Archive for November, 2010

THUNDERBOLTS OF THE GODS

November 30, 2010

The fundamental state of the matter is Plasma!

Here you can watch the entire documentary.

Synopsis of the Theory.

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Protected: ALERT – GLOBAL ALLOCATION INDEX

November 29, 2010

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Protected: ALERT – JULIANS PORTFOLIO

November 26, 2010

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SILVER TICK-TOCK, TICK-TOCK, TICK-TOCK…..

November 26, 2010

An interview with Ted Butler.

(listen to Ted Butler; he’s the man who opened my eyes about silver eight years ago)

“Cook:  You’ve got big cahunas calling JPMorgan a crook over and over again.  Ever hear from their lawyers?
Butler: Not a peep and I send every article I write in which I mention JPMorgan to Jamie Dimon, CEO of JPMorgan and to the top regulatory officials at the CME, in addition to the CFTC.”

ANOTHER RISK-FREE TRADE

November 26, 2010

Provided that you hedge the currency exposure, how much risk you take shorting a ten years bond which yields 1%?

QUANTITATIVE EASING FOR DUMMIES

November 25, 2010

Even Krugman might understand…..

Protected: ALERT – JULIANS PORTFOLIO

November 24, 2010

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OH MY GOD!

November 24, 2010

Do you mean it will get even worse?

A NATALE REGALATI LA SPERANZA

November 19, 2010
Il clima di ostracismo al Metodo Di Bella comincia a crescere e a diventare sempre più evidente.

Di pari passo con l’aumentare delle sue conferme cliniche, e delle evidenze scientifiche, aumentano i tentativi di “affossamento” e boicottaggio.

Così come a San Marino ,”qualcosa” sta succedendo su Wikipedia .

Abbiamo ripetutamente (decine e decine di volte) provveduto ad aggiornarne la pagina relativa al Prof. Luigi Di Bella, inserendovi i dati delle recenti pubblicazioni, ma le modifiche venivano, ogni volta, immediatamente eliminate.

Così come vengono immediatamente censurati, appena inseriti, i dati estratti da prestigiose riviste internazionali, accreditate e recensite dal MedLine (la massima banca dati scientifica mondiale) sull’efficacia del MdB (v. elenco pubblicazioni).

In questo modo viene costruita e diffusa una falsa immagine, gravemente distorta, della statura scientifica e clinica del Prof. Luigi Di Bella e, peggio ancora, vengono totalmente censurate le crescenti conferme scientifiche e cliniche sulle sue ricerche.

A chi giova tutto ciò?

Possiamo condurre e conduciamo ricerche e pubblicazioni in proprio, utilizzando le “erogazioni liberali”. Ma siamo obbligati, per legge, a utilizzare i versamenti del 5 x 1000 delegando la ricerca (limitandoci a dettarne il tema) a enti istituzionali universitari o ospedalieri. Appena hanno sentore che si tratti del MDB, temono ritorsioni o emarginazioni dall’ambito universitario o ospedaliero. Con grandi difficoltà e dopo numerosi tentativi al momento abbiamo ottenuto la collaborazione di un ente universitario. Nel caso in futuro tali difficoltà non fossero superabili, saremmo costretti a rendere l’intero importo ricevuto (€. 20.000 circa quest’anno) allo Stato.

A chi giova tutto ciò?

I meccanismi perversi della ricerca del profitto quale unico obiettivo della società stanno soffocando qualsiasi anelito di civiltà e di progresso.

Le ricerche che la Fondazione vuole sviluppare non danno profitto (riguardano molecole biologiche non brevettabili) ma possono altresì gravemente compromettere i profitti delle grandi multinazionali che producono chemio e anticorpi monoclonali, nonchè l’enorme mercato indotto di queste terapie (ricostituenti, antitossici, cortisonici, antimicotici, antibiotici, gastroprotettori, fattori di crescita dei G bianchi e rossi, o ricoveri e assistenza in reparti di altissimo costo come camera sterile, la terapia intensiva fino all’ultima e più recente istituzione: l’hospice per i ricoveri terminali) .

Le istituzioni (ormai miseramente complici del profitto) sovvenzionano e promuovono solo chi fa parte ed è inserito in questo meccanismo che ricalca atteggiamenti dalla natura occulta e “paramafiosa”. La ricerca indipendente è ormai una chimera. (v. i partners della Fondazioni più reclamizzate da eccelsi personaggi, o i componenti dei comitati scientifici delle associazioni più pubblicizzate per i tumori e leucemie).

Il mercato (il mercato non c’entra nulla, un mercato libero farebbe piazza pulita di ogni parassita in men che non si dica – ndM) ha preso il sopravvento sulle coscienze. E una ricerca che non sia libera non potrà mai portare alla verità. E neanche al Progresso (quello con la P maiuscola).

Siamo ormai quasi privi di mezzi (v. Bilancio 2009 ) ma con quellii modesti fin qui ottenuti abbiamo sviluppato l’attività scientifica documentata (v. elenco pubblicazioni)

Attualmente sto provvedendo in proprio, facendo ricorso quindi a risorse personali, al mantenimento in funzione delle attività di segreteria, a quella di ricerca sulle banche dati, di raccolta- ordinamento ed elaborazione statistica dei dati clinici in nostro possesso, alla partecipazione a congressi, alla gestione e manutenzione del sito e di tutte le attrezzature (computer scriventi scanner ecc) utilizzati dalla fondazione. Per queste spese finora eravamo riusciti ad utilizzare i fondi delle “erogazioni liberali” (non i fondi del 5 x 1000 che possono essere utilizzati unicamente per sovvenzionare progetti di ricerca affidandoli ad Enti accreditati), ma ormai per il loro esaurimento sostengo personalmente tutte le spese di gestione della Fondazione, anche quelle relative a pubblicazione di articoli scientifici, organizzazione di corsi, convegni, partecipazione a congressi internazionali.

Anche per le spese del congresso mondiale di Singapore ho provveduto personalmente con un esborso di quasi 12.000 euro.

Le linee di ricerca che vogliamo sviluppare destano un grande interesse, ma nel contempo suscitano l’ostilità dei circoli di potere e del complesso sistema di collusioni di interessi che ruotano intorno alla Sanità. Esse possono essere sostenute solo da quanti non hanno interessi finanziari e/o ideologici, ma ambiscono affrancare una medicina, etica e clinico-scientifica, dall’asservimento speculativo-politico-commerciale. Per questo proponiamo e diffondiamo la concezione deontologica, i principi scientifici e le grandi e innovative potenzialità cliniche del MDB, che rappresenta l’integrazione e la convergenza delle conoscenze medico-scientifiche definitivamente acquisite con le emergenti evidenze scientifiche, in una clinica fisiologico-razionale affrancata da inquinamenti politico-finanziari. Si lascia intendere al pubblico che percentuali sempre più elevate di ammalati di tumore guariscono, mentre chiunque può verificare consultando il massimo sito clinico oncologico mondiale, http://www.nci.nih.gov/cancertopics/pdq/adulttreatment quanto limitate e precarie siano le reali possibilità di guarigione dei tumori, quasi totalmente dovute nei tumori solidi alla chirurgia, mentre la percentuale ancora troppo limitata di leucemici che sopravvive a 5 anni, è in gran parte ottenuta non con la chemio, ma applicando i concetti del Prof. Di Bella, cioè la terapia biologica recettoriale e prodotti differenzianti come l’Acido retinoico.

La Fondazione non scende nelle piazze per elemosinare finanziamenti, nè ha accesso all’informazione, o ai riti celebrativi televisivi delle annunciate “immancabili”, sempre “prossime” ma inesistenti e solo mediatiche, vittorie contro il cancro. La Fondazione non è sovvenzionata da continue e ossessive questue televisive o vendite di azalee, ortaggi e verdure varie, ma prosegue la propria attività col proprio lavoro, sacrificio, risparmio e la disinteressata assistenza di pochi volontari.

Come possiamo fare? Quali iniziative possiamo prendere?

Il 2010 è stato un anno molto positivo. Mai mi sarei immaginato di essere invitato ad un Congresso mondiale per esporre i principi terapeutici del MDB e le sue applicazioni cliniche. Né che mi proponessero, subito dopo, la Presidenza di una sessione per quello dell’anno successivo.

L’interesse scientifico, al di fuori della madre patria, è tanto.

Vorremmo pertanto riuscire e far fronte, nell’immediato futuro, a tutti gli impegni che saremo chiamati ad affrontare e non per una sorta di gratificazione personale, né per onorare il nome della famiglia Di Bella, ma per il bene comune di quella umana tutta.

Si avvicina il Santo Natale.

Ognuno di noi sa che in tale occasione riceverà, più per convenzione che per altro, parecchi regali (cravatte, camicie, libri e ammenicoli vari) che in cuor suo reputa quasi inutili o privi di un vero e proprio interesse.

La civiltà del consumo ci ha abituati anche a questo.

E allora un’invito !

Devolvi il tuo regalo di Natale alla fondazione. Chiedi a parenti e amici di devolvere la cifra che avrebbero destinato per l’acquisto del tuo dono, alla Fondazione. Tu non spendi niente. E fai un bel dono a tutti noi (compreso te stesso).

Chissà, ho pensato (mentre mi balenava in testa questa idea)! Gli iscritti al sito sono già più di 1600 persone. Qualcuno forse raccoglierà quest’appello e lo farà! E qualcuno farà girare quest’appello ad ulteriori amici e conoscenti.

Noi aspiriamo a regalare, a tutti voi, un futuro migliore.

Ma abbiamo bisogno di voi.

Giuseppe Di Bella

Per erogazioni liberali:

FONDAZIONE GIUSEPPE DI BELLA – ONLUS

Cod IBAN : IT 55 F 06385 02406 100000002649

PER OGNI BONIFICO E’ NECESSARIO INDICARE:
Nome – Cognome – e/o Ragione Sociale – Indirizzo e causale del versamento

THE ARTIST IN US

November 18, 2010

As I was driving in to work, the local NPR station had on an interview with a guy who’s involved with gathering billions of seeds of various plant varieties into a “doomsday vault.” It is on a remote Norwegian island and intended as a precaution against the presumed devastations of global warming. There were few surprises in the conversation — the grim mood was well suited to the NPR target audience, which eats this stuff up — apart from one rather interesting question from a listener. The guest, Cary Fowler of the Global Crop Diversity Trust, was asked why his group bothers with seeds. In the future, won’t we be able to reconstitute life from the digital code of DNA?

Not necessarily, explained Fowler. He offered a few cryptic but telling comments about the complexities of gene expression, and how simply knowing the DNA sequence of a plant (or animal) may never be sufficient to generate life. Why? Part of the answer, implying a strong challenge to materialist explanations of life’s evolution, is suggested in a recent and illuminating essay, “Getting Over the Code Delusion,” in the Ethics and Public Policy Center journal, The New Atlantis.

Rare is the technical if otherwise quite accessible article that gives chills like this one does. Steve Talbott, a senior researcher at the Nature Institute, takes aim at the still-widespread illusion that DNA maps the construction of a living creature. In a 1992 essay, Nobel Prize-winning geneticist Walter Gilbert crowed that the time will come when a person will be able to say, of a human DNA sequence inscribed on a computer disk, “Here is a human being; it’s me!” How utterly naïve that has since been revealed to be.

Richard Dawkins calls DNA “a remarkable feat of digital information technology,” on the model of a computer albeit one that programs itself. Yet the burden of Talbott’s article is to show why the whole computer metaphor is inadequate. If you want a better one, the really apt metaphor would be drawn from the art of dance — or I’d say, music — with all that implies by way of purpose, agency, and expression.

Linearly conceived DNA coding by itself doesn’t suffice — nowhere near so — to orchestrate the building of proteins from amino acids, never mind a fully formed living creature. The study of the additional, inheritable information that’s needed is called epigenetics. Where does that information reside? You might innocently picture the added information (epi– means “over” or “above”) like a document you slip into a book on your bookshelf. It’s a supplement to the book, over and above what’s bound between the covers. To access the added information, it is just a matter of finding the right book on the shelf and opening it up. But this is totally wrong.

From Talbott’s description, I am not sure that the word “information” really captures it either. What’s at issue is gene expression — when a given gene will be “expressed,” or activated for translation into RNA and proteins, and when it will be unexpressed, or quiescent. Don’t picture something simple and mechanical here like a player piano that “plays itself” by unspooling a roll of pre-perforated paper.

Driven by various “yet unknown signals and forces,” arranging itself into incredibly tight, intricate and synchronized geometries “that researchers have yet to visualize in any detail,” the chromosome is “engaged in a highly effective spatial performance. It is a living, writhing, gesturing expression of its cellular environment….The chromosome, like everything else in the cell, is itself a manifestation of life, not a logic or mechanism explaining life….[I]t’s hard to ignore the active principle — some would say the agency or being — coordinating the movements.”

Talbott writes of the way gene expression is “choreographed” through, for example, the behavior of the nucleosomes on which DNA is spooled, mediating between “gene and context — a task requiring flexibility, a ‘sense’ of appropriate rhythm, and perhaps we could even say ‘grace.'”

With our long-habituated reductionist, mechanistic expectations, we assume that if you dig deep enough into the organization of life, you will come across something like the ultimately dead mechanism of the self-playing piano. What you find instead is that “Things do not become simpler, less organic, less animate. The explanatory task at the bottom is essentially the same as the one higher up.”

Thinking of the cell as running software, while accurate at the level of DNA — and deadly to Darwinism all by itself since software implies authorship — gives us only part of the story. Molecular biology has written “‘finis‘ to the misbegotten hope for a non-life foundation to life, even if the fact hasn’t yet been widely announced.” Rather than a player piano, it is as if a piano were being played by a skilled and sensitive musician — say, an improvisational jazz pianist — with the instrument itself responding to his touch not as the expression of an algorithm but of its own life force. There is a very minimal musical score, in the form of DNA, inadequate to describe the music being performed, and then there is the pianist himself engaged in an improvisation on a swiftly shifting suite of themes.

And this is only the construction of proteins we’re talking about. It leaves out of the picture entirely the higher-level components — tissues, organs, the whole body plan that draws all the lower-level stuff together into a coherent, functioning form. What we should really be talking about is not a lone piano but a vast orchestra under the directing guidance of an unknown conductor fulfilling an artistic vision, organizing and transcending the music of the assembly of individual players.

Neo-Darwinism, to retain any credibility at all, requires the reductionist picture of DNA as the player-piano score of a clanking, whirring dead machine. In the modern Darwinian myth, chance variations in the dead code are what creates the raw material on which the zombie-like process of natural selection performs its blind, mindless work. If life ultimately reflects life — “relations, movement, and transformation,” as Talbott puts it, expressing purpose and agency — down to the lowest level of organization, this represents a huge, seemly insurmountable problem for materialism.

David Klinghoffer