L’AMORE E’ PAZIENTE


La tradizionale discussione natalizia di questo travagliato 2016 vuol’essere un messaggio di speranza e di fiducia nel futuro, nel focolare di quella comunione di spirito che fin dall’inizio ha costituito un’aspirazione del DiBellaInsieme.
Apparentemente questa positività stride con lo sconfortante panorama che è davanti ai nostri occhi, dato che la desolazione del presente si accompagna al fatto che non riusciamo a vedere via d’uscita né prospettiva di cambiamento.

E invece ci dimentichiamo della cosa più importante: il “fattore Provvidenza”. No, non aspettatevi discorsi saccarinosi da buonismo natalizio o prediche da parroco mancato: si tratta di logica, bagnata sì nell’oro della fede, ma sempre logica.

Chiunque non concepisca la riflessione come una perdita di tempo è consapevole che non si può continuare così. Consumiamo a ritmi frenetici le risorse della natura; produciamo catene montuose di rifiuti in buona parte non riciclabili o tossici; ci alimentiamo prevalentemente con cibi conservati con tecniche discutibili, mentre quelli freschi risultano depauperati di vitamine e sostanze utili a causa di colture intensive.

Se allarghiamo l’osservazione all’ossessiva e mistificatoria propaganda consumistica, ideologica e politica, non possiamo che sentirci tutti come passeggeri di un aereo che piloti folli stanno portando a schiantarsi al suolo in una picchiata sempre più vertiginosa.

Ma non capiscono questi aviatori che moriranno insieme a noi? E chi stabilisce i piani di volo crede forse di essere invulnerabile? Abbandonando le metafore, che senso ha mentire ed ingannare sistematicamente l’umanità se con questo modello di vita e con certe strategie politiche ci si avvierà verso la morte per cancro o per fungo atomico? Non c’è altra spiegazione che quella di pensare ad un incantesimo malefico, o ad una sorta di droga da potere che privi del più elementare raziocinio.

A questo punto è intervenuto il “fattore  Provvidenza”, che ha cominciato a risvegliare le meningi di qualcuno dei drogati di cui sopra. Non pensare, caro lettore, che questo insolito ottimismo sia conseguenza di un’accidentale caduta con conseguente trauma cranico. Sbaglieresti. Non si tratta solo di attenta riflessione, ma di elementi concreti. Pazienza se ci troverai nebbiosi e criptici, come si suol dire: il futuro sarà più chiaro di qualsiasi esposizione dettagliata. Non importa se occorrerà ancora tempo, se vi saranno colpi di coda, reazioni, apparente ripresa dello sciagurato corso precedente: ciò che conta è che una grande mano si sia posata su quella di uno dei piloti, che questo abbia iniziato a tirare la cloche e che l’angolo di picchiata cominci a diminuire.

Questo clima di ritrovata fiducia nel futuro ci consola del rammarico che potremmo non fare in tempo ad assistere al ritorno della primavera. Vuol dire che ci accontenteremo di vedere i ghiaccioli che si sciolgono sui rami e le prime gemme che verdeggiano, lasciando l’incanto del rigoglio primaverile a figli e nipoti.

Il Presepe, che prima accoglieva la nostra accorata nostalgia per il tempo passato, oggi invia agli uomini, tramite il sorriso del Bambinello e le sue braccine levate, un silente canto di speranza, e un rimprovero al tempo stesso: quello di non avere creduto al fattore Provvidenza.

Il turpe “tutto e subito” che intride la società contemporanea, dai telecomandi agli elettrodomestici più inutili, dalla smania di arricchire a quella di far carriera come lampi, non ci ha allontanati solo dai tempi e dai ritmi della natura, ma anche dalla capacità di apprezzare e gustare i veri valori e dalla pace con se stessi che ne deriva.  Tale fretta ha contagiato anche la concezione della religione, oggi mal rappresentata e peggio predicata. La preghiera? Dare per avere: io prego, Tu esaudisci subito le mie richieste. Miracolo subito, insomma. E invece la preghiera, come la misteriosa e formidabile potenza della natura, richiede tempo, pazienza; e umiltà, e fiducia, e accettazione dei dolori e delle iniquità che ci provocano gli adepti ed i complici del male. Perché paga sempre e comunque. D’altronde ci era stato detto: “non praevalebunt“.

Chi vi scrive non pretende certo di sedere sullo scranno della saggezza e della lungimiranza; tutt’altro. L’avvilimento ci ha accompagnati per lunghi anni, il pessimismo e la convinzione che non c’era speranza, lo stesso, e – cosa ancora più grave – non è mancato uno sfiduciato “ma come puoi permettere tutto questo?”, seguìto da qualche accenno di miscredenza. E invece Lui ascolta sempre, e sempre paga: quando i tempi sono maturi, quando è arrivato il momento giusto. E non si tratta tanto di miracoli come solitamente li intendiamo, ma del filo che non eravamo riusciti a vedere e che invece sbuca, del tutto imprevisto, da un enorme groviglio che ci avviliva e spaventava.

Chi ci segue con attenzione e fiducia sa che non amiamo fare i misteriosi: si tratta solo di prudenza.

A tutti coloro che soffrono od hanno sofferto a causa del cinismo e della cecità umana giunga la carezza di quelle manine tenere e calde di amore che sporgono dalla culla di paglia. I re magi sono già in cammino e la cometa d’argento tornerà ad illuminare il cielo.

Buon Natale

Adolfo Di Bella

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