INSISTIAMO SULL’ERESIA PAPISTA


JOHANNES

Dici: «Ma Dio non e’ solo Se’ (inaccessibile, inconoscibile, indescrivibile), ma anche altro da Se’ (la Creazione, compresi noi che ne siamo il culmine, e le Energie divine che la pervadono). Definire questo altro da Se’ come attributi e’ indice di non comprensione».

Nel senso che sono anch’essi Dio… ma non “essenzialmente”? Cioè un “Dio” in subordine che in un certo senso è Dio ed in un altro no? Ebbene si, confesso di non riuscire a comprendere. La grazia è una partecipazione dell’essenza divina da parte della creatura spirituale (abituale, attuale, efficace), gratuitamente donata alla creatura in ordine alla vita eterna, che implica un’unione della creatura (che non è Dio) con Dio (non di Dio con Dio), solo molto raramente concessa fuori dai canali sacramentali, come nel caso del battesimo di desiderio; non può essere confusa con una materializzazione sensibile (cioè impartecipata) coeterna ed in subordine rispetto a Dio, pena il trasformarla in un “secondo dio” frapposto tra la creatura e Dio. Certamente la grazia non è una “cosa” creata, ma non ci si guadagna molto a farne una “cosa” divina che, ipostaticamente assimilabile in questa vita, cioè prometeicamente sottraibile, pretende la sublimazione immanente della persona concreta in una “pneumatica”, che così avanza la pretesa di assimilare e fruire del divino nella maniera ad essa più congeniale, quella della sensibilità empirica o “luce taborica” (motivo per il quale immagino si ritenesse almeno più che appropriato il nomignolo “omphalòpsiuchoi” attribuito agli esicasti da Barlaam Calabro). Stiamo forse invece, tante le volte, sempre e solo riarticolando la processione ipostatica emanativa in cui consiste il Pleroma degli esoterici? Tommaso dicono alcuni avrebbe preteso di battezzare Aristotele, vorresti dire che altri ci sono riusciti con Simon Mago? In realtà dici più che bene, tanto che la teologia cattolica non ha mai preteso di “comprendere” Dio, ci mancherebbe! come invece tu qui mi rimproveri riesca invece a fare bene quella orientale, bensì ammette che Dio sia “solamente”, ma sicuramente (tanto che solamente lo stolto può pensare e pretendere il contrario), conoscibile nella sua “esistenza”, non cosa Dio sia in sé stesso ma che Dio è e sia distinto dalla creazione come suo Creatore (certamente non di confondere panteisticamente l’essere del mondo per una “energia divina” – che così si dichiara misteriosamente essere “Dio stesso”, sebbene non “essenzialmente”, alla maniera dell’ultimo Eone). Dio stesso ha reso inescusabile chi pretenda avere per sé il diritto di negarLo, avendo Lui Stesso reso possibile la conoscenza della propria “esistenza” prima tramite la creazione e poi della Trinità personale della Sostanza divina mediante la Rivelazione – conoscenza che se non è comprensione, non può tanto meno essere “intuizione”. Tornando però alla teologia palamitiana saresti invece soddisfatto se acconsentissi ateisticamente (cosa cui plaude il Cognetti nel suo articolo) a confondere Dio col mondo, associando l’essere di questo a quello divino? (Si direbbe che con ciò si veda con più chiarezza la radice della colpa storica di connivenza col comunismo addebitata al clero orientale dai fedeli autoctoni, come pure al tempo fu possibile ufficialmente accreditare a Roma agenti del KGB “travestiti” da monaci. Chissà oggi ai tempi del buon padre Tikhon, archimandrita del monastero Sretenskij, situato sulla via Lubyanka… Del resto la formula è già ben accreditata come prova il caso dell’arcivescovo ortodosso di Yaroslav, l’agente KGB monsignor Nicodemo, controfirmatario nel ’62 dell’accordo di Metz con il cardinale Tisserant, e quella del patriarca di Costantinopoli Atenagora, 33 RSAA… S’intende, tutti stinchi di santo, cui non si va per principio a vedere di che sono fatti i feticci che tengono nell’armadio!).

Tornando a noi, saresti contento se nello stesso tempo e nel medesimo rispetto, dicessi che gli “attribuiti” di Dio non sono “Dio” essenzialmente ma solo in maniera… subordinata? Preferiresti che parlassi di un “Dio” in subordine, addirittura sensibile, rispetto il Dio ‘essenzialmente’, e cioè come tale in se stesso, rigorosamente inconoscibile? Dio oltre che essere “Uno e Trino” sarebbe anche diade e finanche molteplice? (Mai sentito parlare delle platoniche “Dottrine non scritte” o dei generi platonici sommi?). Dire che Dio non è solo Sé, ma, come scrivi, anche ‘altro da Sé’ significa di necessità che Dio è anche ‘altro da Dio’ (non-Dio), cioè, se si tratta ancora di Dio, niente affatto essenzialmente “inconoscibile” – contrariamente a quanto invece si enuncia – ma, come continui a scrivere, anche “Creazione, noi e le Energie”. Queste, quindi, sono Dio perché Dio – contro quanto enunciato – non è solo essenzialmente inconoscibile, ma, parole tue, anche essenzialmente ‘altro da Sé’ quindi altrimenti che inconoscibile? E cosa può venir associato insomma a quella inconoscibilità, ch’è essenzialmente Dio, se non ciò ch’è Dio stesso in maniera conoscibile? La creazione, noi, e le energie! Qui il principio di non-contraddizione va a farsi friggere, ma immagino che tale principio tu lo ritenga anch’esso un’invenzione umana! Ma essendo l’Essenza di Dio assolutamente inconoscibile, e dato che tale inconoscibilità è il correlato adeguato dell’intenzione mistica nella sua tensione radicalmente apofatica, può ancora il “Verbo di Dio” come tale, cioè come “Logos/Verbum”, fare tutt’uno, costituzionalmente, con l’essenza inconoscibile di Dio e rimaner tale, cioè farsi conoscere? “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14, 6-14). Il Figlio che si vede, non essendo inconoscibile, non sarebbe quindi essenzialmente Dio, la Seconda Persona della SS. Trinità? Sarebbe almeno un’Energia? Cosa dunque, se solo alla creazione, agli uomini e alle Energie è dato di essere visibili? Non è forse il Logos la Seconda persona della Trinità, “per quem omnia facta sunt”, che “in ipso vita erat, et vita erat lux hominum”? Ebbene, può il Logos/Verbum, Luce degli uomini, essere ad un tempo essenzialmente inconoscibile e manifestarsi? Dovrei salvarmi dell’empasse identificando, sulla scorta della sua “visibilità”, il Logos per una Energia che “non è essenzialmente Dio” pur rimanendolo “in seconda”, essendo conoscibile? Ti risparmierei di ripetermi la tripartizione ascendente della divinità (che richiama già da subito quella emanativa plotiniana) fatta da G. Palamas, per notare che il “Logos/Verbum” per Se Stesso si è manifestato rimanendo semplicemente ed essenzialmente Dio.

Come vedi la questione non cambia, si tratta di capire se la Rivelazione sia davvero appannaggio di pochi iniziati, capaci di attingere le presunte “profondità” di un sapere dichiaratamente esoterico facendo tranquillamente a meno del senso comune (trasformando cioè la Rivelazione in “gnosi” iniziatica) cui invece si affidano gli umili. Domanda: se qualcuno volesse definire in poche parole il panteismo, credi troverebbe una soluzione sintattica migliore della tua? Questi, come dovresti riconoscere, non sono dilemmi esegetici (come testimoniano le più di cinquemila pagine in ed. it. delle opere di G. Palamas, e nelle quali il loro autore non si è limitato certamente alla pia pratica di copiare le S. Scritture), bensì filosofici, e già contenuti tutti in Plotino, senza che sul medesimo livello possa aggiungersi niente di nuovo variando i termini. Quello che descrivi è difatti in sostanza semplicemente il processo emanativo della degradazione ipostatica (nel caso: energetica) dall’Uno (“che-non-è”) che già al tempo oppose nei principi i neoplatonici alla “novità” cristiana. Cusano stesso nella sua eterodossia mi sembra dicesse che Dio è aliud/non-aliud/non-non-aliud… (come del resto anche Hegel: tesi/antitesi/sintesi o unità/scissione/riconciliazione… Torna ad essere in merito più che significativa la simpatia di Evdokimov per le implicazioni soggettivistico-coscienziali dell’intuizionismo fenomenologico, vale a dire per il principio ontologico d’immanenza vero e proprio).

La riprova a tutto ciò la fornisce proprio l’arciprete Cognetti, il quale – ipotizzo non davvero in perfetta aderenza a Palamas – si limita solo a riproporre in chiave “misterica” le medesime ed esoteriche intuizioni idealistiche riguardo una scienza che sembra ora indagare più i segreti dell’ “anima del mondo” che quello della creazione (riscontrabile, tra gli altri, tanto già in Bohme che poi in Saint Martin). Scrive: «Scienza e Cristianesimo non sono inconciliabili nell’ottica Ortodossa. L’inaccessibilità dell’essenza di Dio e il doppio aspetto della verità divina comportano che non si può sviluppare una teologia in contrasto con l’evidenza scientifica. D’altro canto, quando uno scienziato ricerca, non fa altro (anche se spesso non se ne rende conto) che adorare le energie divine [sic!]. Le energie di Dio sono la partecipazione di Dio nella materia [sic!], e pertanto quando si studia la materia e ci si accosta alla verità, si rende gloria alle energie di Dio [sic!]. A questo punto si vede che la contrapposizione tra materialismo e spiritualismo non ha più motivo di esistere». Cosicché: “I miracoli sono normali per una natura che ha ricevuto la deificazione”, visto che, se “si ragiona in termini della teologia palamita, si concluderà che la teoria della superficie chiusa senza confini [quella dell’ateo Stephen Hawking per cui “l’universo è davvero autosufficiente e tutto racchiuso in se stesso”] è perfettamente in accordo con un universo in cui le energie di Dio siano immanenti”. Mi dirai che tutto ciò è in linea con le S. Scritture? Stessa cosa nei fatti ripetono da sempre gli atei e pagani di ogni colore, poco incoraggiati a riconoscere il “peso ontologico” del peccato originale e a farsi battezzare, e che invece sono innalzati qui dall’Ortodossia del Cognetti e dal “Magistero” del Vaticano II a “figli” inconsapevoli (come in K. Rahner) già implicitamente partecipi della Vita di Dio, e quindi materialmente già redenti (ancora in linea con la GS). Affermazioni che insieme a quelle precedentemente riportate – insieme alla confusione imbastita ad arte tra ‘immagine’ e ‘similitudine’, per cui la gratuità sovrannaturale di questa significherebbe il reintegro dell’altra, nell’incapacità si direbbe di riuscire più a distinguere tra loro sovrannaturale e preternaturale – fanno testualmente tutt’uno anche con le matrici archetipiche della teoria “mistica” ebraica di contenuto emanazionistico che connette tra loro la diffusività energetica dell’En Sof e la naturalizzazione del divino nell’ “Adam Kadmon” originario.

Insomma non sempre, solo e comunque il Cristo in Persona (realmente e singolarmente tutt’intero) ma l’«umanità» come genere [Die Gattung] sarebbe dopo l’Incarnazione la porta del divino, anzi “la chiave per accostarsi a Dio”! Quando, secondo Calcedonia, il Cristo ha assunta solo nella Sua personale singolarissima e santissima Carne – simile alla nostra fuorché nel peccato, né di natura celeste – l’Umanità che invece Cognetti vorrebbe “coessenziale con noi”, tanto da affermare che nella e dopo l’Incarnazione, cioè da allora in poi connaturalmente, “abbiamo in comune con Cristo” l’umanità ch’era ed è di tutti: “Dopo l’Incarnazione la via [sic! con la minuscola] tra Dio e l’uomo è percorribile in entrambi i sensi”. E come, senza che esista un sacramento della “Incarnazione”? La “Incarnazione” sarebbe consistita in un sacramento universale? Non occorre qui nominare nemmeno il Santo Battesimo? Come fanno gli “scienziati” come tali, senza specificare se siano o no battezzati, ad “adorare le Energie divine”? In Adamo tutta l’umanità ha peccato, perché in quella del Progenitore (essendo il primo degli uomini, quindi uomo lui stesso) era inerente la natura umana come tale, ma N.S. non solo non è unicamente uomo, ma nemmeno semplicemente un “uomo”, giacché è Dio, la Seconda Persona della SS.Trinità. Il Quale, avendo assunto la carne umana l’ha innalzata, ridonandole la ‘similitudine’ divina soprannaturale completamente perduta con il peccato originale, ben oltre l’umanità o ‘immagine’ primigenia (che pure ha reintegrato, assumendola, ‘nella Sua’ personalissima) avendole comunicato nella sua Persona l’Essere stesso di Dio. N.S.G.C. rimane sempre Dio, e l’umanità che ha assunto nella sua Divina Persona è divenuta Santissima secondo la Sua personale e singolare infinita misura, quella propria di Dio, non secondo le possibilità essenziali (“coessenziali”) collettive, cioè creaturalmente finite, del genere umano (mentre anche qui Cognetti ripete che è il finito come tale ad essere divenuto infinto!). Verità che ogni lettore del Vangelo è tenuto comunemente ed umilmente ad ammettere: «Il senso comune non può che interpretare l’espressione “il suo essere creatura”, riferita a Gesù, come la negazione implicita del suo “essere Dio”. La logica del senso comune è ineludibile: non si può pensare che Gesù sia, come persona, una creatura come tutti noi e allo stesso tempo “Colui per mezzo del quale sono state create tutte le cose”» (A. Livi,http://www.lanuovabq.it/it/articoli-bianchi-livibotta-e-risposta-4969.htm).

Tale Umanità non è divenuta comunicabile per il tramite dell’essenza della creatura come tale (Cognetti ripete “coessenziale”, come pretende anche GS. 22) al momento dell’Incarnazione ma per via sacramentaria, cioè per il tramite dell’applicazione sacramentaria dei meriti del Sacrificio del Figlio di Dio, non, come ancora dice il Cognetti, per quello dell’umanità generale! (pelagianesimo?). Del resto, fatte le debite distinzioni, Cognetti ha ragione, essendo stato sacerdote cattolico (sebbene, ahimè, “conciliare”), a rimarcare per il cattolico il valore del Venerdì Santo e dell’aspetto “sacrificale” della Messa su quello della “cena”: è solo il Sacrificio satisfattorio espiatorio e propiziatorio del Cristo (applicato sacramentalmente agli uomini) che rende possibile la redenzione dell’umanità, non l’Incarnazione: tramite la quale Cristo si è unito – tramite la S. Vergine – alla propria Carne santissima, cui è Personalmente unito e presente, non a quella “di ogni uomo”. (Mi viene in mente che già un mio professore, con cui venni poi in merito a scontrarmi, grande denigratore di Tommaso, amante di Nietzsche e acceso estimatore dell’Ortodossia e dell’esicasmo amava abitualmente ripetere anche lui che finalmente la Chiesa Romana, con il Concilio, aveva riconosciuto che l’uomo è divenuto universalmente – con l’Incarnazione del Verbo – “naturaliter cristiano”… plaudendo anche al nuovo rito montiniano…). Se poi volessi vedere altrove la questione delle irricevibilità delle affermazioni che vorrebbero la natura umana di N.S. essere quella medesima di “ogni uomo”, per cui nell’Incarnazione Egli si sarebbe unito ad ogni uomo – tanto da preferire all’applicazione sacramentaria dei meriti del Sacrificio la maieutica dell’iniziazione alla deificazione umana – oltre che rivedere l’elucubrazione ideologica per cui proprio il Cattolicesimo (pre-conciliare) avrebbe storicamente impugnata la cristologia di Calcedonia, in aggiunta ai riferimenti già dati vedi p. es.:http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/12/brunero-gherardini-lantropocentrismo.htmlhttp://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2012/12/la-falsa-accusa-di-eresia-chi-critica.html;.

Come ovviamente dovresti riscontrare, qui “realismo” si oppone a “idealismo”, ed in questo senso, quindi, anche radicalmente ad “antropologismo”. Si dice che i cattolici non conoscano l’Ortodossia. Forse. Ma è ben vero anche il contrario: si crede che Tommaso d’Aquino sia un precursore della modernità! Affermazioni che si commentano da sole, se solo non fossero dettate, perdonami, più da un ingombrante estremismo che da una obiettiva considerazione. Mettiamola così, personalmente sottoscrivo il giudizio che dell’esicasmo e del Palamas in particolare ha dato Martin Jugie: «Questa dottrina considerata nel suo principio fondamentale non è solo un grave errore filosofico; dal punto di vista cattolico è anche una vera e propria eresia» (riportato in P. Evdokimov, “L’Ortodossia”, Bologna 1965, p. 32, nota 55). Vedi anche:http://bekkos.wordpress.com/martin-jugie-the-palamite-controversy/

Insisti ancora a parlare di Giovanni XII (i cui gravissimi peccati Dio stesso avrà con tutta la Sua misericordia e giustizia sicuramente già particolarmente giudicati) come se inficiasse la questione della ‘Infallibilità’ – senza tener conto quelli ben più grandi causati alla Chiesa da un altro Giovanni, il XXIII, nomen omen! – ignorandone (in buona fede?) i precisi termini che ne limitano la possibilità di esercizio. Sarebbe troppo chiedere – se davvero lo si volesse – di riconoscere nel merito la cosa stessa per com’è stata definita ed astenersi dalle “argomentazioni” ad hominem, che difatti argomentazioni non sono ma strategie retoriche che risentono fin troppo di un mal celato, per non dire ‘spudorato’, “manicheismo”? Si direbbe di no. Ovviamente quella del Primato è una funzione della sola Chiesa militante, connessa al Magistero di questa, assistito divinamente per una speciale grazia di Dio solo a certe condizioni cioè solo limitativamente all’insegnamento solenne straordinario “ex cathedra” ed ordinario universale, come dovresti sapere. La ‘infallibilità’ non è inerente una proprietà ontologica della persona del Successore di Pietro – ch’è ‘Vicario’ di Cristo e non Cristo, Capo (invisibile) della Chiesa – ragion per cui egli, se di certo nessuno nasce Papa, e come ben mi dimostri, è tutto fuorché impeccabile. Donatisti, Pelagiani, Marcioniti, Montanisti e rigoristi in genere, pur secondo le debite differenze, avanzarono da sempre la medesima pretesa, vantando però involontariamente la medesima fondamentale ispirazione.

MAEDHROS

In effetti, non comprendi.
Non capisco cosa vi sia di cosi’ scandaloso nel concetto di altro da Dio. Dio non solo E’, Dio anche fa. Esiste Dio, ma esiste anche la sua Opera, che non e’ Dio, ma da Lui dipende interamente. Essa infatti si sostiene e fonda sulle energie divine che la pervadono, il Suo dono gratuito (Dio, essenzialmente inconoscibile, si manifesta come Amore). Egli e’ presente nel Suo creato come azione ed assente come natura, almeno come natura appropriabile, perche’ come natura partecipabile e’ presentissimo sin dall’Incarnazione nella Sua Chiesa.

Tale azione divina impregna ogni cosa creata, in modi e gradi differenti, e la mantiene in esistenza, esistenza che puo’ poi essere sprecata nel vano interrogarsi se essa sia un vice-dio, dio-segretario o un usciere capo. L’azione di Dio non e’ cosa diversa da Dio, se non concettualmente. Altro da Dio son solo le cose create, che pur dipendono interamente da Lui.

Invece di aprire le chiuse ad un fiume di parole, per lo piu’ nel tentativo poco edificante di attribuire ad altri le proprie conclusioni ricavate dal loro discorso e di condurre la discussione lontano dal suo punto focale, siediti un attimo e dai uno sguardo al Crocifisso sulla parete, contempla Dio ucciso in croce. E dopo porgi i miei saluti al tuo principio di non contraddizione!

La logica razionale puo’ servire per indagare e capire (fino ad un certo punto) l’Opera di Dio ed anche, a mio modesto avviso, per dimostrare l’esistenza di un Dio. Ma definirLo dipende esclusivamente dal Suo compiacersi nel disvelarsi. E se la Rivelazione mette in crisi la propria analisi logica e mancanza di esperienza delle cose rivelate, serve a poco tentare di forzarLa dentro i propri confini sperimentali e razionali.

Ora, al buon padre Gregorio (Cognetti), il cui intervento ho richiamato al solo fine di mostrare alcune gravi conseguenze dell’eresia del “filioque”, si potra’ anche imputare qualche imprecisione terminologica e qualche azzardo interpretativo, ma non mi pare che sia revocabile in dubbio che con la prima venuta di Gesu’ Cristo si sia riaperta la via verso Dio, il fatto che sia percorribile solo seguendo la Via ed attraverso (non solo) i Sacramenti mi pare sottinteso. Il Suo essere uomo non era diverso dal nostro, prima del peccato; certo, Lui non era solo tale uomo, perfetto, ma, come uomo, ha condiviso con noi qualcosa di piu’ della mera carne: la nostra essenza originaria nel nostro contesto attuale, e le conseguenze del peccato, la morte. Non si puo’ pensare che, come uomo, Egli sia stato qualcosa di estraneo a noi.

Condivido le critiche sulla parte “scientifica”, ma piu’ che altro perche’ ritengo le elucubrazioni di Hawking (ed anche il principio di indeterminazione) delle solenni sciocchezze.

Sulla teologia palamita consiglio di leggersi qualche saggio di Romanidis (altri sono facilmente rinvenibili in Rete), al fine di superare qualche pregiudizio ed un po’ di confusione. In fondo, dismettere la teologia sperimentale significa dismettere parecchie migliaia di Santi (per la gran parte vissuti prima che vi imbarcaste con i principi di questo mondo) ed una letteratura sterminata di testimonianze. A pensarci bene, si dismette in tal modo Cristo stesso (il vostro sogno proibito, in fondo).

“Beati i puri di cuore, perche’ vedranno Dio.” (Matteo V, 8)

Il tirare in ballo continuamente la Gnosi e’ davvero stucchevole e significa una sola cosa: o non sai cosa sia la Gnosi o non sai cosa sia la Cristianita’ (non aggiungo “ortodossa”, poiche’ sarebbe una tautologia). Io sospetto una ignoranza di entrambe, ma soprattutto della seconda, che comprendete solo attraverso la falsa propaganda che voi stessi generate. L’altra possibilita’ e’ troppo terribile da considerare, poiche’ sarebbe il peccato contro lo Spirito Santo; mentire su Cristo sapendo di mentire!

Tornando al punto, il bello dell’Ortodossia e’ proprio questo. Nessuno ti obbliga ad accettare la teologia palamita (lui non ha difficolta’ a definire come attributi le energie divine, per esempio, cosa per me impropria) se non ti convince; o meglio, se  non riesci a capire, al di la’ di quisquilie terminologiche, che la sua teologia e’ semplicemente la teologia Cristiana, innestata sui grandi Padri cappadoci passando per san Simeone il nuovo teologo. Puoi non fare un solo esicasmo in vita tua restando pienamente un ortodosso, ma probabilmene in giudizio dovrai rispondere di non aver mai pregato come il pubblicano, che il Signore giustifico’. Puoi farti il segno della Croce (a protezione) non appena senti pronunciare il nome di Atenagora senza tema di offendere il vicario di Cristo (come se Cristo fosse assente, ed in effetti lo e’ perche’ lo avete rifiutato). Puoi rimanere certo che nessun Patriarca sotto il giogo secolare potra’ cambiare una virgola di Cio’ che ha ricevuto, puoi andare in chiesa e trovare ancora la Sacra Liturgia e nutrirti del Corpo e del Sangue di Gesu’ Cristo.

Il punto, insomma, sono costretto a ripeterlo: la pretesa di predominio giurisdizionale e di infallibilita’ del Vescovo di Roma, e le sue conseguenze. Per inciso, non ho citato papa Giovanni come esempio di santita’, ma come riferimento temporale per l’adozione sostanziale del “filioque” negli Articoli di Fede, il culmine di un processo iniziato un paio di secoli prima, ma fino ad allora i Papi avevano resistito allo stravolgimento unilaterale della Fede Cristiana. Comunque, sono sicuro che il Signore avra’ adeguatamente giudicato pure chi lo fece a pezzi e coloro che gli succedettero, che tanto fecero in termini di opere cristiane (vedi elenco parziale nel primo mio intervento), non so bene se ex cathedra o ex seggiola.

Nel frattempo, Egli continua a festeggiare la Sua Resurrezione con gli Ortodossi.

JOHANNES

Ti ringrazio dei riferimenti che senz’altro leggerò (specie quelli di Romanidis). Certo che se ora volessi raccoglierli tutti credo avrei un bel da fare da qui in avanti, perché non solo dovrei scorrere quelli recenti, ma dovrei ogni volta tornare indietro come ora e rileggere tutto, visto che avendoli tu inserirli anche nei commenti cui già avevo risposto, cambiando inoltre retroattivamente il testo, stai trasformando il nostro dialogo in una sorta di work in progress (mi riferisco, solo da ultimo, al link alle immagini, sicuramente molto suggestive, della processione di Velikoretskoe, e alle notazioni relative): non potendo io ritornare su quanto già scritto chiedo venia se le mie risposte risentono di una preoccupazione di chiarezza in più. (1) Nel tuo penultimo intervento tu non hai asserito che ci sia qualcosa come “altro da Dio”, il che non vedo perché mi dovrebbe vedere discorde (la creazione è quell’essere che non è Dio, sebbene ne dipenda), ma che “Dio è altro da Sé”, cioè che, parole tue, ciò ch’è altro da Dio è Dio stesso (come ancora solo con maggior ambiguità continui ad affermare).

Ora dici che l’ “Opera di Dio” non è Dio (ma allora non si comprende del tutto come mai venga scritta, fuor di analogia, con la maiuscola) perché, coincidendo verosimilmente con la creazione, ammetti che divina non è, è transeunte (accidentale) e non eterna; tale “Opera”, che per un verso è quindi il prodotto di un’operazione divina (ad extra), per un altro si “sostiene” e “fonda” sulle “energie divine che la pervadono”, che tu dici essere dono “gratuito” parimenti divino, e che però per la teologia palamitiana sono invece del tutto increate (quindi, converrai, nient’affatto propriamente un “dono”). Tale affermazione non solo conferma l’esistenza di una distinzione reale in Dio tra essenza ed attributi (che si pretendono ad un tempo tanto eterni che accidentali, introducendo così una potenzialità o materialità nel divino), ma distingue dalla natura divina l’azione divina facendone una quarta ipostasi, accreditando così il ruolo di “creatore” (e fors’anche di “redentore”) ad una vera e propria divinità vicaria [altro che Primato!] che “pervade” e “sostiene” la creazione al posto di Dio: le Energie divine immanenti. Le quali però, nel medesimo tempo e rispetto, si confondono anche con la stessa creazione, sia nella misura stabilita dal loro comune essere “dono” (che essendo qualcosa di gratuito non obbliga il donatore a concederlo, ed è quindi anche del tutto accidentale che lo faccia), sia nell’esserle essenzialmente immanenti, alla maniera della forma di una sostanza, che informa di sé la materia relativa.

Questa tua affermazione è difatti del tutto coerente con le teologia “energetica” palamitiana, come ripete, con te tuo malgrado, proprio il padre Cognetti, il quale non commette in merito delle “imprecisioni”, ma deduce le proprie affermazioni secondo la teologia (perché tale è) delle “energie divine immanenti”, e che lascia ben poco di scontato quando, più che onestamente, si sforza di esprimere il medesimo concetto, quello dell’immanenza divina nella natura (che non si sa come la renderebbe a prescindere dal panteismo un “universo autosufficiente e tutto racchiuso in se stesso”), in cinque e più proposizioni concatenate e consecutive… (2) Nonostante quindi tu ti sforzi di precisare quanto già affermato, quella ch’era già un’ambiguità non può che immancabilmente riconfigurarsi, tradendo (magari inconsciamente) sempre i medesimi presupposti teologici. Da parte mia trovo invece si tratti di nuovo di specificare che le operazioni di Dio, ciò che Dio fa “ad extra”, in maniera virtualmente transeunte, e “ad intra”, in maniera immanente in senso assoluto, non sono affatto la stesa cosa; sebbene sempre, solamente e del tutto ‘semplicemente’ Dio ne sia rispettivamente Autore e Sostanza. A meno di non voler confondere Dio con il mondo, il sovrannaturale con il naturale (o preternaturale), la potenza e la grazia di Dio nel medesimo di una divinità “vicaria” che, se in un certo senso ‘è’ il mondo (come dice il padre Cognetti), in un altro ‘ha’ comunque signoria ‘formale’ sullo stesso [altroché Primato!], il Dio (Uno e Trino) con un “Pleroma divino” (sulla scorta addirittura, a quanto pare, della presunta identità della “simbolicità verbale” delle teofanie angeliche dell’Antico Testamento con quella di N.S. nel Nuovo. Cosicché il “comun denominatore” o genere cui sussumere ogni manifestazione sovrannaturale del divino – cui sarebbe associata anche la manifestazione del Figlio – sarebbero proprio le “Energie”… si direbbe alla maniera dei modalisti) ed infine la creazione per una sorta di emanazione divina, come già detto… (3) Questa non è una distinzione da poco, ed è ciò che la teologia palamitiana pone apertamente in discussione. Perché non è una distinzione da poco? Perché: «se Dio fosse un composto reale d’essenza e di personalità, di essenza e di attributi, risulterebbe da una composizione di elementi e non sarebbe più l’Essere perfetto, poiché vi sarebbe in lui una potenzialità [cioè una passività]. Inoltre non sarebbe più la causa prima e non possederebbe tutta la pienezza dell’Essere, per lo meno non la possederebbe da se stesso. S. Bernardo pensa, non senza ragione, che se si ammette questo punto di vista, bisognerebbe sostenere che vi è una quaternità divina ed anche una centuplità, in una parola, un vero politeismo» (B.Bartmann). Come vedi non è una questione di mera “vanità”, ma di merito: essere consapevoli a Chi tributare il proprio atto di adorazione e a chi no. (4) Dici in un altro punto che: «Nel caso non l’avessi notato, alla Gnosi manca Gesu’ Cristo, che e’ invece Tutto per l’Ortodossia». Ma vedi tu, che ne vanta purtroppo a dismisura, figurando per soprammercato come “tramite” d’eccellenza! Non credo che però serva a qualcosa richiamare i soli titoli dell’intera biblioteca di Nag Hammadi… Come poi già ripetuto la teologia orientale (non quindi le S. Scritture, la Tradizione e il Magistero) non è certamente “gnosticismo” in senso stretto (come p. es. nel caso dei Bogomili) ma, come nel caso degli esicasti, è almeno “gnosticheggiante” in direzione di una qualche più o meno evidente, ma parimenti visibile, ascendenza “messalianista”. (5) «In fondo, dismettere la teologia sperimentale significa dismettere parecchie migliaia di Santi (per la gran parte vissuti prima che vi imbarcaste con i principi di questo mondo) ed una letteratura sterminata di testimonianze. A pensarci bene, si dismette in tal modo il Cristo stesso (il vostro sogno proibito, in fondo)». Il Cattolicesimo non esclude di certo l’esperienza mistica, che enormità! Tanto più enorme se intende disconoscere le innumerevoli ed eminenti testimonianze di santità nel Cattolicesimo. L’elemento discriminante sta piuttosto nel distinguere fenomeni mistici autentici da quelli solo preternaturali (cfr. p. es. Egon von Petersdorff, “Demonologia”). (6) Di Giovanni VIII posso di nuovo dire che, come nel caso di Gregorio Magno (ma p. es. anche del ben più tardo Giovanni XXII), ciò che viene scritto da un Papa in una dissertazione dottorale o in una corrispondenza epistolare privata non può avere valore Magisteriale ed essere quindi vincolante, mentre il Filioque è stato approvato da un Concilio. Dirai: “Concilio non ecumenico, ma semplice sinodo locale!” Ammesso e non concesso, comunque non l’idea personale di un teologo privato (fosse pure il Papa). “Ebbene, quella del Vaticano II non sarebbe la medesima Autorità magisteriale?”. La FSSPX dice di si, ma che si sarebbe espressa ad un livello non vincolante (nel dire quale sia questo livello diviene però, dal mio punto di vista, ben poco convincente). Io sinceramente e dolorosamente devo dire che non lo so, sebbene parteggi privatamente, o per meglio dire “materialmente”, per la Tesi cosiddetta di Cassiciacum. Riguardo infine l’aspetto teorico del Filioque, senza farla troppo lunga (visto che anche gli scritti del vescovo Agostino non sono Magistero ecclesiastico), aggiungerei da parte mia che se non venisse più recitato nel Confiteor durante la Liturgia festiva, per quanto mi riguarda questa non potrebbe più riconoscersi come una liturgia compiutamente cristiana, rispetto cioè un’altra che, nel caso, cristiana non sarebbe del tutto. Questione di mere abitudini? Sinceramente non lo credo, visto che, senza rientrare ora nel merito, ciò che c’è in gioco è ben più di una mera “aggiunta”, né quindi riesce ad essere ridotta ad una questione solamente “speculativa”. (7) Visto poi che ti senti d’essere nei miei confronti così prodigo di consigli – anche se nel senso della “theologia crucis” luterana, da quanto leggo – mi permetto da ultimo di ricambiarli a mia volta con uno solo: consiglierei molto umilmente agli Ortodossi di tenersi almeno fermi ai primi sette concili ecumenici… e lasciar perdere il Palamas e una più o meno fatua “teosi naturale” (cosa, mi rendo conto, magari non così agevole come si vorrebbe).

MAEDHROS

Ti lascio volentieri l’ultima parola, fratello.
Fin troppo a lungo ti ho trattenuto nella vanita’ della tua mente.

Del resto, non potrei spiegare meglio quanto gia’ detto, ne’ posso impedirti di continuare a ricavare quel che ti pare dall’altrui discorso (come ad esempio il pensare che la distinzione tra essenza ed energie divine sia una novazione della teologia palamita) o di continuare a compiacerti dell’errore.

Dal canto nostro, continueremo a credere che la natura dell’uomo sia anche divina (nel senso di partecipazione alla divinita’), in ossequio alla Scrittura, poiche’ ricevemmo la Sua immagine e ci fece a somiglianza. E che l’Incarnazione abbia ripristinato (in potenza) quell’immagine. Se per voi il Dio Vivente e’ confinato in astratti schemi mentali e sofismi dialettici, alla fine quegli schemi e quei sofismi vi ritroverete.

Si racconta che un giorno giunse da padre Paisios un monaco buddista in grado di rompere piccole pietre con la forza del pensiero. Cominciò ad operare i suoi prodigi davanti all’anziano athonita.

“Sei molto bravo”, gli disse Paisios. “Ora prova a spaccare questa pietra” aggiunse. E così dicendo, gli diede una piccola pietra sulla quale, un istante prima, aveva tracciato il segno della Croce.

Il buddista sta ancora provando.

In altre parole, il Papa ha sempre avuto bisogno di un lume per leggere di notte. Padre Paisios no.

L’unico consiglio che mi permetto di darti e’ questo.
Quando vuoi, vieni e vedi.

JOHANNES

Bene, mi accorgo che il work in progress continua, sebbene non giovi nella sostanza (se non nell’amplificazione della confusione in cui consiste): due risposte in una che non cambiano nulla delle precedenti! No amico mio, quelli sopra non sono astratti concetti mentali, se non altro non più di quelli palamitiani visto che si ritrovano sul medesimo terreno semantico e terminologico, mentre di certo l’ “immagine” non è la “similitudine”, la natura non è la grazia, l’uomo non è Dio (come oramai davvero troppo inutilmente è stato ripetuto); lo dice proprio la Scrittura, sebbene Palamas, insieme al p. Cognetti, finiscano – soprattutto con quest’ultimo – con il sostenere letteralmente il contrario (ma ognuno si riconosce tra i suoi, con buona pace di tutti). Al termine del nostro dialogo raccolgo il tuo augurio, ringraziandoti di tutto (compresa l’ospitalità, per quanto non troppo invitante) con piena riconoscenza, e cioè che Dio voglia confermarmi nella fede e, aggiungo da parte mia, ricondurre te alla Verità. Un saluto. Sia lodato N.S.G.C.!

MAEDHROS

Grazie, ma per noi la Verita’ non e’ perfezionabile (l’unico “work in progress” e’ il vostro). Ne’ vi servira’ a nulla il travestimento, perche’ fummo avvertiti.  Il Signore ti illumini!

SANT’IRENEO

«…poiché furono ripresi dalla parola di Dio ritornarono di nuovo contro di Essa per criticarla.»          (Contro Eresie I, 3, Cap. 2)

NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO

“Perciò io vi dico: qualunque peccato e bestemmia verrà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non verrà perdonata. A chi parlerà contro il Figlio dell’uomo, sarà perdonato; ma a chi parlerà contro lo Spirito Santo, non sarà perdonato, né in questo mondo né in quello futuro.
Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero.”                 (Matteo XII, 31-33)

“If anyone loves Me, he will keep My word; and My Father will love him, and We will come to him and  make Our home with him.”     (Giovanni XIV, 23)

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Divna Ljubojevic   –   Hristos Se Rodi

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