Se Dio ē per noi, chi puō essere contro di noi? Colui che non risparmiō il suo stesso Figlio, ma lo consegnō per noi tutti, come non ci darā anche con Lui liberamente ogni cosa? Chi porrā qualunque cosa a carico dell’eletto da Dio. Ē Dio che giustifica. Chi ē che condanna? Ē Cristo che morī, giā certamente, che si ē rialzato di nuovo, che ē proprio alla destra di Dio, che anche intercede per noi.

 

 

Chi ci separerā dall’amore di Cristo? Lo faranno tribolazione, o angoscia, o persecuzione, o carestia, o nuditā. o pericolo, o la spada? Come sta scritto, Per amre tuo noi siamo uccisi durante l’intero giorno, siamo considerati come pecore per il macello. No, in tutte queste cose noi siamo piū che conquistatori attraverso Colui che ci amō. Poichē io sono persuaso, che neppure la morte, nē la vita, nē gli angeli, nē i principati, nē i poteri, nē le cose presenti, nē quelle a venire, nē altezza, nē profonditā, e nessun’altra creatura, sarā capace di separarci dall’amore di Dio, che ē in Cristo Gesū nostro Signore.

 

 

Io dico la veritā in Cristo, non mento, anche la mia coscienza dandomi testimonianza nello Spirito Santo, che io ho una grande oppressione ed una continua pena nel mio cuore. Poichē io potrei desiderare di essere io stesso maledetto da Cristo per i miei confratelli, i miei congiunti secondo la carne; che sono Israeliti; ai quali pertiene l’adozione, e la gloria, ed i patti, e la consegna della legge, ed il servizio di Dio, e le promesse; dei quali sono i padri, e dai quali secondo la carne venne Cristo, che ē al di sopra di tutti, benedetto da Dio per sempre. Amen.

 

Non come se la parola di Dio non abbia portato effetto. Poichē non sono tutti Israele, quelli che sono di Israele. Neppure sono essi tutti figli, perchē sono del seme di Abramo: ma, in Isacco il tuo seme sarā chiamato. Cioē, coloro che sono figli della carne, questi non sono i figli di Dio: ma i figli della promessa sono contati per il seme. Poichē questa ē la parola della promessa, A questa ora Io verrō, e Sara avrā un figlio. E non solo questo; ma quando Rebecca anche ebbe concepito da uno, proprio dal nostro padre Isacco; (poichē non essendo ancora nati i figli, nemmeno avendo fatto alcun bene o  male, che il piano di Dio secondo l’elezione potesse reggere, non per le opere, ma per Colui che chiama) fu a lei detto, il maggiore servirā il piū giovane. Come sta scritto, Giacobbe Io lo ho amato, ma Esau Io lo ho odiato.

 

Cosa noi diremo allora? Vi ē ingiustizia con Dio? Dio ci scampi. Poichē Egli dice a Mosē, Io avrō misericordia di chi Io avrō misericordia, ed Io avrō compassione di chi Io avrō compassione. Cosī che non ē di colui che vuole, nē di colui che si affanna, ma di Dio che mostra misericordia. Poichē la scrittura dice al Faraone, Proprio per questo stesso scopo ti ho Io elevato, che potessi mostrare il mio potere con te, e che il mio nome potesse essere dichiarato attraverso tutta la terra. Per questo ha Egli misericordia di chi Egli avrā misericordia, e chi Egli vuole lo indurirā.

 

Tu mi dirai allora, Perchē Egli eppure trova colpa? Poichē chi ha resistito al suo volere? Ma piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi contro Dio? Diranno le cose formate a colui che le ha formate, Perchē mi hai fatto cosī? Non ha il vasaio potere sopra l’argilla, di fare dalla stessa massa un vaso per l’onore, e un altro per il disonore? E se Dio, volendo mostrare la sua collera, e rendere noto la sua potenza, tollerasse con molta pazienza il recipiente dell’ira adatto per la distruzione; e che Egli potesse far conoscere le ricchezze della sua gloria sul recipiente di misercordia, che aveva preparato dianzi per la gloria, proprio noi, che Egli ha chiamato, non solo dai Giudei, ma anche dai Gentili?

 

Come anche Egli dice in Osea, Io li chiamerō mio popolo, che non erano il mio popolo, e suoi diletti, che non erano diletti. Ed accadrā, che laddove fu a loro detto, voi non siete il mio popolo; lī saranno loro chiamati figli del Dio vivente.

 

Anche Isaia grida riguardo Israele, Se anche il numero dei figli di Israele fosse quello della sabbia del mare, un resto sarā salvato; poichē Egli completerā il lavoro, e lo abbrevierā in giustizia: perchē il Signore farā un lavoro conciso sopra la terra. E come Isaia diceva prima, Se il Signore non ci avesse lasciato un seme, noi saremmo stati come Sodoma, e stati resi come in Gomorra.

 

Cosa diremo allora? Che i Gentili, che non camminavano secondo giustizia, hanno raggiunto la giustizia, proprio la giustizia che ē dalla fede. Ma Israele, che seguiva la legge di giustizia, non ha raggiunto la legge di giustizia. Per quale motivo? Perchē la perseguivano non per fede, ma come se fosse per le opere della legge. Poichē essi inciamparono in quella pietra di inciampo. Come sta scritto, Ecco, Io pongo in Sion una pietra di inciampo e roccia di offesa: e chiunque creda in Lui non ne avrā vergogna.

 

 

Confratelli, il desiderio e la preghiera del mio cuore a Dio ē per Israele, che essi possano essere salvati. Poichē io porto loro atto che essi hanno uno zelo per Dio, ma non secondo conoscenza. Poichē essendo loro ignoranti della giustizia di Dio, e andando in giro per stabilire la loro propria giustizia, non si sono loro stessi sottomessi alla giustizia di Dio. Poichē Cristo ē il compimento della legge per la giustizia di ognuno che creda.

 

Poichē Mosē descrive la giustizia che ē della legge, Che l’uomo che fā quelle cose vivrā per esse. Ma la giustizia che ē della fede parla in questa maniera, Non dire nel tuo cuore, Chi ascenderā al cielo? (cioē, per portare giū Cristo dall’alto): o, Chi discenderā nell’abisso? (cioē, per rialzare di nuovo Cristo dai morti). Ma cosa essa dice? La parola ē a te prossima, proprio nella tua bocca, e nel tuo cuore: cioē, la parola di fede, che noi predichiamo; che tu confesserai con la tua bocca il Signore Gesū, e crederai nel tuo cuore che Dio lo ha rialzato dai morti, tu sarai salvo.

 

Poichē con il cuore l’uomo crede nella giustizia, e con la bocca confessione ē fatta verso la salvezza. Poichē la scrittura dice, Chiunque creda in Lui non ne avrā vergogna. Poichē non vi ē differenza tra il Giudeo ed il Greco: poichē lo stesso Signore di tutti ē opulento verso tutti quelli che gli si rivolgono. Poichē chiunque invocherā il nome del Signore sarā salvato.

 

 

Come allora essi invocheranno Colui nel quale non hanno creduto? e come crederanno in Colui che non hanno ascoltato? e come ascolteranno senza un predicatore? e come predicheranno, a meno che non siano inviati? come sta scritto, Come son belli i piedi di coloro che annunciano il vangelo di pace, e portano liete novelle di buone cose! Ma non tutti loro hanno obbedito al vangelo. Poichē Isaia dice, Signore, chi ha creduto il nostro racconto? Cosī dunque la fede viene dall’ascoltare, e l’ascolto dalla parola di Dio.

 

Ma io dico, Non hanno essi udito? Invero sī, Il loro suono si propagō in tutta la terra, e le loro parole fino ai limiti del mondo. Ma io dico, Israele non sapeva? Primo Mosē dice, Io vi provocherō alla gelosia per coloro che non sono popolo, e con una nazione di sciocchi Io vi sdegnerō. Ma Isaia ē molto ardito, e dice, Io fui trovato da chi non mi cercava; fui reso manifesto a coloro che non chiedevano di Me. Ma ad Israele Egli dice, Tutto il giorno ho teso le mie mani verso un popolo disobbediente e contraddittorio.

 

 

Io allora dico, Ha Dio scacciato via il suo popolo? Dio ci scampi. Poichē anche io sono un Israelita, del seme di Abramo, della tribū di Beniamino. Dio non ha scacciato via il popolo che Egli preconosceva. Non sapete cosa la scrittura dice di Elia? come lui fece intercessioni a Dio contro Israele, dicendo, Signore, essi hanno ucciso i tuoi profeti, e distrutto i tuoi altari, ed io sono rimasto solo, ed essi vogliono la mia vita. Ma cosa dice la risposta che Dio gli diede? Io mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio all’immagine di Baal. Proprio cosī allora anche nel tempo presente vi ē un resto secondo l’elezione della grazia. E se per grazia, allora non ē piū per le opere: altrimenti la grazia non ē piū grazia.Ma se fosse per le opere, allora non ē piū grazia: altrimenti le opere non sono piū opere.

 

Cosa allora. Israele non ha ottenuto quello che cercava; ma gli eletti lo hanno avuto, e gli altri furono accecati (secondo come sta scritto, Dio gli ha dato lo spirito di sonnolenza, occhi che essi non debbano vedere, ed orecchie che essi non debbano sentire); ancora oggi. E Davide dice, Che la loro tavola sia resa un tranello, ed una trappola, ed un ostacolo, e la loro ricompensa; che i loro occhi siano oscurati, che essi non possano vedere, e chinino sempre la loro schiena.

 

Io dico allora, Sono essi inciampati perchē devono cadere? Dio ci scampi: ma piuttosto attraverso la loro caduta la salvezza ē venuta ai Gentili, per provocarli alla gelosia. Ora se la loro caduta ē opulenza per il mondo, ed il loro sminuirsi la ricchezza dei Gentili; quanto piū lo sarā la loro pienezza? Poichē io parlo a voi Gentili, in quanto essendo l’apostolo dei Gentili, io magnifico il mio officio; se con qualsiasi mezzo io possa provocare ad emulazione quelli che sono della mia carne, e salvare alcuni di loro. Poichē se il loro essere scacciati ē la riconciliazione del mondo, cosa sarā la loro accettazione, se non vita dai morti? Poichē se la primizia ē santa, anche il mucchio ē santo: e se la radice ē santa, cosī sono i rami.

E se qualche ramo ē stato rotto, e tu, essendo un olivo selvaggio, fosti innestato tra loro, e con loro partecipi della radice e abbondanza dell’albero; non ti vantare contro i rami. Ma se ti vanti, non sei tu che supporti la radice, ma la radice te. Tu allora dirai, I rami furono spezzati, che io potessi essere innestato. Bene; a causa di infedeltā essi furono spezzati, e tu ti ergi per fede. Non essere altezzoso, ma abbi timore; poichē se Dio non risparmiō i rami naturali, fai attenzione per evitare che non risparmi pure te.

 

Ecco dunque la benevolenza e la severitā di Dio: su coloro che caddero, severitā; ma verso di te, benevolenza, se tu continui nella sua benevolenza: altrimenti anche tu sarai tagliato via. Ed anche loro, se essi non persistono nell’infedeltā, saranno innestati: poichē Dio ē capace di innestarli di nuovo. Poichē se tu fosti preso dall’olivo che ē selvaggio per natura, e fosti innestato contrariamente a natura in un buon olivo: quanto di piū saranno questi, che sono i rami naturali, innestati nel loro proprio albero? Poichē io non vorrei, confratelli, che voi dobbiate essere ignoranti di questo mistero, per evitare che siate saggi nella vostra presunzione; quella parziale cecitā ē  accaduta ad Israele, finchē la pienezza dei Gentili non sia giunta.

 

E cosī tutto Israele sarā salvato: come sta scritto, Colā verrā fuori da Sion il Liberatore, ed allontanerā l’empietā da Giacobbe; poichē questo ē il mio patto verso di loro, quando Io cancellerō i loro peccati. Poichē riguardo il vangelo, essi sono nemici per amor vostro: ma per quanto riguarda l’elezione, essi sono diletti per amore dei padri. Poichē i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili. Poichē come voi nei tempi passati non avete creduto in Dio, eppure adesso avete ottenuto misericordia attraverso la loro infedeltā; proprio cosī questi anche adesso non hanno creduto, che attraverso la vostra misericordia anch’essi possano ottenere misericordia. Poichē Dio ha consegnato tutti loro all’infedeltā, che Egli potesse avere misericordia per tutti.

 

O la profonditā della ricchezza di entrambe la saggezza e la conoscenza di Dio! quanto insondabili sono i suoi giudizi, e le sue vie oltre ogni scoperta! Poichē chi ha conosciuto la mente del Signore? o chi ē stato il suo consigliere? o chi gli ha dato per primo, che dovrā poi essergli restituito? Poichē da Lui, ed attraverso di Lui, e per Lui, sono tutte le cose: al quale sia gloria per sempre. Amen.

 

 

Pertanto io vi esorto, confratelli, per la misericordia di Dio, che voi presentiate i vostri corpi come sacrificio vivente, accettabile a Dio, il quale ē vostro ragionevole servizio. E non siate conformi a questo mondo: ma siate trasformati dal rinnovamento della vostra mente, che voi possiate provare cosa ē quel buono, e accettabile, e perfetto, volere di Dio. Poichē io dico, attraverso la grazia che mi ē data, ad ogni uomo che ē tra voi, di non pensare di sē stesso piū di quanto dovrebbe; ma di ragionare sobriamente, in accordo con la misura di fede fornita da Dio a ciascuno. Poichē come noi abbiamo molte membra in un corpo, e tutte le membra non hanno la stessa funzione; cosī noi, essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo, ed ognuno membra di un altro.

Avendo allora doni differenti a seconda della grazia che ci ē data, se di profezia, profetizziamo in accordo alla proporzione della fede; o di ministero, attendiamo al nostro ministero: o colui che insegna, all’insegnamento; o colui che esorta, all’esortazione: colui che dona, che lo faccia con semplicitā; colui che governa, con diligenza; colui che mostra misericordia, con buonumore.

 

Che l’amore sia senza ipocrisia. Detestate ciō che ē malvagio; aderite a ciō che ē buono. Siate gentilmente affezionati l’uno all’altro con amore fraterno; preferendo l’uno l’altro nell’onoranza; non apatici nel lavoro; ferventi in spirito; servendo il Signore; gioiendo in speranza; pazienti nelle avversitā; sempre continui nella preghiera; distribuendo per le necessitā dei santi; propensi all’ospitalitā. Benedite coloro che vi perseguitano: benedite, non maledite. Gioite con coloro che gioiscono, e piangete con coloro che piangono. Siate della stessa mente l’uno verso l’altro. Non abbiate riguardo per le cose costose, ma compassione per gli uomini di umile stato. Non siate saggi nelle vostre proprie vanitā.

 

Non ricambiate a nessun uomo il male per il male. Fornite cose oneste alla vista di tutti gli uomini. Se ē possibile, per quanto dipenda da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Teneramente diletti, non vi vendicate, ma piuttosto date il posto alla collera divina: poichē sta scritto, La vendetta ē mia, Io ripagherō, dice il Signore. Pertanto, se il tuo nemico ha fame, nutrilo; se ha sete, dagli da bere: poichē cosī facendo tu ammucchierai carboni ardenti sulla sua testa. Non fatevi sopraffare dal male, ma sopraffate il male con il bene.

 

 

Che ogni anima sia soggetta ai poteri superiori. Poichē non vi ē potere se non da Dio: i poteri che sono decretati. Chiunque dunque resista al potere, resiste all’ordinanza di Dio: e coloro che resistono riceveranno condanna per sē stessi. Poichē i governanti non sono un terrore per le opere buone, ma per quelle malvagie. Vuoi tu allora non avere paura del potere? fa’ ciō che ē buono, ed avrai le lodi dello stesso: poichē egli ē ministro di Dio per te nel bene. Ma se tu fai ciō che ē malvagio, abbi timore; poichē egli non porta la spada invano: poichē egli ē il ministro di Dio, un vendicatore per eseguire la sua collera su colui che fā del male.

 

Per la qual ragione tu devi essergli soggetto, non solo per la collera, ma anche per amor di coscienza. Poichē per questa ragione tu anche paghi tributo: poichē essi sono ministri di Dio, curandosi continuamente proprio di questa cosa. Rendete dunque a tutti ciō che ē dovuto: tributo a chi tributo ē dovuto; dazio a chi dazio; timore a chi timore; onore a chi onore ē dovuto.

 

Siate debitori di niente a nessuno, tranne di amore l’un l’altro: poichē colui che ama un altro ha compiuto la legge. Per questo, Tu non commetterai adulterio, Tu non ucciderai, Tu non ruberai. Tu non porterai falsa testimonianza, Tu non avrai cupidigia; e se vi fosse ogni altro comandamento, esso ē compreso in breve in questo detto, cioē, Tu amerai il tuo vicino come te stesso. L’amore non opera alcun danno al suo vicino: pertanto l’amore ē l’adempimento della legge.

 

E tutto quello, sapendo l’ora, che adesso ē davvero ora di svegliarsi dal sonno: poichē adesso la nostra salvezza ē piū vicina di quando noi credemmo. La notte ē in gran parte trascorsa, il giorno ē vicino: che noi dunque si dismetta le opere della tenebra, e si indossi l’armatura di luce. Che noi si cammini in onestā, come di giorno; non in gozzoviglie ed ubriachezza, non in lascivia ed accidia, non in dispute ed invidia. Ma indossate il Signore Gesū Cristo, e non fate provviste per la carne, per soddisfarne le brame.

 

 

Ricevete quello che ē debole nella fede, ma non per dubbiose dispute. Poichē uno crede ch’egli puō mangiare ogni cosa: un altro, che ē debole, mangia vegetali. Che quello che mangia non disprezzi colui che non mangia; e che quello che non mangia non giudichi colui che mangia: poichē Dio lo ha accolto. Chi sei tu per giudicare il servo di un altro uomo? al suo padrone egli sta o cade. Giā, egli sarā sostenuto: poichē Dio ē capace di farlo stare in piedi.

 

Un uomo valuta un giorno superiore ad un altro: un altro considera ogni giorno uguale. Lasciate che ogni uomo sia pienamente persuaso nella sua mente. Colui che ha riguardo per il giorno, ne ha riguardo per il Signore; e colui che non ha riguardo per il giorno, al Signore non ne ha riguardo. Colui che mangia, mangia per il Signore, poichē egli ringrazia Dio; e colui che non mangia, per il Signore egli non mangia, e rende grazie a Dio. Poichē nessuno di noi vive per sē stesso, e nessun uomo muore per sē stesso. Poichē se noi viviamo, noi viviamo per il Signore; e se moriamo, noi moriamo per il Signore: se noi viviamo dunque, o moriamo, noi siamo del Signore. Poichē a questo scopo Cristo morī, e si rialzō, e visse di nuovo, che Egli potesse essere Signore sia dei vivi che dei morti. Ma per quale motivo tu giudichi tuo fratello? o perchē ritieni una nullitā tuo fratello? poichē noi tutti staremo di fronte lo scranno di giudizio di Cristo. Come sta scritto, Poichē Io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherā a me, e ogni lingua confesserā a Dio. Cosī dunque ognuno di noi dorā rendere conto di se stesso a Dio.

 

Non giudichiamoci piū dunque l’un l’altro: ma giudichiamo piuttosto questo, che nessun uomo ponga una pietra d’inciampo o un’occasione per fallire sulla strada di suo fratello. Io so, e sono persuaso dal Signore Gesū, che non vi ē niente di impuro per se stesso: ma a colui che considera essere ogni cosa impura, per lui essa ē impura. Ma se tuo fratello ē rattristato per il tuo pasto, ora tu non ti conduci caritatevolmente. Non distruggere con il tuo pasto lui, per il quale Cristo morī. Non lasciare dunque che il tuo bene sia riportato come male; poichē il regno di Dio non ē cibo e bevande; ma giustizia, e pace, e gioia nello Spirito Santo.

 

 

Poichē colui che in queste cose serve Cristo ē accettabile da Dio, ed approvato dagli uomini. Che noi si segua pertanto le cose che portano alla pace, e cose con le quali uno possa edificare l’altro. Poichē il cibo non distrugge l’opera di Dio. Tutte le cose invero sono pure; ma ē male per quell’uomo che mangia con offesa. Non ē bene nē mangiare carne, nē bere vino, nē qualunque altra cosa per la quale il tuo fratello inciampa, o ē offeso, o ē reso debole. Hai tu fede? abbila per te stesso dinanzi a Dio. Felice ē colui che non condanna se stesso in quella cosa che egli si permette. E colui che dubita ē condannato se egli mangia, poichē egli mangia non per fede: poichē qualsiasi cosa non ē per fede ē peccato.

 

 

Noi dunque che siamo forti dovremmo farci carico delle infermitā del debole, e non compiacere noi stessi. Che ognuno compiaccia il suo vicino per il suo bene verso l’edificazione. Poichē anche Cristo non compiacque se stesso; ma, come sta scritto, Le accuse di coloro che ti accusavano caddero su di me. Poichē qualsiasi delle cose scritte in passato furono scritte per nostro insegnamento, che noi si potesse avere speranza tramite pazienza e conforto delle scritture. Ora vi conceda il Dio della pazienza e consolazione di essere di mente univoca uno verso l’altro secondo Cristo Gesū: che voi possiate con una mente ed una bocca glorificare Dio, proprio il Padre di nostro Signore Gesū Cristo. Pertanto accoglietevi l’un l’altro, come anche Cristo accolse noi per la gloria di Dio.

 

Ora io dico che Gesū Cristo fu un ministro della circoncisione per la veritā di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri: e che i Gentili potessero glorificare Dio per la sua misericordia; come sta scritto, Per questo motivo io Ti confesserō tra i Gentili, e canterō nel Tuo nome. Ed ancora egli dice, Gioite, voi Gentili, con il suo popolo. Ed ancora, Lodate il Signore, voi tutti Gentili; ed elogiatelo, voi popoli tutti. Ed ancora, isaia dice, Ci sarā un ramo di Jesse, e Colui che si alzerā per regnare sui Gentili, in Lui i Gentili avranno fede.

 

Adesso il Dio della speranza vi riempie di ogni gioia e pace nel credere, che voi possiate abbondare in speranza, attraverso il potere dello Spirito Santo. Ed io stesso sono persuaso di voi, miei confratelli, che voi siete anche pieni di benevolenza, riempiti di ogni conoscenza, capaci anche di ammonirvi l’un l’altro. Tuttavia, confratelli, io ho scritto a voi piū arditamente in qualche parte, come per fissarvelo in mente, a causa della grazia che mi ē data da Dio, che io dovessi essere il ministro di Gesū Cristo ai Gentili, servendo il vangelo di Dio, che l’offerta dei Gentili potesse essere accettabile, essendo santificata dallo Spirito Santo.  Io ho dunque di cosa possa vantarmi attraverso Gesū Cristo in quelle cose che riguardano Dio. Poichē io non oserei parlare di alcuna di quelle cose che Cristo non avesse lavorato tramite me, per rendere i Gentili obbedienti, in parole ed opere, attraverso potenti segni e meraviglie, per il potere dello Spirito di Dio; cosī che da Gerusalemme, ed in giro fino all’Illirico, io ho pienamente predicato il vangelo di Cristo.

 

Giā, cosī mi sono sforzato di predicare il vangelo, laddove Cristo non era nominato, per evitare che dovessi costruire sulle fondamenta di un altro uomo; ma come sta scritto, A coloro ai quali non fu parlato, essi vedranno: e coloro che non hanno udito capiranno. Per la qual ragione anche io sono stato molto ostacolato dal venire a voi. Ma ora non avendo piū posto in queste parti, ed avendo un gran desiderio in questi molti anni di venire a voi; non appena intraprendo il mio viaggio verso la Spagna, io verrō a voi: poichē confido di vedervi nel mio viaggio, e di essere sostenuto nella mia strada fin lī da voi, non prima ch’io sia alquanto pieno con la vostra compagnia.

 

Ma adesso io vado a Gerusalemme per ministero ai santi. Poichē quelli di Macedonia ed Acaia si sono compiaciuti di fare un certo contributo per i santi poveri che sono a Gerusalemme. Ne hanno davvero avuto piacere; e loro debitori essi sono. Poichē se i Gentili sono stati resi partecipi delle loro cose spirituali, il loro dovere ē anche dare servizio a loro nelle cose carnali. Quando dunque avrō compiuto questo, e sigillato loro questo frutto, io verrō per voi verso la Spagna. E sono sicuro che, quando vengo a voi, io verrō nella pienezza della benedizione del vangelo di Cristo.

 

Ora io vi imploro, confratelli, per amore del Signore Gesū Cristo, e per amore dello Spirito, che voi vi sforziate insieme a me nelle vostre preghiere a Dio per me; che io possa essere liberato da coloro che non credono in Giudea, e che il mio servizio che io ho per Gerusalemme possa essere accettato dai santi; che io possa venire a voi con gioia per volere di Dio, e possa con voi essere ristorato. Ora il Dio di pace sia con voi tutti. Amen.

 

 

Raccomando a voi Febe sorella nostra, che ē un’ancella della chiesa che ē a Cencrea: che voi la ricevitae nel Signore, come si conviene ai santi, che voi l’assistiate in qualunque cosa ella abbia bisogno da voi: poichē ella ē stata una soccorritrice di molti, ed anche di me stesso. Salutate Priscilla e Aquila miei aiutanti in Cristo Gesū: che per la mia vita hanno deposto il loro proprio collo: ai quali non solo io rendo grazie, ma anche tutte le chiese dei Gentili. Nello stesso modo salutate la chiesa che ē nella loro casa. Salutate il mio diletto Epeneto, che ē delle primizie dell’Acaia a Cristo. Salutate Maria, che molto lavoro ci ha dedicato.

 

Salutate Andronico e Giunia, miei consanguinei, e miei compagni di prigionia, che sono di rilievo tra gli apostoli, che anche erano in Cristo prima di me. Salutate Amplia mio diletto nel Signore. Salutate Urbano, nostro aiutante in Cristo, e Stachys mio diletto. Salutate Apelle approvato in Cristo. Salutate coloro che sono della casa di Aristobulo. Salutate Erodione mio congiunto. Salutate quelli che sono della casa di Narciso, che sono nel Signore. Salutate Trifena e Trifosa, che travagliano nel Signore. Salutate il diletto Persis, che ha lavorato molto nel Signore. Salutate Rufo scelto nel Signore, e la madre sua e mia. Salutate Asincrito, Flegone, Erma, Patroba, Ermete, ed i confratelli che sono con loro. Salutate Filologo e Giulia, Nereo e sua sorella, e Olimpa, e tutti i santi che sono con loro.

Salutatevi l’un l’altro con un santo bacio. Le chiese di Cristo vi salutano. Ora io vi imploro, confratelli, marcate coloro che causano divisione ed offese contrarie alla dottrina che voi avete appreso; ed evitateli. Poichē coloro che sono di tal fatta non servono il Signore nostro Gesū Cristo, ma la loro propria pancia; e con parole melliflue e bei discorsi ingannano i cuori dei semplici. Poichē la vostra obbedienza si ē sparsa oltre i confini verso tutti gli uomini. Io sono contento dunque per vostro conto: ma ancora io vorrei avervi saggi verso quello che ē buono, e semplici riguardo il male. E il Dio di pace in breve contunderā Satana sotto i vostri piedi. La grazia di nostro Signore Gesū Cristo sia con voi. Amen.

 

 

Timoteo mio compagno di lavoro, e Lucio, e Giasone, e Sosipatro, miei consanguinei, vi salutano. Io Terzio, che scrissi questa lettera, vi saluto nel Signore. Caio ospite mio, e dell’intera chiesa, vi saluta. Erasto il ciambellano della cittā vi saluta, e Quarto un fratello. La grazia di nostro Signore Gesū Cristo sia con voi tutti. Amen.

 

Ora a Colui che ha il potere di fondarvi secondo il mio vangelo, e la predicazione di Gesū Cristo, secondo la rivelazione del mistero, che era tenuto segreto sin dall’inizio del mondo, ma adesso ē reso manifesto, e per le scritture dei profeti, in accordo al comando del Dio eterno, reso noto a tutte le nazioni per obbedienza nella fede: a Dio che solo ē saggio, sia gloria attraverso Gesū Cristo per sempre. Amen.

THE TRIUMPH OF ORTHODOXY

March 17, 2019

The Church pronounces:

As we therefore bless and praise those who have obeyed the divine revelation and have fought for it; so we reject and anathematize those who oppose this truth, if while waiting for their return and repentance, they refuse to turn again to the Lord; and in this we follow the sacred tradition of the ancient Church, holding fast to her traditions.

To those who deny the existence of God, and assert that the world is self-existing, and that all things in it occur by chance, and not by the providence of God, Anathema.

To those who say that God is not spirit, but flesh; or that He is not just, merciful, wise and all-knowing, and utter similar blasphemies, Anathema.

To those who dare to say that the Son of God and also the Holy Spirit are not one in essence and of equal honor with the Father, and confess that the Father, and the Son, and the Holy Spirit are not one God, Anathema.

To those who foolishly say that the coming of the Son of God into the world in the flesh, and His voluntary passion, death, and resurrection were not necessary for our salvation and the cleansing of sins, Anathema.

To those who reject the grace of redemption preached by the Gospel as the only means of our justification before God, Anathema.

To those who dare to say that the all-pure Virgin Mary was not virgin before giving birth, during birthgiving, and after her child-birth, Anathema.

To those who do not believe that the Holy Spirit inspired the prophets and apostles, and by them taught us the true way to eternal salvation, and confirmed this by miracles, and now dwells in the hearts of all true and faithful Christians, and teaches them in all truth, Anathema.

To those who reject the immortality of the soul, the end of time, the future judgment, and eternal reward for virtue and condemnation for sin, Anathema.

To those who reject all the holy mysteries [sacraments] held by the Church of Christ, Anathema.

To those who reject the Councils of the holy fathers and their traditions, which are agreeable to divine revelation and kept piously by the Orthodox Catholic Church, Anathema. (From the Service of the Sunday of Orthodoxy)