Archive for June, 2013

MICA MALE, SANTITA’

June 30, 2013

Questa m’era sfuggita! La prossima volta togliete pure il Crocifisso: e’ quella la cosa che gli da’ piu’ fastidio.

“Therefore whoever confesses Me before men, him I will also confess before My Father who is in heaven.”     (Matteo X, 32)

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TRE FRANCESCANI DECAPITATI IN SIRIA

June 28, 2013

Con il sostegno e l’attivo supporto del nostro governo e dell’Occidente demonocratico.         (link)         (link)

IN MEMORIAM

June 28, 2013

Oggi lamentiamo il decesso di un caro vecchio amico, il Buonsenso, che è stato con noi per molti anni. Nessuno sa con certezza quanto era anziano, poiché il suo certificato di nascita è stato perso molto tempo fa nella confusione della burocrazia.

Sarà ricordato per averci dato lezioni preziose, come imparare a rientrare in casa quando piove, perché chi prima arriva meglio alloggia, perché la vita non è sempre giusta, e che forse era colpa mia. Il Buonsenso viveva con princìpi finanziari solidi e semplici (non spendere più di quanto si guadagna) e regole familiari affidabili (comandano gli adulti, non i bambini). La sua salute ha cominciato a deteriorarsi velocemente quando sono state introdotte regole benintenzionate, ma soffocanti.

I rapporti su un bambino di sei anni accusato di violenza sessuale per avere baciato una compagna di classe, adolescenti sospesi dalla scuola per avvere usato il colluttorio dopo pranzo e un insegnante licenziato per un rimprovero a un allievo ribelle, non hanno fatto che peggiorare il suo stato.  Il Buonsenso ha perso terreno quando i genitori hanno accusato gli insegnanti di avere fatto il lavoro che essi stessi non erano riusciti a fare nel disciplinare i loro bambini. La sua salute si è ulteriormente aggravata quando alle scuole è stato richiesto di ottenere il consenso dei genitori per somministrare paracetamolo, lozione solare o un’ingessatura a un allievo, ma è stato vietato loro di informare i genitori quando un’allieva è incinta e desidera abortire.

Il Buonsenso ha perso la voglia di vivere quando i dieci comandamenti si sono trasformati in merce di contrabbando, le chiese sono diventate attività commerciali e i criminali hanno ricevuto un trattamento migliore delle loro vittime.  Il Buonsenso ha preso una batosta quando ha saputo che non puoi difenderti da un rapinatore in casa tua, ma il rapinatore può citarti per violenza perché hai protetto te stesso e i tuoi cari.

Il Buonsenso si è alla fine arreso dopo che una donna non ha compreso che una tazza fumante di caffè era calda. Se ne è rovesciata un poco sul grembo e ha ottenuto un enorme risarcimento.

Il Buonsenso è stato preceduto nella morte dai suoi genitori, Verità e Fiducia, da sua moglie Discrezione, da sua figlia Responsabilità e da suo figlio Ragione. Gli sopravvivono i tre fratellastri: Conosco i miei diritti, Dev’essere colpa di qualcun’altro e Sono una vittima. Non molti hanno assistito al suo funerale perché così pochi si sono resi conto che era mancato.

Se ancora lo ricordate, passate questo necrologio a tutte le brave persone che lo hanno conosciuto e valorizzato. Se no, unitevi alla maggioranza e non fate niente.         (link)

PRECIOUS METALS EXCHANGE IN MOSCOW

June 28, 2013

It looks like Ivan has lost his patience with no-gold, no-silver fraudulent paper exchanges.          (link)

STORICO PASSO AVANTI VERSO L’ABISSO

June 26, 2013

In America cinque ometti, gli stessi che qualche decennio fa stabilirono che e’ lecito ammazzare bambini nel grembo di sciagurate, hanno ora statuito che la depravazione va sussidiata dai contribuenti.

La cosa mi consola, in quanto gia’ da tempo amo teneramente la mia capra, ma la societa’ non capisce, ci discrimina, tutto il tempo dobbiamo sopportare motteggi. Spero che tra non molto si possa anche noi contare sulla tutela statale, che ci venga sganciato qualcosa e che chiunque abbia qualcosa da ridire venga severamente punito.

Poiche’ quel che conta e’ l’amore, no?

Direte: “Ma ti sembra che una capra sia un essere umano?”

Ma perche’, vi sembra che un uomo sia una donna?

IN QUALUNQUE STATO VI TROVO, IN QUELLO VI GIUDICHERO’ 

giudizio-universale

Therefore God also gave them up to uncleanness, in the lusts of their hearts, to dishonor their bodies among themselves,

who exchanged the truth of God for the lie, and worshiped and served the creature rather than the Creator, who is blessed forever. Amen.

For this reason God gave them up to vile passions. For even their women exchanged the natural use for what is against nature.

Likewise also the men, leaving the natural use of the woman, burned in their lust for one another, men with men committing what is shameful, and receiving in themselves the penalty of their error which was due.

Romans I, 24-27       (link)

MACCHIAVELLI RELOADED – CAPITOLO SETTIMO

June 25, 2013

L’intensificazione del servizio militare, nonché l’aumento della polizia sono pure essenziali alla riuscita dei progetti sovraindicati. Per noi è essenziale aggiustare le cose in modo, che oltre noi, in tutti i paesi non siavi altro che un enorme proletariato, cioè altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla nostra causa.

In tutta l’Europa e, con l’aiuto dell’Europa, sugli altri continenti dobbiamo fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche. In questo vi e’ un doppio vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi otteniamo il rispetto di tutti i paesi, i quali si rendono ben conto che abbiamo il potere o di suscitare qualunque rivolta a piacer nostro, oppure di ristabilire l’ordine. Tutti i paesi hanno l’abitudine di rivolgersi a noi per la necessaria pressione quando essa occorre. In secondo luogo, a furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti da noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo mediante la nostra politica, ma altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni finanziarie. Per riuscire in quest’intento, dobbiamo usare molta astuzia e sottigliezza durante le trattative e gli accordi; ma in quello che chiamasi “il linguaggio ufficiale”, assumeremo la tattica opposta, vale a dire avremo l’apparenza di essere onestissimi e disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili, ai quali abbiamo insegnato a vedere solamente la parte pomposa degli affari, per il modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori e di salvatori dell’umanità. Dobbiamo metterci in condizioni tali da poter rispondere ad ogni opposizione, con una dichiarazione di guerra da parte del paese confinante a quello Stato che osasse attraversarci la strada; e qualora tali confinanti alla loro volta decidessero di unirsi contro noi, dovremo rispondere promuovendo una guerra universale.

Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue parole. Per giovare al nostro piano mondiale, che si avvicina al termine desiderato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili mediante la cosiddetta pubblica opinione, che in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale – a parte insignificanti eccezioni di cui non è il caso tener conto – è completamente nelle nostre mani. In breve: per dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono nostri schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi per mezzo di atti di violenza, vale a dire, con un regno di terrore, e qualora tutti i governi insorgessero contro di noi, la nostra risposta sarà data dai cannoni americani, cinesi e giapponesi.

THE RAVEN – DEMON OF DESPAIR

June 18, 2013

A wonderful short essay  on the masterpiece of Edgar Allan Poe.

“Hope does not fly of its own accord or die a natural death. We starve hope by fixing it on an object which cannot sustain it.”

A SHINING EXAMPLE OF CHRISTIAN MERCY

June 17, 2013

All the time Father John (Whiteford) donates to the soul disease known as Calvinism.

UNA VOLTA DI PIU’ SULL’ERESIA PAPISTA

June 12, 2013

JOHANNES

Discorso fascinoso ma dal mio punto di vista fin troppo fazioso. Viene citato il fondamentale passo di Mat. (16,18), cioè di prima del rinnegamento di Pietro e della Resurrezione di N.S., e le interpretazioni per altro indiscutibili datene da S. Cirillo, S. Ilario, S. Girolamo, S. Grisostomo, S. Ambrogio, S. Basilio, i Padri del Concilio di Calcedonia, S. Agostino. In aggiunta, a completare l’apoditticità del quadro esegetico, viene dichiarato non esservi alcun passo in tutta la Scrittura capace di suffragare il primato giuridico di Pietro.

Mi domando però: (1) a prescindere dal fatto, per il resto già significativo, che S. Paolo si riconobbe il dovere di citare solo la propria resistenza a Pietro, come se dovesse essere di per se cosa notabile (non so se per l’atto della resistenza in sé – sebbene nella resa per antonomasia rafforzi ugualmente l’ipotesi dell’esclusività – o di ‘quella’ speciale resistenza); ebbene, che ne è di Giovanni 21,15-22 e dell’esclusivo triplo “Pasce agnos meos”? Tra i tanti citati sarebbe proprio questo l’unico trascurabile? Davvero strano.

(2) Sarebbe poi da ricordare la distinzione canonica tra ratio ordinis e ratio jurisditionis, ch’è del tutto compatibile con Efesini 4,11-12, dato che S. Paolo nel medesimo luogo opera quella distinzione di carismi (ordinati tra loro secondo l’ordine storico dell’economia della rivelazione) in funzione e in vista del fine del perfezionamento, del ministero e dell’edificazione della Chiesa (ad consummationem sanctorum in opus ministerii, in aedificationem corporis Christi); niente toglie cioè che dopo Pentecoste, una volta edificata la Chiesa, profeti ed evangelisti si appressassero finalmente al compimento ultimo della loro opera e che, dalla morte di S. Giovanni, se la rivelazione può dirsi conclusa, lo stesso non possa dirsi della vita della Chiesa in se stessa.

MAEDHROS

Non saprei a quale fazione assegnare un vescovo cattolico. Magari a quella cattolica, la butto li’…..

Un’arrampicata sugli specchi, per quanto forbita, non cambia l’inanita’ dell’impresa. E neppure lo faranno cavilli argomentativi di bassa burocrazia o divinazioni sui pensieri e le intenzioni di san Paolo.

Naturalmente la vita della Chiesa non si chiude con la Rivelazione, ma si chiude certamente la sua definizione.

Giovanni 21, 15-22, non viene citato probabilmente a causa della sua irrilevanza. Tale passo non e’ altro che un velato rimprovero, pieno d’amore, che Nostro Signore, ben consapevole del suo triplice tradimento, rivolge a Pietro, un’esortazione a ravvedersi nella sua fede (da lui potentemente pronunciata prima e sciaguratamente rinnegata poi). Tre volte Pietro dichiaro’ di non conoscerLo, tre volte il Signore gli chiede se Lo ama, tre volte lo invita ad agire di conseguenza.

Pietro capisce, rattristato, e mai piu’ smettera’ di dare testimonianza a quella fede e a quell’amore, un mandato apostolico che non si differenzia in nulla da quello degli altri.

In ossequio alla Parola di Dio, il nostro parlare dev’essere si’ si’, no no, ben sapendo da dove viene il resto. Si puo’ ingannare chiunque, perfino se stessi, ma non si puo’ ingannare Dio.

Le pretese papali di supremazia ed infallibilita’ (una cosa grottesca, in pratica una rivelazione continua….) non trovano alcun fondamento, ne’ nella Scrittura, ne’ nella Tradizione, ne’ nella pratica ecclesiastica del primo millennio. Papa Gregorio inorridisce di fronte al semplice titolo onorifico di “ecumenico”, assegnato al Patriarca di Costantinopoli.

Esse si affermano solo con l’assoggettamento del Patriarcato di Roma al dominio politico dei Franchi, alla volonta’ di potenza e conquista della nuova aristocrazia imperiale franco-germanica, strenuamente contrastata dai Papi stessi fino a quando Papa Giovanni fu fatto a pezzi.

L’eresia del “Filioque”, in spregio alla Parola stessa di Gesu’ Cristo (Giovanni 15, 26 e’ inequivocabile!), fu allora imposta e l’intera cristianita’ occidentale fu presa in ostaggio, staccata dalla Chiesa ed annessa ad un Regno di questo mondo, peculiare quanto si vuole, ma Regno terreno (regni che appartengono ad un tizio ben conosciuto).

Un seguito di orrori ha copiosamente testimoniato l’abbandono dello Spirito Santo: crociate, saccheggi, roghi, conversioni forzate, massacri (una splendida mancanza nella cristianita’ ortodossa), papi sodomiti, incestuosi, assassini, due-tre-cinque papi in contemporanea, antipapi, peccati perdonati in base ai ducati versati, simonia, la reazione protestante con il suo ridicolo evolversi in 25,000 “chiese” diverse, lo svuotamento sistematico della Dottrina e della Liturgia, fino alle schitarrate odierne ed ai fenomeni da baraccone in abito talare, che spruzzano acqua santa sui fedeli con pistole ad acqua, danno le cose sante ai cani e si macchiano dell’unico peccato che Nostro Signore defini’ peggiore del non essere mai nato.

I sedicenti successori di Pietro (che visse a Roma solo le ultime settimane della sua vita) sarebbero anatemizzati da Pietro stesso.

JOHANNES

Non credo che parlare francamente (“si si, no no”) voglia dire compiacersi di risentimento, specialmente gratuito. Da parte mia pretendevo solo alla cortesia, secondo un mio sincero stato d’animo, e che tale rimane beninteso! Comunque: (1) Che il vescovo croato Strossmayer non partecipasse gli intenti di una precisa “fazione” è difficilmente negabile (se la piglia lui stesso con gli “oltremontani”), come è difficilmente negabile che tale fazione non sia storicamente identificabile (lo è ancora oggi in quella specie di neo-gallicanesimo che purtroppo inficia la posizione della FSSPX). (2) Insistevo poi nel dire ch’è palese che il passo paolino significa, in senso storico, l’economia della rivelazione in funzione della santificazione e della edificazione della Chiesa, non – spero ne converrai – una categorizzazione dei ministeri ecclesiastici secondo la gerarchia di ordine (episcopato, presbiterato, diaconato) ch’è invece tradizionalmente mantenuta anche dalle Chiesa Orientale. (3) In buona fede devo ammettere che la tua interpretazione di Gv. 21,15-22 per quanto generosa proprio non convince, ciò in ragione anche di una semplice specialissima rilevanza testuale della persona dell’Apostolo Pietro (che è N.S. stesso a chiamare “Kefa”) nei testi evangelici rispetto agli altri apostoli; ma certamente non pretendo di riuscire dove altri ben più autorevoli di me (che, si direbbe, potevano anche contare su disposizioni ben più amichevoli da parte dei propri interlocutori) in poco meno di un millennio non sono riusciti a fare (non che questo fosse del resto il mio intento). (4) Il “Filioque”. Gv. 15,26 afferma che lo Spirito Santo è ‘mandato’ dal Figlio, ‘riceverà’ dal Figlio (Id. 16,14), ed è lo Spirito di Cristo (Rom. 8,9). “Espressioni che non si comprendono senza ammettere la processione dello Spirito non solo dal Padre, ma anche dal Figlio” (Parente-Piolanti). In aggiunta a ciò, si veda piuttosto il rischio ricorrente dello scivolone “subordinazionista,” notabilmente virulento ed ubiquitario, in uno con la compiacenza sacramentaria nei confronti del lassismo morale: il divorzio religioso! Un sacerdote rumeno di formazione orientale, fuggito in età adulta qualche buon anno fa al di qua della Cortina di ferro, ripeteva che gli orientali sono sì fervorosi nei digiuni e nelle astinenze, non però dalla “carne umana”. Un atto cattivo risalta di più in un contesto che impone l’intransigenza, rispetto a quello in cui è abitualmente tollerata. (5) In ambito ortodosso si tende anche a ricordare che S. Pietro era originariamente vescovo di Antiochia, mentre era stato S. Paolo a formare la comunità cristiana di Roma, di cui doveva anche essere verosimilmente a capo. Ciò che disturba di più non sembra essere quindi il Primato petrino in sé, ma Roma (“Regno di questo mondo”), cioè la teologia romana che intende però, per parte sua, essere solamente il più radicalmente possibile anti-gnostica. In merito potrebbe giovare la lettura di questo passo, reperibile on-line, di un credente ortodosso russo, “sconosciuto cittadino sovietico” del tempo:

«L’incapacità del sacerdote ortodosso o del vescovo di approvare con la sua benedizione un gruppo di fedeli che presenti problemi sociali e a maggior ragione di dirigerli spiritualmente risale all’incapacità storica dell’ortodossia di organizzare la sua vita terrena accanto e magari contro lo Stato. Non si può spiegare l’impotenza dell’ortodossia di oggi adducendo soltanto la pressione del regime ateistico. Anche in essa arde il desiderio di attaccarsi a una qualche forma di statalità, desiderio espresso sia nel servilismo davanti ai comunisti, sia nelle nuovissime idealizzazioni dell’autocrazia e della passata ‘sinfonia’ della Chiesa con l’impero. L’incapacità della Chiesa di rinascere dopo un battesimo di fuoco e di sangue di decine di migliaia di nuovissimi martiri russi è un giudizio severo per l’ortodossia, conseguenza di sedici secoli di unione fra Chiesa e impero, di servilismo e parassitismo ecclesiastico. Avendo consacrato nella persona dell’imperatore-unto da Dio lo Stato e avendo lasciato a quest’ultimo il voto decisivo negli affari della stessa Chiesa, l’ortodossia s’è staccata dal mondo per immergersi nella preghiera, dimenticando la sua origine apostolica. In un paese cristiano non la Chiesa, ma la monarchia ha educato con le sue mani il popolo alla vita culturale e sociale; il sacerdote e l’impiegato, il vescovo e il generale si sono fusi in uno nella coscienza popolare, a somiglianza dell’aquila bicipite dell’impero. Lo Stato ateo sorto sulle sue rovine, l’ossessione demoniaca e la rabbia del popolo contro Dio, giunte fino alle riviste del tipo “L’ateo allegro” sono una colpa storica di tutta la Chiesa ortodossa, che non è diventata «madre e maestra» dell’uomo russo in tutta la dovuta pienezza. / E questo peccato storico di fronte al popolo russo – popolo che la Chiesa è stata chiamata a formare spiritualmente, moralmente e culturalmente e a difendere dall’arbitrio del potere – non è stato ancora espiato di fronte a Dio, che ha fondato la sua Chiesa perché si interessasse delle faccende terrene ed umane. «L’ortodossia rinascerà nella Russia libera e democratica» sostengono alcuni teologi, senza comprendere che tale risposta non è migliore del conforto che l’ortodossia rinascerà nel Regno dei Cieli. La Chiesa deve essa stessa divenire la forza che rigenera la Russia. Il cristiano deve divenire la guardia che vegli armata presso il tempio del Signore. Una Chiesa peregrinante, attiva, docente, che entri nella nostra vita, che disturbi la nostra anima assonnata, che la chiami a sorgere e a compiere il proprio dovere, ecco il nostro ideale e il nostro compito. Precisamente a questa Chiesa ci aveva chiamati il Signore: «Voi siete il sale della terra. Ma se il sale diventa scipito, con che gli si renderà sapore? Non serve ad altro che ad essere buttato via e calpestato dagli uomini. […](Mt. 5,13-14; 28,19-29; 10,7-8)» (M. Celnov). (Aa. Vv., “Terra nuova sotto la stella rossa. Documenti del Samizdat religioso”, Jaka Book, Milano 1976 [2], pp. 158-159. On line,http://books.google.it). Personalmente, da cattolico romano, sottoscrivo in pieno: il fervore della carità non è rammollimento!

(6) Infine (visto che rischio di giocarmela da scismatico a mia volta, considerato il mio sedeprivazionismo di fatto) mi sembra strano che in un epoca in cui vengono consumati ad ogni livello riavvicinamenti epocali, tu abbia di che lamentartene, quando le antiche scomuniche sono state bilateralmente ritirate e da parte del cattolicesimo ufficiale si celebra oramai abitualmente il ritrovato “spirito di collegialità”. Intendiamoci: dal mio punto di vista, che non conta davvero un bel niente, ciò deporrebbe in tutto a tu0 favore! Questo per dire che il mio intervento nel tuo blog non è dovuto ad un “basso inane forbito burocratico” intento polemico, ma ad una sincera disponibilità di approfondimento.

MAEDHROS

Ma guarda che non sono affatto risentito, e mi dispiace se ho dato questa impressione. Ed i tuoi interventi sono benvenuti in ogni momento, tanto e’ vero che mettero’ questi commenti in prima pagina, facendo un post apposito, anzi se vuoi mandarne altri…..anche piu’ ampi ed articolati, faro’ lo stesso.

E chiunque altro si senta libero di intervenire, non fatevi spaventare da un po’ di vis polemica che in una discussione e’ inevitabile, soprattutto quando essa viene fatta pestando dei tasti e fissando uno schermo, i quali non lasciano passare toni, inflessioni, espressioni, et cetera.

Nel merito non ho molto da aggiungere, poiche’ ai fini della contesa non molto aggiungi.

Quello che disturba e’ il Primato in se’, che sia di Pietro, di Roma o di Empoli non importa. E’ quel primato (che non sia semplicemente d’onore, cosa che mai nessuno ha negato al Patriarca di Roma) che non trova giustificazione, ripeto, ne’ nella Scrittura, ne’ nella Tradizione, ne’ nella prassi ecclesiastica (innanzitutto romana) del primo millennio.

L’unico Primato e’ quello di Cristo!

I passi evangelici portati a giustificazione sono esangui, mai nati, bisognosi di interpretazioni forzate fino al ridicolo e necessitanti appunto di mano militare per essere imposte. Sicuramente Pietro e’ il personaggio principale tra gli apostoli (molte volte per motivi non edificanti), altrettanto sicuramente Pietro non ha mai ricevuto mandati diversi o speciali rispetto a quello apostolico affidato a tutti, ma solo un’attenzione speciale da parte di Nostro Signore (perche’ evidentemente ne aveva bisogno). Del resto, Pietro stesso, non potendo evidentemente far valere cio’ che non aveva, non ha mai menzionato questo primato. Il primo Concilio della Chiesa (l’unica autorita’ cogente, la Chiesa in concilio) dismette le sue posizioni! E comunque, i successori di Pietro sono i Vescovi di Antiochia, quindi ….. l’esortazione e’ ancora quella di dedicarsi a cose piu’ proficue di un’arrampicata sugli specchi.

Ma la condanna fatale all’eresia papale la portano i suoi stessi frutti (ne ho fatto un elenco non completo in precedenza), poiche’ da quelli “li riconosceremo”.

Critiche alla Chiesa Ortodossa se ne possono muovere quante se ne vuole (quella che la vuole “gnostica” e’ assolutamente infondata, pero’); io ho problemi pesanti con certe posizioni del Patriarcato di Costantinopoli, per esempio, e con un sacco di gente che pare genuinamente credere che Dio parli russo. Ma mica e’ di questo che si discute. In ogni caso, non e’ che si possa provare qualcosa con la testimonianza di un emigrato rumeno o con uno studio del 1976 (oggi la rinascita in Russia c’e’ ed e’ potente, non e’ un caso che oggi e’ l’unico posto dove si sta tornando a testimoniare pubblicamente Cristo). Potrei portarne centinaia a confutazione.

Del resto, l’uomo russo avra’ mille difetti, ma francamente eviterei di vantarmi dell’uomo occidentale (sempre a proposito dei frutti….). L’uomo russo si e’ fatto massacrare, a milioni, pur di non rinnegare Cristo di fronte al mostro bolscevico, quello occidentale oggi ti licenzia se osi portare la Croce sul posto di lavoro e mette in scena rappresentazioni dove si depositano escrementi sul Suo volto. Qualcuno, a dire il vero, ha protestato, una decina di persone…. rischiano tre anni di galera! Ci si aspetterebbe qualcosina in piu’ dalla “chiesa guerriera” di cui parli.

Vorrei tanto vedere l’uomo occidentale fare qualcosa del genere. Una Fede sopravvissuta a settant’anni di comunismo spietato; quella occidentale si e’ dissolta dopo un paio di break pubblicitari.

In generale, bisogna conoscere per criticare. E quasi sempre in Occidente l’Ortodossia cristiana e’ conosciuta molto superficialmente e tramite la visione “papista”. Parlo per esperienza, mi e’ costato un tour de force di sette mesi e migliaia di pagine lette per cominciare a comprenderla ed a capire.

Riguardo ai “peccati della carne”, sorvolo per carita’ cristiana. Riguardo al “filioque”, i passi di Giovanni si spiegano perfettamente con la processione dal Padre per (tramite) il Figlio, che e’ esattamente quello che Giovanni dice.

L’unico ecumenismo possibile e’ la rinuncia all’eresia, penitenza e ritorno alla Chiesa, alla Dottrina ed alla Liturgia (ed alla Bibbia) di Cristo. Ci spero, ma non trattengo il fiato.

JOHANNES

Mah. Avrei apprezzato almeno qualche riferimento, che finora si sono limitati a quello di un vescovo cattolico gallicano. Pecchi almeno di generosità, ribattendo in cambio con compiacimento toni polemici più appropriati al “bunga-bunga” nostrano – cosa su cui già ti ho detto la mia, e pari fa. Di indubbio, fino a questo punto, c’è invece che ognuno basa i propri punti di vista su ciò che ha letto e preferisce (de gustibus…). Non ho poi l’abitudine di frappormi tra l’uomo e le sue private passioni, specie quando mi accorgo gli impediscono una serena valutazione. I passi evangelici che ti ho citato dici essere “esangui, mai nati, bisognosi di interpretazioni forzate fino al ridicolo e necessitanti appunto di mano militare per essere imposte”. Be’, questa si che è vis polemica! Comunque, con quelli dell’ultima fanno mi sembra quattro, tu invece con uno solo pretenderesti di aver convinto altri che te stesso? (Un aborto naturale rimane sempre penoso, ma l’onanismo come vogliamo giudicarlo?) I nomi poi, sempre che la questione guadagni qualcosa ad essere messa sul piano della celebrità, potranno essere sicuramente poco noti o addirittura insignificanti e trascurabili, non vedo però perché dovresti disprezzarli così a buon mercato (il sacerdote di cui dicevo è Don Dragu Popian di Civitavecchia, teologo e conoscitore almeno sperimentato e ben disposto nei confronti del mondo orientale in cui è nato e cresciuto, a prescindere magari da certi “peculiari” tratti caratteriali ed esegetici, “disposizioni” pastorali e connivenze conciliari…http://www.asiweb.biz/popian/). Trovo siano siano i temi ricorrenti o i problemi focalizzati a dover essere giudicati come decisivi o marginali, non chi accidentalmente si trovi ad esserne banditore: si potrebbe ripetere qui con i filosofi ch’è sempre sbagliato confondere tra loro genesi psicologica di una conoscenza e sua validità…

Insomma, davvero non aggiungi nient’altro nemmeno tu. Così, tanto per la cronaca, mi appunto sulla questione del “primo millennio” riportando quanto invece un teologo cattolico più che serio ne ha scritto: «È vero che la situazione successiva alle persecuzioni è caratterizzata non solo dalla libertà della Chiesa, ma anche da inaudite e molteplici difficoltà per le lotte dogmatiche, intromissioni amministrative e direttive di principi temporali e pretese di dignitari ecclesiastici; ma è vero pure che ciò rese sempre più acuta la coscienza della responsabilità non soltanto locale, spettante al successore romano dell’apostolo Pietro. È vero del pari che, anche se mai tale coscienza era venuta meno – si pensi a Clemente che, già nel 96 circa, sapeva di dover ristabilire ordine e verità anche in casa altrui –, sul primato del vescovo di Roma influì pure, indubbiamente, il peso di circostanze politiche, soprattutto quando all’antica s’oppose, con tutto l’appoggio dell’imperatore, il fulgore della “Roma nuova”. Eppure storicamente risulta, da inoppugnabili documenti e dati di fatto, un insieme di testimonianze disseminate lungo tutt’il primo millennio a supporto del primato. Ne elenco alcune: a) i concili ecumenici presieduti dai legati pontifici, cui non mancò il rispetto dei padri conciliari (vedi Efeso, Calcedonia); b) l’iniziativa papale nel dirimere le controversie ariane; c) gli appelli alla sede romana da parte di Eutiche contro il sinodo di Costantinopoli; d’Eusebio contro Eutiche; di Flaviano da Costantinopoli e Teodoreto da Ciro contro le decisioni del famoso “latrocinium”; del vescovo Stefano da Larissa (Tessaglia) contro Epifanio, patriarca di Costantinopoli; del vescovo di Lampa contro il sinodo provinciale del 667 a Creta; del prete Giovanni da Calcedonia contro Giovanni, patriarca di Costantinopoli; cui debbon aggiungersi numerosi appelli di vescovi africani, come testimoniano Cipriano ed Agostino; d) il diritto papale di deporre vescovi anche orientali (un esempio, Damaso che annulla l’elezione di Massimo Cinico); e) l’esercizio papale del magistero supremo con sentenza inappellabile; f) lo scambio di legati e diplomatici, detti ‘apocrisiani’. Da tutto ciò si deduce che il primato romano estendeva il raggio della sua azione anche sull’oriente cristiano. Non può non far meraviglia, pertanto, che gli eredi attuali della “nuova Roma” vedan nel papa solamente un “primus inter pares” e nel suo primato “una divergenza grave”». (B. Gherardini, “Quale accordo fra Cristo e Beliar?”, Verona 2009, pp. 131-132).

Riguardo papa Gregorio Magno è indubbia la sua volontà personale di non volersi fregiare del titolo di “patriarca ecumenico”. Sta di fatto che riconosceva tale titolo essere stato tributato al Vescovo di Roma nientemeno che da un Concilio ecumenico (di Calcedonia): “Per sanctum Chalcedonensem synodum Pontifici sedis apostolicae, cui Deo disponente deservio, hoc universitatis nomen oblatum est. Sed nullus umquam decessorum meorum hoc tam profano vocabulo uti consensit. Quia videlicet, si unus patriarcha universalis dicitur, patriarcharum nomen ceteris derogatur”. Già però a questo punto gli Ortodossi non mancano di precisare, contro lo stesso Gregorio Magno che intendono chiamare a testimone, che «San Gregorio si sbagliava nel ritenere che il Concilio di Calcedonia avesse dato questo titolo in particolare al Vescovo di Roma. In realtà, nei documenti del Concilio tutti i Patriarchi furono chiamati col titolo di “Arcivescovo Ecumenico”». Forse che nell’enunciare quanto sopra, Gregorio abbia potuto riferirsi alla Lettera sinodale “Éplèsthe charàs” (Repletum est gaudium) inviata ad inizio nov. 451, a chiusura del Concilio, dai Padri conciliari orientali a Leone I (Denz. 306 [5] – “De auctoritate primatiali Romanae Sedis”)? «(…) Che cosa infatti c’è di più alto per la gioia della fede? (…) Essa ce l’ha consegnata dall’alto per la salvezza lo stesso Salvatore, dicendo: “Andando ammaestrate tutte le genti (…)” [Mt 28,19s]; essa tu stesso l’hai conservata come una catena d’oro calata [dal cielo] a noi per ordine di chi l’ha stabilita, presentandoti a tutti come interprete della voce del beato Pietro, attirando su tutti il macarismo della sua fede. Onde anche noi, usando di te come guida verso il profitto di questo bene, mostrammo l’eredità della verità ai figli della chiesa (…) avendo reso nota in unanime concordia e comunanza di sentimenti la professione della fede. Ed eravamo in un comune canto corale, dandoci al godimento di cibi spirituali come nei conviti regali, che Cristo mediante il tuo scritto [il “Tomus Leonis”] preparò ai convitati, e ci sembrava di vedere lo sposo celeste dimorare con noi. Se infatti dove sono due o tre radunati nel suo nome egli disse di essere là in mezzo a loro [Mt 18,20], quale grande familiarità mostrò egli ai cinquecentoventi sacerdoti che preposero la conoscenza della professione in lui sia alla patria che al lavoro? Dei quali tu, come capo delle membra, sei la guida mediante coloro che fanno le tue veci mostrando il tuo eccellente consiglio (…).»

Non dispongo sottomano del testo per esteso, ma in un testo del card. John Henry Newman, “Lectures on the Prophetical Office of the Church” (on-line) si dà conto di un ulteriore (inequivocabile) passo estratto dalla Ep. V, al v. 20: «Cunctis enim Evangelium scientibus liquet, quod voce Dominica sancto et omnium Apostolorum Petro principi Apostolo, totius Ecclesiae cura commissa est … et tamen universalis Apostolus non vocatur». Newman chiosa scrivendo che: « […] and he admitted that the title Universal had been applied to the Roman Bishop at Chalcedon; yet he does not treat its use as resting on an Apostolical Tradition». Ma la risposta è del tutto implicita nei termini e nel contesto.

Quella della Ortodossia è poi, diciamo dal mio punto di vista, in sé una questione di idiosincrasia costitutiva, che impone una caratterizzazione complessiva del Cristianesimo come tale. Che vuol dire? Che quello, p. es., che eventualmente potrebbe essere chiamato il problema del “vuoto giuridico” in seno alla Chiesa “Cattolica”, viene dalla Chiesa Orientale (scill. Patriarcati) escluso in radice anche nella sua semplice possibilità, in uno con il disconoscimento della legittimità in generale della pretesa al Primato da parte del Successore di S. Pietro, storicamente Vescovo di Roma. Ciò, se capisco bene, nell’Ortodossia non vuol significare una semplice deficienza accidentale cui dover porre rimedio, a partire dalle esigenze perentorie che vincolano la Rivelazione a se stessa in merito ad una ecclesiologia fondata, ma un “non luogo” vero e proprio, del tutto estraneo alla Rivelazione. La soppressione o il non riconoscimento di quest’elemento, non può difatti che dar luogo, nell’ordine temporale (ch’è però pur sempre ordine creato), che alla subordinazione della Chiesa allo Stato, cioè ad una connotazione “gnosticheggiante” del contenuto religioso cristiano del tutto funzionale al costituirsi politico di un regime giuridicamente autonomo rispetto l’autorità e i diritti di Dio, creatore e legislatore della legge naturale, di cui può così usurpare per principio nella “propria sfera” titoli, diritti e prerogative – con religiosa (teologica) rassegnazione degli uomini di fede (cf. ancora il passo esemplare tratto dall’autore del “Samizdat religioso” M. Celnov). In altre parole, il disconoscimento in radice da parte dell’Ortodossia della potestà giuridica divinamente istituita (Primato) rappresenta prima di tutto non un semplice discrimine biblico-esegetico, ma una questione che, se riesce ad equivocare sull’assoluto carattere precettivo ed efficacemente ingiuntivo della Legge divina, obbliga a dirimere sul piano religioso tra una matrice di significazione teologica fondamentale e un’altra ad essa alternativa. È qui che rientra la questione del possibile – e del resto più che documentato – ricorrente influsso del vettore gnostico-sapienziale della “fuga dal mondo” in ambito cristiano (orientale).

Cercare di capire quella che è non solo una caratteristica saliente dell’Ortodossia, ma una sua disposizione teologico-spirituale profonda costante e ricorrente, rimane dal mio punto di vista il vero e proprio discrimine valutativo nei confronti dei contributi approntati da coloro che – dall’interno e con uguale competenza dall’esterno – possono contestarne sensatamente ed efficacemente l’essenza costitutiva risalendone la linea genealogica “teologico-iniziatica” di contributi non esclusivamente evangelici. E ciò detto temo rimangano tra noi oramai ancor meno margini di confronto di quanti (assai pochi) ce ne fossero precedentemente. Ad ogni buon conto un cordiale saluto.

MAEDHROS

Noto un certo compiacimento nell’indugiare ed indulgere nel “resto”. Un impressionante parlare di qualsiasi cosa, purche’ non riguardi la Parola di Dio o, se La riguardi, solo per sottolinearne la perfettibilita’. Da parte ovviamente del “successore” di Pietro (o dei suoi cortigiani), la cui storicita’ come Vescovo di Roma e’ pari a quella dell’altrettanto famosa Donazione.

Perdona la vis polemica, ti prego, ma mi sfugge il motivo per cui essa debba essere considerata tuo esclusivo appannaggio. Un altro privilegio derivante dal Primato? Nello stesso modo, mentre non mi sono oscuri i pensieri del nemico, ignoro totalmente le cause per cui solo il tuo argomentare debba considerarsi scevro da passioni personali.

Ridimensionare una testimonianza non significa disprezzarla, ma rimetterla nel posto dove appartiene. E (quelle interpretazioni di) quei passi evangelici non sono mai nati non perche’  qualcuno le abbia uccise, ma solo perche’ cio’ che non ha vita non puo’ nascere.

Una impressionante quantita’ di parole, dicevo, per descrivere qualcosa che in realta’ non si conosce, l’Ortodossia. Avete questa specie di ossessione con la Gnosi, ma pare che non sappiate bene cosa essa sia. In fondo, e’ la teologia scolastica a pretendere di poter arrivare alla conoscenza di Dio, cosa considerata assolutamente impossibile, una pretesa ridicola, dall’Ortodossia, la quale e’ ben consapevole del fatto che fu proprio l’inseguire quella conoscenza a causare la Caduta. Per quanto riguarda l’iniziazione, cosa dovremmo fare? Rinunciare a farci battezzare, sigillare e comunicarci? Qualunque cosa va iniziata, compresa la marcia verso il Signore.

Che il Suo Regno non sia di questo mondo l’ha detto Nostro Signore. Ha pure detto che il Regno di Dio e’ dentro di noi. Capisco che la cosa non soddisfi pienamente chi ha bisogno di Cesare Borgia per perfezionare la Parola di Dio, ma permettete che basti a noi, gente semplice, che ci consoliamo grandemente nella certezza che nessuna fregola di nessun Patriarca potra’ mai modificarla.

Ha detto anche di dare a Cesare quel che e’ di Cesare. E credimi, sarei felicissimo di essere un devoto suddito di Pio IX, di onorarlo come Cesare, al posto dell’eredita’ marcita del costrutto demoniaco di cui i Savoia furono i primi prestanome. Basta che si qualifichi come tale, e lasci a Dio quel che e’ di Dio.

Poiche’ se non lo fa, saranno i suoi frutti a condannarlo. La Scrittura non puo’ essere violata! (lo dice sempre Nostro Signore)

Ricambio la cordialita’.

P.S. – A proposito di Papa Gregorio Magno….

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“Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.”              (Giovanni XV, 19)

“Poiche’ quale vantaggio avra’ un uomo, se guadagna il mondo intero, e perde la sua anima?”         (Matteo XVI, 26)

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JOHANNES

Noto che hai ora inserito un collegamento alla parola ‘Filioque’ che prima non avevi segnalato. I riferimenti sono arrivati! (Non conto, sebbene te ne ringrazi, quello su Papa Gregorio Magno, visto che nella mia risposta precedente citai proprio dal medesimo testo, preso da una pagina web gemella, le obiezioni di parte Ortodossa in merito al Primato). L’argomento adesso mena chiaramente diritto a S. Gregorio Palamas e all’esicasmo. Dalla lettura del contributo noto però non so se una certa libertà interpretativa dell’estensore nei confronti della teologia palamitiana o una sua decisa rigorizzazione – sebbene, ahimè, comunque molto vicina al dettato della “Gaudium et spes” 22,2, nel senso della naturalizzazione della grazia… Affermazioni come: “Gesù Cristo come Dio è coessenziale col Padre, ma come Uomo è coessenziale con noi”; “Dopo l’incarnazione la via tra Dio e l’uomo è percorribile in entrambi i sensi. E la grazia del Santo Spirito, cooperando con l’umana volontà rende il finito infinito”, “Bisogna rendersi ben conto che l’umanità che abbiamo in comune con Cristo Dio è la chiave per accostarsi a Dio”, rimangono tanto da parte Ortodossa che da parte “Vaticana” di una gravità sconcertante. Gravità che si ricollega inevitabilmente a quella che altri chiamarono, sulla scorta dei principi, “svolta antropologica” e che, almeno per me, chiarisce già la predilezione di un P. Evdokimov per la filosofia intuizionista del protestante Edmond Husserl e l‘avversione, più che ricorrente per il realismo della Scolastica (cfr. invece per un inquadramento generale l’articolato volumetto di P. Pasqualucci “L’ambiguità cristologica della redenzione universale” che rinvia ulteriormente a J. Dormann, “La teologia di Giovanni P. II e lo spirito di Assisi”).

Difatti, sarebbe proprio la Chiesa Cattolica ad impugnare Calcedonia? Davvero difficile sostenerlo con qualche credibilità visti i termini in gioco (distinzione in Dio di Essenza ed attributi, scill. ‘Energie’, per cui Dio non sarebbe costituzionalmente Logos, ma solo un suo “atto”, sebbene sommo, ad extra), e, per altro verso, considerato che proprio Essa si onora(va) di poter sostenere che la soluzione delle controversie conciliari del tempo e la promulgazione del Dogma cristologico siano(fossero) un frutto celeberrimo dell’Infallibilità papale nella persona di Papa S. Leone I (Tomus Leonis). Cosa che “del resto”, come ti facevo notare, proprio i Padri conciliari orientali solennemente e con gratitudine al tempo gli riconobbero.

MAEDHROS

I frutti celeberrimi dell’infallibilita’ papale sono molteplici e li ho elencati (parzialmente) in precedenza. Tra di essi non rientrano i contributi fondamentali di Papa Leone Magno, all’epoca onoratissimo Patriarca di Roma. Si era allora infatti ben lontani dalla follia che nacque con l’ascesa carolingia ed ebbe il suo coronamento con lo smembramento di Papa Giovanni.     (cfr. l’abate Guettee)

I riferimenti poi erano copiosi fin dal principio, mi rendo pero’ conto che si trattava solo della Parola di Dio, non particolarmente soddisfacente come il buon Newman incessantemente spiegava.

Mi sembrerebbe inoltre un pochino azzardata la denuncia di svolta antropologica avanzata da chi vorrebbe un uomo (e che uomini si sono succeduti nel ruolo!) al posto di Cristo come Capo della Chiesa e dello Spirito Santo come Sua guida. Posso suggerire un po’ di pudore?

Mi piacerebbe anche sapere il motivo di scandalo nelle affermazioni denunciate, purche’ non si basi sul ‘realismo’ della Scolastica, in quanto ‘la Via, la Verita’ e la Vita’ per noi si fondano su ben altro.

Consiglierei infine cautela sugli accostamenti con i protestanti. I protestanti non sono altro che cattolici con venticinquemila papi (and counting). Per noi la Parola di Dio non e’ un libro, ovvero l’ideologia di chi di volta in volta lo interpreta, ma una PERSONA.

Dio e’ costituzionalmente (non solo) Logos, non so chi affermi il contrario. Di sicuro, non l’Ortodossia. Pur essendo generato, il Logos non e’ creatura ed e’ parte integrante dell’Essenza di Dio. Ma Dio non e’ solo Se’ (inaccessibile, inconoscibile, indescrivibile), ma anche altro da Se’ (la Creazione, compresi noi che ne siamo il culmine, e le Energie divine che la pervadono). Definire questo altro da Se’ come attributi e’ indice di non comprensione.

Gesu’ Cristo e’ Logos incarnato ed e’ pertanto la chiave per il ripristino dell’Immagine di Dio in noi, quasi spenta senza di Lui (sia prima che dopo il Suo cammino nel mondo, ma prima avevamo almeno la scusa di non sapere) grazie al soccombere dei Progenitori all’inganno ‘realista’ dell’assassino primordiale.

Il ripristino di quell’Immagine e’ tutta la conoscenza che possiamo avere di Dio, ma e’ tutto quel che occorre per quella Eternita’ per la quale fummo creati.

Sia la Via che il Modo per percorrerLa (Cristo), sia la Forza (Grazia) per farlo (lo Spirito Santo), sono tutt’altro che naturali ed operano nel mondo nella sublime sintesi che ne fa la Chiesa, Corpo Mistico di Cristo guidato dallo Spirito Santo. Naturale e’ la mente razionale, che ha anch’essa un ruolo fondamentale, si badi bene: quello di capire la sua inadeguatezza alla bisogna. Deve cioe’ calpestare l’orgoglio, lo strumento supremo del nemico, che ha separato il pensiero umano (che ha origine divina anch’esso) da Dio e ha condotto l’uomo ad illudersi di poter bastare a se stesso.

“Se non vi convertite e non diventate come bambini, voi non potrete entrare nel Regno dei cieli.” (Matteo XVIII, 3)

Senza Dio non esiste l’uomo! Avrete solo un altro animale, leggermente piu’ dotato ed enormemente piu’ pericoloso.

Spero di non aver chiesto troppo alle mie povere forze.

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Gesu’ Cristo: “Io sono la Via, la Verita’ e la Vita.”

Pio IX: “Io sono la Via, la Verita’ e la Vita.”

“Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anatema!”   (Gal I, 8)

Giudichera’ Dio, invero!

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Divna Ljubojevic  –    Grande Dossologia       Dostojno jest

LA (RI)ACQUISIZIONE DELLO SPIRITO SANTO

June 10, 2013

L’insegnamento di San Serafino di Sarov.

san Serafino