I POSSEDUTI


Adolfo Di Bella
COSI’ E’ SE CI PARE
Per comprendere meglio qualsiasi fenomeno sociale e non farsi prendere in giro dallo strapotere dell’informazione, occorre anzitutto avere buona memoria, tenendo ben presente che un popolo smemorato e che non protesta è condannato a diventare un popolo schiavo.
Confidiamo quindi che molti ricordino la “terribile” e inesistente pandemia dell’aviaria. La nostra classe politica, che da tempo svende l’Italia e gli Italiani osservando religiosamente il dogma “obbedienza pronta, cieca e assoluta”, acquistò coi soldi dei cittadini carrettate di vaccini prodotti a tempo di record da una sensibile e trepida industria farmaceutica. La pandemia non ci fu, alcuni anziani vaccinati morirono e decine di milioni di euro furono gettati nella pattumiera. La favola, che favola non è, si è dunque conclusa con: e vissero turlupinati e contenti.La ministra della sanità di un paese europeo, che non ha voluto emulare altre/i colleghe/i, era evidentemente immune da interessi personali da tutelare e motivi di ricattabilità, per cui rispose alle asfissianti pressioni col titolo di un’opera pirandelliana: “ma non è una cosa seria“. Il timore che questa risposta venisse emulata indusse ad una temporanea (ed apparente) rassegnazione i produttori di vaccini.
Anche la corporazione produttori era una fan di Luigi Pirandello, per cui volle sondare gli umori del pubblico proponendo la rappresentazione di un altro capolavoro del più grande drammaturgo dai tempi di Shakespeare: “come prima, meglio di prima“. Ed ecco, nel 2014, fare il suo ingresso sul sipario l’Ebolavirus, s’intende dopo la consueta capillare, scrupolosa, costosa, globale preparazione. Giornalisti ed esperti si flagellarono e schiaffeggiarono in diretta diffondendo il terrore per la novella peste nera che minacciava il nostro continente, mentre quotidiani bollettini di guerra aggiornavano il numero delle vittime, l’estensione dell’area del contagio, il suo avvicinarsi alle coste di quello che un tempo era chiamato Mare Nostrum, oggi Mare Lorum.

Ma la campagna, pur bene orchestrata come sempre, non ebbe successo. Improvvisamente l’epidemia scemò e scomparve, e di Ebola non si è più sentito parlare. E dire che i fedelissimi, lucidi d’unto come atleti dell’antica Grecia, avevano recitato magistralmente, ed il prezzo del biglietto era stato ribassato. Forse potremmo trovare una spiegazione a questo mistero: c’era stata troppa precipitazione? i ricordi della mancata pandemia precedente erano troppo freschi? aveva giocato un ruolo il timore che la paura del contagio rendesse la collettività ancora più ostile alla politica di importazione coatta (alias “accoglienza”)? Fatto sta che è calato il sipario su “come prima, meglio di prima” e nella locandina del teatrino al “come prima, meglio di prima” è stato sovraincollato l’annuncio de “la favola del figlio cambiato“.

Le spiegazioni prima ipotizzate ci sembrano attendibili, ma un’altra potrebbe esserlo ancora di più. In qualche riunione finalizzata a lanciare epidemie e nuovi farmaci si è sicuramente fatta strada una nuova, ambiziosa, risolutiva rappresentazione, fondata su due altre opere del grande agrigentino; la prima col titolo originale: “come tu mi vuoi“;  la seconda con un piccolo aggiustamento del “così è, se vi pare”, divenuto “così è se ci pare“. La proposta della prima opera nasceva dall’esperienza maturata, che dimostrava come la gente, opportunamente preparata, può venir convinta che gli elefanti vivano nell’Antardide ed i capodogli sulle cime delle Ande. Quella della seconda, dalla presa di coscienza di un’onnipotenza consolidata in decenni, che consentiva – si è pensato – di evitare perdite di tempo e sotterfugi, mettendo sulla bilancia la spada di Brenno e chiudendo il cerchio della sospirata Soluzione Finale.

Quale il ragionamento? Il seguente, elementare e di indiscutibile razionalità contabile. Proviamo a descriverlo immaginando il tenore di una riunione al vertice, nel salone di qualche grattacielo, sicuri che solo il lessico, e non la sostanza, può essere stato differente.

Fratello Alfa.
“In poco più di mezzo secolo siamo riusciti a far sparire dal mercato un bel po’ di sostanze fisiologiche e di farmaci efficaci che ci compromettevano il fatturato, ad imporre un turnover vertiginoso di specialità che a loro volta comportano un turnover altrettanto vertiginoso di farmaci per sovvenire ai loro effetti collaterali. Abbiamo cambiato i programmi universitari e messo in cattedra generazioni di somari e yes-pay-men che ci servono a puntino, fatto trasformare gli ordini dei medici in gendarmerie al nostro servizio, comprato ministri, presidenti, parlamentari, dirigenti sanitari, che obbediscono al primo schioccar di dita. Perfino i Nobel li decidiamo o proibiamo noi. Abbiamo partecipazioni di maggioranza in quasi tutte le riviste scientifiche, e siamo noi a decidere quali ricerche si fanno e quali no, visto che le ricerche cliniche richiedono ospedali e soldi e noi comandiamo sui primi e possediamo i secondi. Questo S.S (Santo Salvadanaio) ci ha consentito di fare di tv e giornali i nostri agenti pubblicitari e di riservarci l’imprimatur. Fatto sta che ormai le dieci più grosse nostre aziende hanno fatturati superiori al Pil di intere nazioni Direi che possiamo dichiararci soddisfatti”.

Fratello Beta.
“Dimentichi altri meriti, caro collega. Vendiamo anche a 1.000 quello che ci costa 1 e abbiamo inventato un bel po’ di nuove malattie che hanno dato una spinta formidabile ai fatturati”.

Fratello Gamma.
“Permettetemi di osservare come altre sezioni della Grande Confraternita abbiano fatto anche di meglio. In trent’anni, a furia di guerre fatte e soprattutto fatte fare e terrorismi creati e finanziati, i colleghi di altre logge hanno completamente plasmato a loro comodo gli equilibri internazionali, calato una bella camicia di forza sui paesi europei, imposta l’immigrazione coatta, ribattezzati come diritti civili perversione e dipendenza da droghe: e nessuno finora è stato in grado di sbarrare loro la strada. Il risultato è che siamo ad un passo dal sogno del governo unico mondiale”.

Fratello Delta.
“Concordo con l’amico Gamma. Siamo onesti (non equivocate, è solo un modo di dire): l’operazione aviaria è stata un mezzo tonfo, quella Ebola…non ne parliamo, l’offensiva dell’assistenza sanitaria totale ha avuto alti e bassi: e questo è male. Dovevamo insistere, perché se le altre sezioni hanno concluso brillantemente campagne difficili come quella di far digerire l’aumento delle tasse e l’involarsi dei soldi dei risparmiatori, i sudditi di oggi hanno meno soldi per comprare medicinali. Allora bisogna farli comprare allo stato, cioè sempre a loro con le tasse che pagano.
O l’assistenza sanitaria gratuita – per quello che ci conviene – nel maggior numero dei paesi, oppure rischiamo che i fatturati non aumentino nella percentuale che vogliamo. Abbiamo a disposizione un’intera nazione di cavie, l’Italia, dove si può chiedere e ottenere tutto quel che si vuole perché tutto è in svendita, oggi più di ieri, e gli italiani sono più torpidi nel reagire dei bradipi. Basti pensare che i loro figli o sono disoccupati o guadagnano meno della metà di dieci anni fa: e non protestano; gli tassano pure l’aria: e non protestano; li ammazzano e derubano: e non protestano; gli fregano i risparmi bancari, gli fanno pagare anche la ricapitalizzazione delle banche svuotate per finanziare amici ed amici degli amici, e per giunta secretando anche l’identità dei finanziati: e non protestano. E’ il paese ideale.
L’Italia, per noi, è davvero il paese che immaginò il suo Boccaccio: “……una contrada che si chiamava Bengodi, nella quale si legano le vigne con le salsicce e avevasi un’oca a denaio e un papero giunta; ed eravi una montagna tutta di formaggio parmigiano grattugiato, sopra la quale stavan genti che niuna altra cosa facevan che far maccheroni e raviuoli e cuocergli in brodo di capponi, e poi gli gittavan quindi giù, e chi più ne pigliava più se n’aveva; e ivi presso correva un fiumicel di vernaccia, della migliore che mai si bevve, senza avervi entro gocciola d’acqua“.

Insomma, abbiamo lavorato davvero bene, noi e le altre sezioni. Certo, a volte c’è il rovescio della medaglia, ma tutto si può superare. Abbiamo rincretinito il mondo con social network, smartphone, iphone, ma anche se nessun media di un qualche peso si azzarda a riprendere indiscrezioni a noi nocive, il problema c’è, e bisogna risolverlo. E’ vero che ci abbiamo pensato, facendo circolare il concetto che bisogna oscurare blog, siti e forum che non hanno ancora capito chi è che comanda. Prendiamo insegnamento dall’esperienza: gli atti potenzialmente sgraditi bisogna parcheggiarli per il tempo giusto tra le anticipazioni. La gente si abitua, si abitua, si abitua a tutto. Pian piano le facciamo digerire qualsiasi cosa. Quando i tempi sono maturi, e la gente già si è abituata al concetto, allora variamo la nave. A che punto siamo con le leggi per censurare le “fake-news”? Insistere, insistere, insistere, altrimenti dovremo fare la solita fatica e spendere un sacco di soldi per sovrastare voci ostili. Ma niente panico. Uno con il quale abbiamo in comune tante cose, Joseph Goebbels, diceva: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”. Quindi: possiamo stare sereni.

Fratello Epsilon.
“Cari Alfa, Beta, Gamma, Delta ed esimi colleghi tutti: tutto molto bello, ma occorre un salto di qualità. Rispondete a questa domanda: a quale clientela ci siamo rivolti finora? No, non guardatemi perplessi, non sto proponendo di vendere Cisplatino e Taxolo ai marziani. Riflettete con attenzione: noi finora abbiamo venduto farmaci ai malati. Occorre venderli ai sani.
Quanti sono i malati? Centinaia di milioni, certamente. Una ventina di milioni muoiono ogni anno di cancro, il che non è un male, perché se guarissero rimarremmo in mutande, e grazie alle altre sezioni possiamo contare non solo su un ricambio immediato, ma in crescita. Mi avete seguito finora? Bene!
Ma quanti sono gli uomini del pianeta? Lo sappiamo: sette miliardi e mezzo! Se riuscissimo a farli passare tutti per malati, potremmo brindare: ma per quanto ci siamo prodigati in merito, è impossibile riuscirci. E allora? E allora la soluzione ce l’abbiamo sotto il naso: che prevenire sia meglio che curare lo sanno tutti, no? E allora: basta con la cura dei soli malati o degli pseudo malati! Basta con le briciole (anche se ripaganti): puntiamo a vaccinare sette miliardi e mezzo di uomini, o quantomeno la percentuale più alta possibile, e avremo il mondo intero nelle nostre mani!”.

Un grande applauso – ci dicono certe indiscrezioni – ha accolto questa idea folgorante, con Alfa, Beta, Gamma, Delta che sono balzati in piedi con gli occhi lucidi a spellarsi le mani, seguìti da tutti gli altri. Il presidente pro tempore dell’assemblea è corso subito fuori, tornando con una scatoletta di velluto, dalla quale ha estratto la Stella al merito in oro e brillanti con fronde di quercia, che ha sfavillato al petto del commosso Epsilon, mentre il signor Teta ha fatto risuonare nella sala le note del “Big Pharma über alles”, ascoltato da tutti i congressisti in piedi e con la destra sul muscolo cardiaco.

Dopo che i presenti si sono detersi le lacrime, ricomposti e nuovamente seduti sulle loro poltrone, Epsilon, arrestati i primi moti dell’uditorio di alzarsi nuovamente con un cenno delle mani, ha ripreso la parola.

Epsilon.
“Sono emozionato per il vostro apprezzamento e per il riconoscimento. Ma desideravo aggiungere qualcosa che vi rallegrerà ancor di più. Pragmaticamente: ripetiamo e facciamo ripetere “vaccinazioni-vaccinazioni-vaccinazioni”, agiamo, paghiamo, minacciamo, brighiamo perché siano obbligatori tutti o quasi tutti, con i loro bei richiami, sforniamone di nuovi, e prendiamo il debito spunto. Senza dimenticarci – un applauso, prego – che il qui presente Signor Jota ha già fatto diffondere la notizia che si sta lavorando al vaccino per il cancro.
Anticipare…are…are..; abituare…are…are. Sono stati classificati più di cento tipi di cancro: il che comporta più di cento vaccini specifici! Quindi rimbocchiamoci le maniche, cari colleghi, ricordando che più forte è la paura, più grande il guadagno.

Non vi sfugga però che le uova d’oro delle vaccinazioni hanno d’oro pure il tuorlo: ed è oro a ventiquattro carati! Voglio dire che vaccinazione dopo vaccinazione, manderemo a picco le difese immunitarie. Ho bisogno di parlare ancora? Pensate a quanti antivirali e antibiotici in più venderemo! A quanti farmaci per malattie neuromotorie, demielinizzanti, neurologiche ci saranno richiesti! E anche i chemioterapici e gli anticorpi monoclonali scorreranno a fiumi. Il fatturato sul fatturato! Il nostro progenitore Caifa sia orgoglioso di noi! Viva Barabba! Viva Big Pharma!”.

Pare che alcuni anziani congressisti siano stati assistiti dal medico di servizio per passeggeri malori di genesi emotiva.

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