L’INCESSANTE PERSECUZIONE DEI CRISTIANI IN KOSOVO E METOHIJA


ARMATI AL MONASTERO

Nella serata del 30 gennaio, intorno alle 21, è stato prima bloccato e successivamente arrestato un drappello di quattro uomini che a bordo di una golf bianca targata Uroševac/Ferizaj si era appostato di fronte al portone di ingresso principale del Monastero di Dečani. L’operazione di polizia, condotta congiuntamente dalla Kfor italiana e dalla Kosovo Police, ha permesso di risalire all’identità degli arrestati, quattro maschi sulla ventina, di etnia albanese, provenienti da diverse città del Kosovo: Gnjilane, Uroševac, Prizren e Djakovica.

La perquisizione degli arrestati ha rivelato che possedevano un AK47 kalashnikov con 20 colpi nel caricatore e una pistola automatica con 16 proiettili.
All’interno del veicolo sono stati rinvenuti volumi di letteratura islamista. Due degli arrestati avevano il caratteristico abbigliamento wahabita, calzoni appena sopra le caviglie, una folta barba e il capo rasato.
Padre Sava, igumeno del Monastero di Dečani, ha prontamente dichiarato: “… la comunità monastica si sente sicura, grazie alla presenza della Kfor, che da diciassette anni protegge il Monastero restando strumento di fondamentale importanza per la sicurezza di questo sito religioso che appartiene al patrimonio culturale mondiale dell’UNESCO, in una delle regioni considerate maggiormente a rischio”.

Da lungo tempo, almeno tre anni, da questo sito cerchiamo di sollecitare l’attenzione della diplomazia, che innanzi alla meritoria opera svolta dai militari della Kfor e dai Carabinieri Msu, altro non fa che dichiarare ai mezzi di informazione, di quanti passi in avanti si siano fatti nel segno della distensione e della pacificazione: E’ UNA COLOSSALE BUGIA! (e come potrebbe essere altrimenti? le autorita’ della nuova demonocrazia kosovara si sono conseguentemente affrettate a sbiancare gli aspiranti assassini – ndM)

Il Kosovo rimane un detonatore innescato che può esplodere in qualsiasi momento, ostaggio delle proprie miserie e delle proprie difficoltà.

Ancora una volta, sollecitiamo tutte le persone di buona volontà e chi è preposto, per il proprio ruolo o per le competenze, a prendere atto delle reali condizioni in cui vivono ed operano, la comunità monastica di Visoki Dečani, tutte le enclavi e le minoranze.

Invitiamo i saccenti dal facile diritto e dall’odiosa immobilità parolaia, a dare una svolta decisa a un’azione diplomatica tiepida e inefficace, di farlo subito, in nome di ciò che fortunatamente non è ancora accaduto e potrebbe accadere in ogni momento.

    dal sito Amici di Dečani
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