LA QUARESIMA E LA VANITA’ DELLE LORO MENTI


Mi hanno fatto avere un articolo come “prova” che la Quaresima è contraria alle Scritture. Come rispondere?

L’autore di questo articolo deve ammettere che il digiuno di per sé è legittimo, perché Cristo stesso ha digiunato, ha detto che il digiuno era necessario, e ha detto che i suoi discepoli avrebbero digiunato. Ma al fine di trovare qualche difetto nell’idea di un regolare digiuno collettivo, cita un certo numero di passi della Scrittura che non hanno nulla a che fare con il digiuno.

Un passaggio citato in questo modo è 1 Timoteo 4:1-5:

“Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, sedotti dall’ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza. Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera”.

Questo passo non parla di digiuno o di astensione da alcune cose buone per un periodo di tempo dedicato alla preghiera. San Paolo stesso parla di coppie sposate che si astengono dal sesso di comune accordo per potersi dedicarsi alla preghiera e al digiuno (1 Corinzi 7:5). San Giovanni Crisostomo dice di questo passo: “Qui si parla dei manichei, degli encratiti, dei marcioniti e di tutta la loro tribù, che in futuro si sarebbe allontanata dalla fede. Vedete come questa dipartita dalla fede è la causa di tutti i mali che seguono!” (Omelia 12 su 1 Timoteo).

Un altro passo citato è Galati 4: 9-11:

“Ora invece che avete conosciuto Dio, anzi da lui siete stati conosciuti, come potete rivolgervi di nuovo a quei deboli e miserabili elementi, ai quali di nuovo come un tempo volete servire? Voi infatti osservate giorni, mesi, stagioni e anni! Temo per voi che io mi sia affaticato invano a vostro riguardo”.

Nel contesto di questa epistola, san Paolo nota qui che, oltre ad osservare la circoncisione, i galati osservavano anche il calendario ebraico, con le leggi del Vecchio Testamento ad esso associate. Egli non stava suggerendo che i cristiani non dovessero osservare il giorno del Signore (la domenica), o qualsiasi festa cristiana, perché dal Nuovo Testamento stesso è chiaro che i cristiani – tra cui lo stesso san Paolo – osservavano questi giorni:

“Paolo aveva deciso di passare al largo di Efeso per evitare di subire ritardi nella provincia d’Asia: gli premeva di essere a Gerusalemme, se possibile, per il giorno della Pentecoste” (Atti 20:16).

“Il primo giorno della settimana ci eravamo riuniti a spezzare il pane e Paolo conversava con loro; e poiché doveva partire il giorno dopo, prolungò la conversazione fino a mezzanotte” (Atti 20:7).

“Ogni primo giorno della settimana ciascuno metta da parte ciò che gli è riuscito di risparmiare, perché non si facciano le collette proprio quando verrò io” (1 Corinzi 16:2).

“Rapito in estasi, nel giorno del Signore, udii dietro di me una voce potente, come di tromba” (Apocalisse 1:10).

Poi l’autore cita Colossesi 2:16-23, ma in questo caso usa una traduzione molto discutibile che dà l’apparenza di una condanna dell’ascetismo:

“Nessuno dunque vi condanni più in fatto di cibo o di bevanda, o riguardo a feste, a noviluni e a sabati: tutte cose queste che sono ombra delle future; ma la realtà invece è Cristo! Nessuno v’impedisca di conseguire il premio, compiacendosi in pratiche di poco conto e nella venerazione degli angeli, seguendo le proprie pretese visioni, gonfio di vano orgoglio nella sua mente carnale, senza essere stretto invece al capo, dal quale tutto il corpo riceve sostentamento e coesione per mezzo di giunture e legami, realizzando così la crescita secondo il volere di Dio. Se pertanto siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché lasciarvi imporre, come se viveste ancora nel mondo, dei precetti quali «Non prendere, non gustare, non toccare»? Tutte cose destinate a scomparire con l’uso: sono infatti prescrizioni e insegnamenti di uomini! Queste cose hanno una parvenza di sapienza, con la loro affettata religiosità e umiltà e austerità riguardo al corpo, ma in realtà non servono che per soddisfare la carne”.

L’autore usa il testo inglese della English Standard Version, che di solito non è la peggior traduzione che si può utilizzare, ma in questo caso esce di molto fuori strada. La parola “ascetismo” (con la quale questa versione traduce il termine che nel testo italiano CEI è tradotto con “pratiche di poco conto” e “affettata religiosità”) deriva dalla parola greca “askesis”, e dal momento che il testo originale di Colossesi è in greco, ci si aspetterebbe di trovarvi una qualche forma di tale parola, se questa fosse una traduzione giusta, ma non troverete nulla di simile. La parola in questione è “ταπεινοφροσυνη” che significa “modestia di mente” o “umiltà”. Il beato Teodoreto ci dice che san Paolo si riferisce qui a una setta che insegnava, per falsa umiltà, che Dio era fuori dalla loro portata, e poteva essere raggiunto solo attraverso la mediazione degli angeli – e dice che i resti di quella setta esistevano ancora ai suoi tempi (Blessed Theodoret of Cyrus, Commentary on the Letters of St. Paul, Vol. 2, trans. Robert Charles Hill, Brookline, Ma: Holy Cross Orthodox Press, 2001, p. 95)

Non vi è quindi nulla in questo passaggio che condanna l’ascesi cristiana. Il digiuno cristiano non si fa per dire che un qualche alimento sia il male, ma per limitare quanto mangiamo, quanto spesso mangiamo e ciò che mangiamo per periodi di tempo che si dedicano soprattutto alla preghiera, cosa del tutto coerente con gli insegnamenti di san Paolo. Il Canone apostolico 51 dice: “Se qualche vescovo o presbitero o diacono, o chiunque sia sulla lista del clero, si astiene dal matrimonio, o dalla carne, o dal vino, non per mortificazione, ma per ripugnanza, dimenticando che tutte le cose sono estremamente buone, e che Dio ha fatto l’uomo maschio e femmina, e travisa in modo blasfemo l’opera della creazione di Dio, che si ravveda, o sia deposto dalla sua carica ed espulso dalla Chiesa. Che un laico sia trattato allo stesso modo”. È insolito che un canone dica non solo che un sacerdote sia deposto, o un laico sia scomunicato, ma che dica anche che siano espulsi dalla Chiesa; ma lo vediamo in questo canone, perché la Chiesa respinge in modo risoluto tali insegnamenti erronei e divisivi.

L’autore suggerisce che la pratica del digiuno per 40 giorni abbia preso forma solo nel “periodo medioevale”. Tuttavia, nei canoni del primo Concilio ecumenico (anno 325), la pratica del digiuno per 40 giorni è già menzionata nel Canone 5: “Per quanto riguarda questi sinodi, uno si terrà prima della Quaresima, in modo che, con l’eliminazione ogni meschinità, il dono possa essere offerto a Dio in tutta la sua purezza, e che il secondo si tega in qualche momento dell’autunno”. La parola originale greca per “Quaresima” in questo canone è “Τεσσαρακοστή”, che significa “quaranta giorni”, ed è l’equivalente del latino “Quadragesima”. Chiaramente, se il Concilio Ecumenico fa un riferimento di questo tipo, la pratica del digiuno per quaranta giorni era già abbastanza universale, e ineccepibile – variava la pratica di come si calcolavano quei 40 giorni, ma non l’idea di base.

Alcuni studiosi ritengono che ci fosse un digiuno di 40 giorni che originariamente seguiva la Teofania (o Epifania), che è la commemorazione del Battesimo del Signore, a imitazione dei 40 giorni di digiuno di Cristo nel deserto che seguirono immediatamente l’evento. Essi suggeriscono che alla fine questo digiuno sia stato spostato, e messo a precedere immediatamente il digiuno più breve della Settimana Santa (P. Alexander Schmemann, Great Lent: Journey to Pascha, Crestwood, NY: St. Vladimir Seminary Press, 1969, p 135ss). Infatti, nella Chiesa ortodossa non contiamo la Settimana Santa (dal Sabato di Lazzaro al Sabato Santo), come parte dei quaranta giorni della Quaresima, ma come un periodo distinto di digiuno. Ecco il motivo per cui il primo inno ai Vespri del Sabato di Lazzaro dice:

“Alla conclusione della quaresima benefica per l’anima, ti chiediamo di vedere, o amico degli uomini, anche la santa settimana della tua passione, per glorificare in essa le tue magnificenze e la tua ineffabile economia per noi, cantando concordi: Signore, gloria a te”.

Nella Chiesa cattolica romana, la Settimana Santa è inclusa nei quaranta giorni della Quaresima, ma le domeniche di Quaresima sono escluse perché in quei giorni, non si digiuna, e quindi questo è il motivo per cui iniziano la Quaresima il Mercoledì delle Ceneri, mentre gli ortodossi iniziano la Quaresima due giorni prima, il Lunedì puro. Noi semplicemente non abbiamo una documentazione sufficiente a determinare esattamente come e quando l’osservanza della Quaresima ha preso forma, ma a parte piccole differenze, era osservata da tutti i cristiani prima della Riforma protestante. In ogni caso, tuttavia, l’eccezione sollevata dall’autore ha davvero poco a che fare con la lunghezza del tempo del digiuno. Il suo vero problema è l’idea del digiuno collettivo in sé e per sé. Tuttavia, la pratica di qualche forma di digiuno collettivo prima di Pasqua ebbe chiaramente inizio molto presto, ed era universale.

Nei Vangeli, Cristo non ha detto che i suoi discepoli avrebbero digiunato se volevano. Ha detto che avrebbero digiunato, e basta:

“E quando digiunate, non assumete aria malinconica come gli ipocriti, che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Matteo 6: 16-18) .

“Allora gli si accostarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: Perché, mentre noi e i farisei digiuniamo, i tuoi discepoli non digiunano?. E Gesù disse loro: Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto mentre lo sposo è con loro? Verranno però i giorni quando lo sposo sarà loro tolto e allora digiuneranno“(Matteo 9: 14-15).

Solo nella nostra cultura individualista si possono trovare persone che sostengono che il digiuno dovrebbe essere fatto solo in base a un capriccio individuale, e da soli, piuttosto che colletttivamente. Nel Vecchio Testamento, sono nominati momenti specifici di digiuno (Levitico 16:29-34; Zaccaria 8:19), e sono stati proclamati digiuni per un bisogno o uno scopo specifico (2 Cronache 20:3; Esdra 8:21). Nella Didachè, che è il più antico scritto cristiano accanto al Nuovo Testamento, troviamo riferimento alla pratica apostolica del digiuno al mercoledì e al venerdì (Didaché 8:1-2). Anche i protestanti hanno fatto spesso digiuni collettivi – per esempio, Abraham Lincoln proclamò una giornata di preghiera e digiuno il 30 marzo 1863. Tuttavia, in tempi più recenti, la realtà nella maggior parte dei circoli protestanti è che il digiuno è quasi sconosciuto in pratica, e questo perché è stato lasciato al capriccio individuale – e il capriccio individuale di solito non è incline al digiuno. Quindi, dato che Cristo disse che i suoi discepoli avrebbero digiunato, e dato che pochi protestanti in realtà digiunano, chi sono quelli che in realtà non stanno seguendo ciò che le Scritture insegnano su questo argomento?

Father John (Whiteford)              (Original Article)             Traduzione italiana di padre Ambrogio

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s


%d bloggers like this: